Ecologia

Fukushima, foreste contaminate

Radiazioni e crescita irregolare in flora e fauna attorno alla centrale: la denuncia in un rapporto di Greenpeace, che fa il punto anche sui tentativi di decontaminazione.

Alberi che crescono in modo anomalo, vermi dal genoma danneggiato, pollini radioattivi: gli effetti del disastro di Fukushima sulle vicine foreste stanno emergendo soltanto ora e sono destinati a durare decenni, se non secoli.

A lanciare l'allarme a cinque anni dagli incidenti della centrale nucleare seguiti al terremoto e allo tsunami in Giappone dell'11 marzo 2011, è un rapporto della divisione nipponica di Greenpeace dal titolo Radiation Reloaded (pdf in inglese), basato su diverse ricerche indipendenti nella zona limitrofa all'impianto.

La conta dei danni. Gli studi avrebbero evidenziato un aumento di mutazioni nella crescita degli abeti e delle mutazioni ereditarie nelle farfalle Pseudozizeria maha, oltre alla presenza di vermi dal DNA danneggiato nelle zone più contaminate. Altre ricerche riportano di concentrazioni di elementi radioattivi nelle nuove foglie (e in almeno un caso, nel polline) delle piante, della diminuzione degli esemplari di 57 specie di uccelli e della contaminazione da cesio dei pesci d'acqua dolce nella zona dell'impianto.

I ricercatori ammettono che occorrono nuovi studi per valutare l'impatto del disastro sulla vita animale, ma nel frattempo l'organizzazione ha lanciato, proprio in questi giorni, uno studio per valutare la contaminazione radioattiva nel Pacifico lungo la costa, nel raggio di 20 km dalla centrale.

Un lavoro a metà. Il rapporto appare molto critico con la gestione post disastro del governo giapponese e dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Iaea). Attualmente è infatti in corso un massiccio tentativo di decontaminazione dei centri abitati della prefettura, ma non delle foreste limitrofe. Una strategia selettiva e mancante di prospettiva, perché se le cose andranno come a Chernobyl, il legno delle piante fungerà da riserva di radiazioni, che si propagheranno di nuovo verso i centri abitati con le piogge.

Gli effetti sull'uomo. Finora comunque le autorità sanitarie giapponesi hanno negato che il residuo radioattivo nella zona possa causare leucemia e altri tipi di cancro, come quello alla tiroide, la cui incidenza tra i giovani era apparsa in aumento dopo il disastro nucleare di Chernobyl.

6 marzo 2016 Elisabetta Intini
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