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Estinzioni e pandemie sono causate dagli stessi processi

Uno studio conferma: caccia, commercio e degradazione dell'habitat sono alla base sia della scomparsa di specie sia delle pandemie di origine animale.

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Dietro alla perdita di specie animali e alla diffusione di pandemie c'è la stessa mano: quella dell'uomo. | Shutterstock

Le pandemie come la COVID-19 c'entrano, con la degradazione dell'habitat operata dall'uomo? Non solo c'entrano, ne sono una conseguenza diretta, come conferma uno studio pubblicato su Proceedings of the Royal Society B. I fenomeni all'origine dell'estinzione di specie animali, come urbanizzazione, distruzione degli habitat naturali, caccia e commercio illegale di animali esotici, sono gli stessi che aumentano le probabilità di trasmissione di patogeni dagli animali all'uomo. Sono infatti tutti fattori che accrescono la vicinanza fisica tra gli esseri umani e creature che dovrebbero essere lasciate in pace, in ambienti vergini e incontaminati.

 

Estinzioni e infezioni: minacce a confronto. La ricerca fa parte di PREDICT, un progetto dell''Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (United States Agency for International Development - USAID) che mira a potenziare la capacità globale di scoprire virus dal potenziale pandemico capaci di muoversi dagli animali all'uomo, e ad aumentare la sorveglianza su queste minacce. I ricercatori della Scuola di Medicina Veterinaria del Davis' One Health Institute dell'Università della California hanno preso in esame 142 virus di origine animale noti per essere passati all'uomo, nonché lo stato di conservazione delle presunte specie "ospiti".

 

Che la mano dell'uomo sia il fattore scatenante delle infezioni zoonotiche, lo si capisce da diverse tendenze evidenziate dallo studio. Tanto per cominciare, gli animali che condividono il più alto numero di virus con l'uomo sono quelli domestici o da allevamento: con loro scambiamo otto volte più patogeni che con i mammiferi selvatici. Anche gli animali che si sono moltiplicati o ben adattati alla convivenza con l'uomo, o che in alcune aree geografiche vivono vicino ai suoi raccolti, come alcune specie di roditori, di pipistrelli o di primati, hanno molte infezioni in comune con l'uomo, e sono più facilmente vettori di zoonosi.

Danno doppio. Di contro, anche le specie che sono minacciate di estinzione a causa di attività umane come la deforestazione, il bracconaggio o il commercio illegale ospitano due volte più virus zoonotici rispetto ad animali le cui popolazioni stanno diminuendo per cause non legate all'uomo. Pensiamo ai pangolini, possibili ospiti intermedi del coronavirus SARS-CoV-2, nonché tra gli animali esotici più rari e contrabbandati al mondo; ai pipistrelli della frutta divenuti "bushmeat" nei Paesi colpiti da Ebola, o ad altre specie di pipistrelli cui è attribuita l'origine di patogeni come la SARS, i virus Nipah o Marburg.

 

Le specie minacciate di estinzione sono anche più spesso monitorate direttamente dall'uomo, che entra in contatto con esse per motivi di conservazione o di ricerca e aumenta quindi le possibili occasioni di scambio virale. Queste evidenze ci dicono, ancora una volta, che il tipo di interazione che stabiliamo con gli habitat naturali determinano non solo la salute di questi, ma anche la nostra. Vale per l'inquinamento, per il dissesto idrogeologico, i cambiamenti climatici. E per le pandemie.

 

14 aprile 2020 | Elisabetta Intini