Ecologia

Il bracconaggio 'vale' 23 mld di dollari e finanzia anche il terrorismo /Video

Roma, 19 nov. - (AdnKronos) - Ogni anno migliaia di rinoceronti, tigri, elefanti, gorilla e altri animali vengono massacrati in tutto il mondo per rivendere le loro pelli, le ossa, la carne e persino il sangue. Basti pensare che quasi il 70% degli elefanti di foresta sono stati sterminati negli ultimi 10 anni. Un mercato illegale enorme che complessivamente vale oltre 23 miliardi di dollari all'anno e che mette a rischio anche la sicurezza dei nostri paesi finanziando terrorismo e gruppi armati. A lanciare l'allarme è il Wwf che, rielaborando l’ultimo Indice del Pianeta Vivente con la Zoological Society di Londra, denuncia in 40 anni la perdita del 52% delle popolazioni di numerose specie di vertebrati.

I numeri del bracconaggio vengono resi noti in occasione lancio della Campagna #diamovoce del Wwf insieme a un video denuncia che testimonia uno dei tanti massacri delle tigri ad opera dei criminali della natura. Si può sostenere la Campagna #diamovoce con una donazione oppure anche rendendola ‘virale’: sul sito della Campagna www.wwf.it/diamovoce il Wwf ha messo a disposizione materiali ad hoc (banner, immagini, etc) per arricchire i propri profili social.

I numeri del bracconaggio: ogni giorno perdiamo più di 70 elefanti e circa 200.000 squali. Ogni settimana quasi 3 tigri e 20 rinoceronti. A questi si aggiungono, a casa nostra, più di 400 lupi che vengono massacrati dai bracconieri con armi da fuoco, trappole e veleni. Dal 1970 ad oggi, in circa 50 anni, le tigri sono crollate da 38.000 a 3.200 esemplari mentre la sottospecie indocinese è ormai prossima all’estinzione (Panthera tigris corbetti): dai 1800 individui presenti negli anni ’90 oggi sono rimasti appena 350-200.

Anche il simbolo per eccellenza dell’Africa, il leone, sopravvive con forse non più 20.000 esemplari su un territorio ridotto all’8% di quello originale. 1.215 sono i rinoceronti uccisi nel 2014 in Sudafrica dove sopravvive il 90% delle popolazioni africane e per il 2015 il bilancio sembra essere ancora peggiore. In Tanzania in 5 anni è stato sterminato il 60% della popolazione di elefanti: tra il 2011 e il 2013 i bracconieri hanno abbattuto 100.000 elefanti, complice una forte alleanza tra criminali e funzionari corrotti. Vigogne e guanachi nei paesi sudamericani sono uccisi per rivendere le loro lane pregiate e, nel caso della Vigogna, il loro areale si è ridotto del 40%.

Dai 67 ai 273 milioni di squali vengono poi uccisi nei mari del mondo e l’Indonesia è uno dei paesi più ostinati nella pratica del finning, il taglio delle loro pinne. Drammatico il crollo anche di animali meno conosciuti come i pangolini cinesi (Manis pentadactyla): in alcune regioni della Cina la popolazione è crollata del 90% mentre in altre si sono praticamente estinti. In Amazzonia restano appena 3.000 esemplari di pappagalli della bellissima specie Ara giacinto (Anodorhynchus hyacinthinus) , decimati a causa del collezionismo.

Il bracconaggio è anche un business che alimenta il traffico di droga, il terrorismo e le guerre che affliggono tanti paesi. L’ultima indagine dell’Interpol pubblicata in questi giorni ha denunciato, infatti, il convergere sempre maggiore negli ultimi anni dei crimini ambientali con almeno altri 13 ambiti criminali diffusi e pericolosi: dalle attività terroristiche al traffico di esseri umani, dal traffico di armi all’immigrazione illegale e poi frodi, corruzione, estorsione, traffico di droghe.

