Ecologia

Dove va la spazzatura

La Tari, il nuovo nome della tassa sui rifiuti, deve finanziare i costi di raccolta e smaltimento: quali sono gli obiettivi? A che punto è l'Italia?

Con una legge approvata il 2 luglio 2014, il Parlamento europeo ha stabilito che entro il 2030 dovremmo riciclare il 70% dei rifiuti urbani, aumentando del 5% l'attuale limite di legge. Un traguardo che si prospetta impegnativo se si pensa che attualmente, in Europa, solo il 27% dei rifiuti urbani è indirizzato al riciclaggio e il 15% al compostaggio. Il 34% dei rifiuti viene invece smaltito in discarica e il 24% incenerito.

La fotografia, scattata da Eurostat (pagina in inglese), mostra differenze molto marcate tra i 28 Paesi dell'Unione europea. In particolare, in Germania e Romania la quota di rifiuti destinati alla discarica è, rispettivamente, 0,5% e 99%. Tra i Paesi virtuosi ci sono Svezia, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca e Austria, dove la percentuale si attesta attorno al 3% mentre, sul fronte opposto, Grecia, Lettonia, Croazia e Malta, smaltiscono in discarica tra l'82% e l'87% dei rifiuti urbani: tolta la Grecia, in generale i Paesi in cui il ricorso alla discarica supera il 65% sono quelli entrati nell'Unione europea recentemente.

Affollamento di bidoni per la raccolta differenziata di plastica, carta, vetro e rifiuti organici. © Michele Borzoni/TerraProject/contrasto

E L'ITALIA? Il rapporto di Legambiente "Comuni Ricicloni" ha evidenziato le realtà virtuose del 2013 premiando i 1.328 Comuni che hanno superato il 65% di raccolta differenziata e i 310 Comuni che hanno prodotto meno di 75 chilogrammi a testa di rifiuti secchi indifferenziati. Tuttavia, lo scenario descritto dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) evidenzia che il riciclaggio dei rifiuti urbani raggiunge, nel suo insieme, appena il 38,7% della produzione e che lo smaltimento in discarica è ancora una forma di gestione molto diffusa, interessando il 37% dei rifiuti prodotti.

LE TRE STRADE DELL'INDIFFERENZIATA. Nel 2013 quasi 9 milioni di tonnellate di rifiuti sono stati inviati ai centri di trattamento meccanico biologico aerobico, registrando un incremento dell'8% rispetto al 2012. Si tratta di una tecnologia utilizzata frequentemente come forma di trattamento prima dell'invio in discarica (58%) o dell'incenerimento (53%) perché migliora la stabilità biologica dei rifiuti, ne incrementa il potere calorifico e riduce volume e umidità.

Termovalorizzatore Silla 2 (Figino, Milano): una benna pesca nel mucchio per alimentare la fornace. © Alessandro Tosatto/Contrasto

I dati indicano che nel 2013, in Italia, i 44 impianti di incenerimento per rifiuti urbani hanno accolto 5,8 milioni di tonnellate di rifiuti generando quasi 2,5 milioni di MWh di energia elettrica (nel 2003 erano 492 mila MWh).

Infine, 180 discariche hanno ricevuto quasi 11 milioni di tonnellate di rifiuti (con un decremento del 7% rispetto al 2012) provenienti dal circuito urbano. La forte riduzione osservata nelle regioni del Centro Italia (-23%) è collegata alla chiusura di una discarica nel Comune di Roma, che ha comportato la deviazione di rilevanti quantità verso impianti extraregionali, tuttavia la generale riduzione osservata sul dato nazionale ha una doppia motivazione: diminuzione della produzione dei rifiuti (-367 mila tonnellate) e contestuale incremento della raccolta differenziata su tutto il territorio (con un aumento di circa 540 mila tonnellate ha raggiunto quota 42,3%).

La strada per raggiungere il 70% di raccolta riciclata indicata dalla UE è dunque ancora lunga, ma abbiamo ancora 15 anni di tempo e i numeri suggeriscono che stiamo procedendo nella direzione giusta.

Plastica, caffè e altri rifiuti

11 dicembre 2014 Debora Serra
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