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Il fascino spettrale del Deserto Bianco

Sabbia, vento, gesso, calcare: sono gli elementi alla base di una delle porzioni più belle di Sahara, caratterizzata da bagliori lattei dal fascino lunare.

Non è una distesa di neve, ma il colore predominante di uno dei paesaggi naturali più suggestivi dell'Egitto settentrionale: il Deserto Bianco, una distesa di pilastri calcarei e monoliti di gesso scolpiti dal vento che si snoda nel Sahara, tra le oasi di Bahariya e Farafra.

Millenni di tempeste di sabbia e vento sferzante hanno creato, tra le dune, formazioni rocciose di un bianco abbagliante, che cambiano colore in base all'ora del giorno e assumono forme di animali, gelati, funghi e fiori.

All'alba e al tramonto, le tonalità aranciate della luce regalano a questo paesaggio colori più caldi: le formazioni gessose si tingono di rosa, e perdono parte del loro bagliore spettrale.

Ma lo spettacolo più suggestivo si ha forse nelle notti di Luna piena, quando il "ghiaccio del deserto" - così gli egiziani chiamano le sculture rocciose - mette in mostra il suo manto candido, e rivela forme inaspettate e invisibili durante il giorno. Che popolano un'area deserta e priva di vegetazione di figure dal fascino spettrale.

Il Sahara el Beyda, questo il nome locale dell'area situata a 500 km dal Cairo, si è formato nel letto di antichi laghi e paludi prosciugati: occasionalmente, tra le sabbie emergono fossili di passate creature acquatiche.

Oggi l'area, che si estende fino all'oasi di Siwa, nel deserto libico (in Egitto al confine con la Libia), è un parco nazionale che comprende oltre 3 mila km quadrati. Lo status di area protetta è stato dato nel 2002 per evitare i danni naturali legati alla sovraesposizione turistica del luogo.

Il Deserto Bianco è raggiunto dai quattro per quattro che trasportano turisti desiderosi di apprezzare da vicino le sculture naturali del luogo, le sue piccole depressioni, i canyon e l'ospitalità beduina.

La mente umana riconduce le rocce presenti nel Deserto Bianco a forme che trova familiari. Queste, per esempio, sono state ribattezzate El Mokhimat, "tende", e appaiono come un accampamento organizzato sotto il Sole torrido del Sahara.

Una delle più fotografate formazioni rocciose di Sahara el Beyda, conosciuta come "roccia cammello" (notate una somiglianza?).

"Il fungo", un'altra immagine da cartolina che arriva dal Deserto Bianco. Il contrasto tra le sabbie color ocra, il bianco di gesso e calcare, e il blu intenso del cielo crea lo scenario ideale per foto da incorniciare.

Alcuni turisti scelgono di trascorrere la notte a contemplare le stelle da queste sabbie. Lo spettacolo della Via Lattea e, attorno, quello delle rocce scolpite, creano uno scenario che difficilmente si dimentica.

Sembrano quasi onde schiumose increspate dal vento, quelle fotografate nel Deserto Bianco. Chi ama i contrasti cromatici trova in questa fetta di Sahara un paesaggio in continua evoluzione, mai uguale a se stesso, che cambia per effetto dell'erosione, e varia da un chilometro all'altro.

Poco più a nord del Sahara el Beyda si trova il Deserto Nero, un tratto di sabbie che prende il nome dalle doleriti, rocce basaltiche che con l'erosione assumono diverse e progressive colorazioni che vanno dal grigio al nero, e che contrastano con l'ocra delle sabbie circostanti.

Non è una distesa di neve, ma il colore predominante di uno dei paesaggi naturali più suggestivi dell'Egitto settentrionale: il Deserto Bianco, una distesa di pilastri calcarei e monoliti di gesso scolpiti dal vento che si snoda nel Sahara, tra le oasi di Bahariya e Farafra.