La geopolitica del bracconaggio tocca quasi tutti i continenti: dalla Cambogia all’Indonesia, dall’Amazzonia alla Russia passando per Kenya, Mozambico, Tanzania, bacino del Congo, sono almeno 14 le Aree calde del pianeta ad alto tasso di bracconaggio indicate nella nuova mappa del Wwf che indica i paesi dove, giorno dopo giorno, spariscono intere popolazioni di specie animali. (Guarda Infografica)

Quelle compiute dai bracconieri sono stragi silenziose. A marzo nella Repubblica Democratica del Congo in 15 giorni sono stati massacrati 30 elefanti nel Parco Nazionale del Garamba, a maggio in Mozambico c’è stata un’impennata di uccisioni di rinoceronti, a luglio in Ghana migliaia di squali sono stati pescati e uccisi per le loro pinne mentre a ottobre in Zimbabwe sono stati avvelenati col cianuro 26 elefanti (nel 2014 oltre 100).

A fianco delle cattive notizie ce ne sono anche delle buone come quella avvenuta ad agosto nello Zimbabwe del rogo di 2,5 tonnellate di avorio sequestrato ai bracconieri e quello di 15 tonnellate di avorio in Kenya; l’ultimo è accaduto proprio ieri sempre in Kenya dove il governo ha bruciato altre 137 tonnellate di zanne di elefante sequestrate. Sempre ad agosto è stato compiuto un sequestro presso la dogana di Hanoi, 2 tonnellate di avorio proveniente dall’Africa e nascosto in una partita di legname proveniente dalla Nigeria. Grazie ad un lavoro di intelligence e verifiche sul campo a ottobre è stata poi arrestata in Tanzania la ‘regina dell’avorio’, una cittadina cinese indicata come un punto di riferimento importante del commercio illegale internazionale.

Affari d'oro sulla pelle degli animali. Il giro di affari illegale che ruota intorno al traffico di avorio, corni di rinoceronti, pelli di tigri e di tutte le altre specie protette e illecitamente prese in natura è di oltre 23 miliardi di dollari l’anno. E' di 3.000 dollari al chilo il prezzo dell’avorio sul mercato nero; più dell’oro il valore del corno di rinoceronte, 120.000 dollari al chilo; 175 dollari per un chilo di scaglie di pangolino. Sempre secondo i dati Interpol in Asia il commercio di tigri e parti del loro corpo è facilitato dalla corruzione e in alcune zone è collegato a crimini gravi come sequestri di persona, commercio illegale di armi, rapine, estorsioni, omicidi, riciclaggio e crimini informatici che consentono di vendere anche online i prodotti illegali.

Il commercio dell’avorio proveniente dalle zanne di elefante è spesso associato a frode, evasione fiscale, riciclaggio, meccanismi che funzionano da veri e propri crimini abilitanti il traffico del prezioso materiale. Persino gruppi militari si finanziano con il traffico di natura: a questo proposito nella Repubblica Democratica del Congo recenti denunce hanno coinvolto l’Urdc (Unione per la Riabilitazione della Democrazia del Congo) per lo scambio avorio/armi e rifornimenti. Nel 2013 l’operazione Wildcat dell’Interpol è riuscita ad arrestare 600 persone appartenenti a diversi network di contrabbandieri di avorio, legno e carbone vegetale che nascondevano i prodotti in container di carbone o TIR utilizzati per il commercio del legname: vennero anche confiscati 240 kg di avorio, 637 armi e droga.

Dall’Asia all’Africa sul fronte della lotta al bracconaggio ci sono anche migliaia di ranger che ogni giorno sul campo combattono i criminali di natura. Lo scarso equipaggiamento, la mancanza di training adeguato, e di strumenti e mezzi a loro disposizione li rende estremamente vulnerabili: il rischio per la loro vita è dimostrato dal numero di ranger ogni anno uccisi in conflitti con i bracconieri, oltre 1000 in 10 anni.

19 novembre 2015 ADNKronos
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