Dolomiti: requiem per la Marmolada

Il ghiacciaio della Marmolada è compromesso: in 10 anni si è ridotto del 30% e sembra ormai destinato a scomparire del tutto entro il 2040.

ghiacciaio della Marmolada
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Un'altra conferma del fatto che i ghiacciai alpini si stanno riducendo come mai prima d'ora arriva dalla Marmolada: questo ghiacciaio, simbolo delle Dolomiti, si sta riducendo a un tasso tale che nell'arco di 20-30 anni potrebbe scomparire del tutto - in soli 10 anni il suo volume si è ridotto del 30 per cento, mentre la diminuzione della superficie è stata del 22 per cento.

 

È il risultato di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell'Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismar), delle Università di Genova e di Trieste, dell'Università di Aberystwyth (Galles, UK) e dall'ARPA Veneto, che ha messo a confronto due rilievi geofisici sul ghiacciaio effettuati nel 2004 e nel 2015 (il lavoro è pubblicato su Remote Sensing of Environment).

 

I ghiacciai del Caucaso nel 1890 e nel 2011
Panorama sui colossi del Caucaso: il monte Tetnuldi (4.853 metri) e il monte Skhara (5.200 m). Dal confronto fra le due fotografie, separate da 121 anni, si osserva con chiarezza il ritiro lineare del fronte dei due grandi ghiacciai Adishi e Khalde.
Foto storica: Vittorio Sella, 1890 - © Fondazione Sella
Foto moderna: Fabiano Ventura, 2011 - © Archivio. F. Ventura

Per approfondire: sulle tracce dei ghiacciai. |

 

«Il primo rilievo è stato realizzato sul terreno, con un georadar, per lo studio del primo sottosuolo: l'apparecchio invia un segnale elettromagnetico che viene riflesso dalla roccia sottostante il ghiacciaio, e questo permette di conoscere lo spessore del ghiaccio», spiega Renato Colucci (Cnr-Ismar): «il secondo rilievo, invece, è stato realizzato usando i dati da un georadar montato su un elicottero. In questo modo è stato possibile costruire i due modelli 3D del ghiacciaio che hanno permesso di misurare con precisione non solo le caratteristiche interne e morfologiche, ma anche l'evoluzione recente nel corso del decennio».

Spezzato e ridotto. Il ghiacciaio era un tempo una massa glaciale unica: adesso invece è frammentato e diviso in varie porzioni, e in vari punti emerge la roccia sottostante. I terreni carsici come la Marmolada sono irregolari e costituiti da dossi e rilievi, così, se il ghiaccio fonde gradualmente i rilievi affiorano: queste rocce che si vedono in superficie diventano fonti di calore, che trasmettono all'interno del ghiacciaio stesso. Questo aspetto, unito al cambio di albedo, ossia il modo con il quale viene riflessa la luce solare e che cambia se si ha roccia o ghiaccio (la roccia assorbe calore, il ghiaccio lo riflette) sta ulteriormente minando la salute della Marmolada, accelerandone la già forte e rapida fusione.

La fine è vicina. La ricerca ha inoltre evidenziato che, se il tasso di riduzione continuerà come nel decennio analizzato, nel giro dei prossimi 25-30 anni il ghiacciaio sarà praticamente scomparso, lasciando il posto solo a piccole isole di ghiaccio e nevato, alimentate dalle valanghe e protette dall'ombra delle pareti rocciose più elevate. «Il ghiaccio non esisterà più», conclude Colucci, «e se, come da scenari climatici, la temperatura nei prossimi decenni dovesse aumentare a ritmo più accelerato, questa previsione potrebbe essere addirittura sottostimata e la scomparsa del ghiacciaio potrebbe avvenire anche più rapidamente. Purtroppo siamo forse già a un punto di non ritorno: anche se le temperature restassero così come sono, il ghiacciaio è compromesso e in totale disequilibrio, perciò il suo destino appare comunque segnato.»

23 dicembre 2019 | Luigi Bignami