Ecologia

I cambiamenti climatici dopo Trump e la COP21

Perché un aumento di 2 °C dall'era pre-industriale è comunque moltissimo, e perché la questione del riscaldamento globale è soprattutto politica: il nostro racconto da Mantova.

All'indomani dall'elezione di Donald Trump il tema del riscaldamento globale e degli accordi di Parigi recentemente entrati in vigore è tornato di drammatica attualità. Davvero il global warming è la conseguenza di fattori naturali, che non ci riguardano, o una costruzione per frenare la crescita economica? Ne abbiamo parlato questa sera a Mantova, nell'incontro su ambiente, clima ed energia sostenibile all'interno della rassegna Panorama d'Italia.

Susanna Corti, Primo Ricercatore al CNR, ci ha spiegato come un aumento della temperatura di +1,5 °C dai livelli pre-industriali sia in realtà altissimo: quando l'intero emisfero nord della Terra era completamente ghiacciato, il pianeta era di soli 5 °C più freddo di oggi. Se nei modelli di previsione non inseriamo le forzanti antropiche, questi non riescono a restituirci un quadro fedele del clima che abbiamo: la prova del fatto che l'uomo è divenuto a sua volta variabile climatica.

Teodoro La Rocca (Colonnello dell'Aeronautica Militare) ci ha parlato di previsioni più a breve termine, quelle meteo, confermando che i modelli per elaborare previsioni vanno oggi continuamente aggiornati, per avere un quadro attendibile del meteo a breve termine.

Luigi de Rocchi, responsabile Studi e Ricerche di Cobat, ci ha parlato del concetto di economia circolare come una possibile risposta attiva, ed economicamente sostenibile, ai cambiamenti climatici.

Qui sotto, il video dell'incontro:

11 novembre 2016
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