Ecologia

Il biobutandiolo è realtà, apre in Italia primo impianto al mondo

Rovigo, 29 set. - (AdnKronos) - Il biobutandiolo (BDO) diventa realtà ed è di Novamont il primo impianto al mondo in grado di produrre questo intermediario chimico finora ottenuto industrialmente solo da fonti fossili. Sarà infatti inaugurato domani a Bottrighe, frazione del comune di Adria, in provincia di Rovigo, lo stabilimento Mater-Biotech di Novamont in cui verrà prodotto il butandiolo su scala industriale direttamente da zuccheri attraverso l’utilizzo di batteri.

Con un investimento di oltre 100 milioni di euro, lo stabilimento Mater-Biotech, nato dalla riconversione di un sito abbandonato, sarà in grado di produrre (a regime dal 2017) 30 mila tonnellate all'anno di BDO a basso impatto, con un risparmio di oltre il 50% di emissioni di CO2.

Ma cos'è il butandiolo (1,4 BDO) e a cosa serve? Composto chimico derivato dal butano, il butandiolo è un intermedio chimico ottenuto da fonti fossili e molto usato sia come solvente che per la produzione di plastiche, fibre elastiche e poliuretani, che vale un mercato di 1,5 milioni di tonnellate per circa 3,5 miliardi di euro all’anno, e che si stima nel 2020 raggiungerà 2,7 milioni di tonnellate con un valore di oltre 6.5 miliardi di euro.

Attualmente i principali produttori di butandiolo da fonti fossili sono i grandi gruppi chimici mondiali, dalla tedesca Basf alla Dairen di Taiwan alle statunitensi Lyondell, ISP e DuPont, per una capacità produttiva di oltre 1,5 milioni di tonnellate.

Ma adesso sul mercato arriva il nuovo nato di casa Novamont, azienda leader nel mondo delle bioplastiche con il marchio Mater Bi. Partendo da una tecnologia sviluppata da Genomatica, società californiana leader nel settore della bioingegneria, Novamont ha messo a punto una piattaforma biotecnologica che partendo da zuccheri attraverso l’azione di batteri di tipo escherichia-coli (e.coli) opportunamente ingegnerizzati, li trasforma in biobutandiolo.

Il butandiolo da fonte rinnovabile verrà utilizzato per la produzione della quarta generazione delle bioplastiche Mater Bi che si contraddistingue per un contenuto ancora più elevato di materie prime rinnovabili, e per una riduzione delle emissioni di gas serra. E' stato infatti calcolato che la sostituzione di 1,4 BDO da fonte fossile con il bio BDO nel grado di Mater Bi destinato alla produzione di film fa aumentare il contenuto rinnovabile dal 36% al 61% con una riduzione del 10-15% dell'impronta di carbonio.

Forte attenzione anche al tema dell'efficienza energetica. L'impianto, infatti, è stato concepito per riutilizzare i sottoprodotti della lavorazione per il fabbisogno energetico dell’impianto stesso, ottimizzando così il ciclo di vita dell’intero processo.

Mater-Biotech, spiega Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont, "è un tassello di un sistema di impianti primi al mondo e interconnessi al quale dobbiamo guardare come un formidabile acceleratore, come un punto di moltiplicazione di opportunità della filiera delle bioplastiche e dei chemical, per chi produce materie prime, per chi fa prodotti finiti, per nuove idee imprenditoriali, per la creazione di posti di lavoro, per chi si preoccupa di progettare un futuro di maggiore sostenibilità ambientale e sociale”.

Con l’apertura dello stabilimento Mater-Biotech Novamont porta avanti il proprio modello di bioeconomia inteso come rigenerazione territoriale, che riparte da siti deindustrializzati o in grave crisi, rigenerandoli come vere e proprie “infrastrutture di bioeconomia”.

A oggi sono 6 i siti che Novamont ha rivitalizzato e 4 le tecnologie prime al mondo realizzate e moltiplicabili secondo il modello di bioraffineria integrata nel territorio, in cui vengono messi a punto tecnologie e prodotti in grado di dare risposte ad alcuni problemi, come quello della valorizzazione del rifiuto organico.

“Mater-Biotech, insieme ai centri di ricerca Novamont di Piana di Monte Verna e di Novara, costituisce una formidabile piattaforma per le biotecnologie industriali, dalla ricerca di base agli impianti flagship, – conclude Bastioli - un’occasione per creare un vantaggio competitivo in collaborazione con altre realtà del settore accademico e industriale”.

Lo stabilimento di Bottrighe dà lavoro a circa settanta persone che a regime, con l’indotto, arriveranno a circa 200. Il gruppo Novamont, che conta 600 persone (+9% rispetto al 2014), ha chiuso il 2015 con un turnover di 170 milioni di euro ed investimenti costanti in attività ricerca e sviluppo (6,4% sul fatturato 2015, 20% delle persone dedicate) e detiene un portafoglio di circa 1.000 brevetti.

29 settembre 2016 ADNKronos
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