Ecologia

Gas serra: crescono le emissioni di ossidi d'azoto

Additivo alimentare, propellente per aerosol, indispensabile per produrre nylon e come fertilizzante, il protossido di azoto è un potente gas serra.

Il crescente utilizzo di fertilizzanti azotati per le coltivazioni agricole alimentari sta aumentando le concentrazioni atmosferiche di ossido di diazoto (o protossido di azoto, N2O) un gas serra 300 volte più dannoso dell'anidride carbonica (CO2) e che può rimanere in atmosfera senza degradare per oltre 100 anni. Lo studio, pubblicato su Nature, condotto dalla Auburn University (USA), ha coinvolto scienziati di 48 istituti di ricerca in 14 Paesi sotto l'egida del Global Carbon Project e della International Nitrogen Initiative.

 

Cresce più della CO2. L'obiettivo era quello di fare un bilancio globale di tutte le fonti di N2O e di quel che la natura ha a disposizione per assorbire tale sostanza. I risultati mostrano che le emissioni di protossido di azoto aumentano più rapidamente di qualsiasi scenario di emissioni di CO2 sviluppato dall'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), una situazione che se non verrà contenuta potrebbe portare a un aumento della temperatura media globale ben oltre i 3 °C rispetto ai livelli preindustriali - mentre gli accordi di Parigi del 2015 mirano a limitare il riscaldamento a meno di 2 °C, idealmente addirittura a non più di 1,5 °C.

Lo studio indica che, globalmente, l'N2O è aumentato del 20 per cento rispetto ai livelli preindustriali, ossia è passato da 270 parti per miliardo (ppb) che si avevano nel 1750 (la prima rivoluzione industriale: in questo caso i numeri fanno riferimento alle analisi sui carotaggi) a 331 ppb nel 2018, con la crescita più rapida negli ultimi 50 anni a causa delle emissioni delle attività umane.

 

Distrugge l'ozono. «Il motore principale dell'aumento di protossido di azoto atmosferico è l'agricoltura, e la crescente domanda di alimenti e di mangimi per animali aumenterà ulteriormente le emissioni globali nel prossimo futuro», afferma Hanqin Tian (Auburn University), ​​direttore del Center For Climate Change Research (CCCR) e primo firmatario dello studio: «c'è un conflitto tra il modo in cui nutriamo la popolazione e il tentativo di stabilizzare il clima.» L'N2O è un gas a effetto serra (come la CO2) di lunga durata ed è attualmente anche il più significativo agente indotto dall'uomo che impoverisce l'ozono stratosferico, che è il nostro unico scudo contro la maggior parte delle radiazioni ultraviolette del Sole.

 

Milioni di tonnellate l'anno. In forma più fruibile rispetto allo studio da cui è derivato, il Global Nitrous Oxide Budget 2020 è l'

inventario globale completo delle emissioni di N2O dal 1980 al 2016: dalle fonti naturali a quelle correlate alle attività umane, e tiene conto dell'interazione tra le aggiunte di azoto al "sistema Terra" e i processi biochimici che lo sottraggono dall'atmosfera. Le emissioni indotte dall'uomo per le coltivazioni sono aumentate del 30 per cento in quarant'anni, che in termini quantitativi significa 7,3 milioni di tonnellate di azoto l'anno. In volume, le maggiori emissioni (imputabili ad agricoltura e industria) provengono dall'Asia orientale, dall'Asia meridionale, dall'Africa e dal Sud America; Cina, India e Stati Uniti sono i Paesi che emettono di più da fertilizzanti sintetici; le emissioni derivanti dall'utilizzo di letame di bestiame come fertilizzante sono prevalenti in Africa e Sud America. I più elevati tassi di crescita delle emissioni si registrano nelle economie emergenti, in particolare Brasile, Cina e India, dove la produzione agricola e il numero di capi di bestiame sono in costante e notevole aumento.

 

Fa eccezione l'Europa, dove le emissioni di N2O sono diminuite sia in agricoltura, sia nell'industria chimica, grazie a una combinazione di fattori, comprese misure volontarie per rimuovere il protossido di azoto dai gas di combustione nell'industria del nylon e per ridurne l'uso agricolo in molti Paesi dell'Europa occidentale.

«Complessivamente però», afferma Josep Canadell, direttore esecutivo del Global Carbon Project, «questa analisi richiede un ripensamento su vasta scala sul modo con cui utilizziamo e abusiamo dei fertilizzanti azotati a livello globale e ci esorta ad adottare pratiche più sostenibili per la produzione di cibo, compresa la riduzione dello spreco alimentare. Questi risultati sottolineano la necessità e l'urgenza di mitigare le emissioni di protossido di azoto in tutto il mondo per evitare il peggiore degli impatti climatici

12 ottobre 2020 Luigi Bignami
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