Ecologia

Fibre di plastica nell'acqua del rubinetto di tutto il mondo

Le particelle trovate nella maggior parte dei campioni di acqua potabile, indipendentemente dalle fonti. Possono penetrare nelle cellule o attrarre patogeni, e mancano studi sulla loro pericolosità.

Con la quantità di plastica prodotta negli ultimi 60 anni - 8,3 miliardi di tonnellate: il peso di un miliardo di elefanti - e quella che abbiamo liberato in mare, era forse un po' da ingenui pensare che fosse finita soltanto nella catena alimentare.

Puntuale, è arrivata la doccia fredda: invisibili fibre di plastica si trovano nell'acqua del rubinetto di tutto il mondo, dall'Europa all'India, dagli Stati Uniti al Libano. L'83% dei campioni di quella che è considerata acqua potabile risulta contaminato, come denuncia uno studio globale condotto da Orb Media, un'organizzazione no-profit specializzata in giornalismo d'inchiesta, che ha condiviso i risultati dell'analisi in esclusiva con il Guardian.

Nel piatto e nel bicchiere. Se le microplastiche inquinano già la totalità di fiumi, laghi e oceani globali - si sono chiesti i ricercatori - come facciamo a pensare che non si trovino anche nell'acqua in cui beviamo? Si trattava, ora sappiamo, di una semplice illusione, e l'entità del danno è democratica, indipendentemente da latitudini e salute economica degli Stati coinvolti.

Microframmenti di plastica raccolti in mare. Guarda l'istante in cui la plastica entra nella catena alimentare © Algalita Marine Research Foundation

male dappertutto. In totale sono stati analizzati 159 campioni. Il più alto tasso di contaminazione (94%) si registra negli Stati Uniti, con fibre di plastica trovate nell'acqua del rubinetto degli edifici del Congresso, della Trump Tower e del quartier generale dell'Agenzia USA per la protezione ambientale. Libano e India seguono a ruota (con percentuali di 93,8 e 82,4). In Europa va meglio, ma neanche poi tanto: è contaminato il 72% dell'acqua che beviamo, e per ogni 500 ml, una bottiglietta da mezzo litro, ingeriamo in media 1,9 fibre di plastica (negli USA sono 4,8).

I rischi. «Non sappiamo quale sia l'impatto sulla salute, per questa ragione dovremmo occuparcene immediatamente e capire quali siano i rischi reali, mentre seguiamo un principio cautelativo» spiega Anne Marie Mahon del Galway-Mayo Institute of Technology, tra gli autori dell'indagine. Due sono i motivi di preoccupazione. Il primo riguarda le dimensioni delle particelle: le analisi di Orb hanno individuato solo quelle più grandi di 2,5 micron, 2500 volte più grandi di un nanometro (per fare un confronto, il diametro di un capello umano oscilla tra i 50 e gli 80 micron). Ma quelle di dimensioni nanometriche sono sufficientemente piccole da penetrare in cellule e tessuti, dove potrebbero causare danni ancora non stimabili.

Inoltre, studi passati hanno stabilito che queste scorie possono catalizzare la presenza di patogeni già presenti negli scarichi, e accelerare il loro assorbimento nell'organismo.

Le buste di plastica ci mettono da 100 a 400 anni a degradarsi... a meno di non darle in pasto alle tarme della cera (per approfondire). © CSIC Communications Department

Da dove arrivano? Come le microplastiche siano finite nell'acqua potabile non è ancora chiaro. Una fonte è sicuramente l'atmosfera, con le fibre sintetiche di abiti, tappeti e scarpe che vengono liberate nell'aria che respiriamo (l'80% delle asciugatrici negli USA "sfiata" direttamente sul balcone).

Ci sono poi gli scarichi delle lavatrici - ogni ciclo di lavaggio rilascia nell'ambiente 700 mila fibre - l'erosione della pioggia, e potremmo continuare: in Libano, l'acqua potabile proviene da sorgenti naturali, ed è contaminata per oltre il 93%.

Tamponare i danni. L'invasione di plastica riguarda ormai dunque tutto il ciclo dell'acqua, e la produzione di cibo: microfibre sono state rinvenute nella birra in Germania, nel miele, nello zucchero e nell'acqua imbottigliata (che dunque non è un'alternativa più sicura). Insomma il problema è ormai, strutturale. E i filtri comunemente usati per l'acqua domestica non riescono ad escludere particelle così piccole.

6 settembre 2017 Elisabetta Intini
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