11 destinazioni aliene sulla Terra

A meno che non siate tra i candidati scelti per Mars One, difficilmente avrete l'occasione di mettere piede fuori dalla Terra. Esistono però alcuni angoli di mondo raggiungibili in aereo che ricordano da vicino paesaggi extraterrestri. Ecco i più suggestivi.

Meteor Crater, Arizona. O se preferite, un pezzetto di Luna in Terra. Il cratere ampio 1200 metri, uno dei siti di impatto meglio conservati sulla Terra, fu usato dagli astronauti delle missioni Apollo (Neil Armstrong compreso) per prepararsi agli scenari che avrebbero visto sulla Luna. Il buco profondo 180 metri circa fu lasciato da un meteorite di 45 metri di diametro piombato sulla Terra 49 mila anni fa. Ancora oggi i ricercatori che analizzano i meteoriti lunari o le rocce raccolte dalle missioni Apollo visitano questa "cicatrice" geologica per farsi un'idea del paesaggio da cui i frammenti provengono.

Pitch Lake, Trinidad. Il più grande deposito naturale di asfalto, che si trova vicino alla cittadina caraibica di La Brea, è quanto di più simile si possa trovare, sulla Terra, ai mari di idrocarburi di Titano, la più grande luna di Saturno. Ogni grammo di bitume contenuto in questo bacino contiene fino a 10 milioni di microrganismi che sopravvivono in minuscole gocce d'acqua, e si nutrono di idrocarburi. Si pensa che il lago abbia avuto origine dall'incontro, sotto a queste acque, tra due faglie, nella cui intersezione si verifica la risalita di petrolio. Gli elementi acquosi del petrolio evaporano al caldo sole caraibico, quelli più solidi costituiscono il viscoso asfalto.

Pitch Lake, Trinidad. Il fenomeno è ancora più affascinante se si pensa che anche i depositi di idrocarburi presenti su Titano sono sotterranei. I mari del satellite, che la Nasa spera di poter un giorno esplorare, potrebbero contenere minuscole gocce di acqua e ammoniaca che potrebbero ospitare microbi simili a quelli che vivono nel Pitch Lake. Minuscole forme di vita aliena un po' diverse da quelle che di solito immaginiamo.
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Deserto di Atacama, Cile. Oltre all'Antartide, è uno dei luoghi più aridi del mondo (2 mm in media di piovosità all'anno), ricco di bacini salati. Alcune aree non ricevono una goccia d'acqua da tre-quattro secoli, e alcuni massi non sono mai stati spostati da mano umana. Vi si studiano suolo, depositi vulcanici, ossidazione delle rocce. Come sul pianeta rosso. La presenza di batteri fotosintetici nei suoi depositi salini fa ipotizzare che anche alcune distese di sale marziane possano ospitare primitive forme di vita.
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Etna, Italia. L'unico analogo marziano in italia è il vulcano siciliano Patrimonio dell'Umanità. I suoi depositi di lava vengono studiati per analizzare i processi vulcanici marziani. Sulle pendici dell'Etna, a 2800 metri di quota, sono stati testati qualche anno fa anche alcuni prototipi di rover marziani realizzati da ASI ed ESA. Le più belle foto dell'Etna

Penisola della Kamchatka, Russia. La presenza di numerosi vulcani (come l'Uzon, di cui vediamo qui la caldera) fa sì che questa regione sia uno dei luoghi privilegiati per lo studio degli organismi estremofili che potrebbero trovarsi sul Pianeta Rosso. Un analogo marziano potrebbe essere Eden Patera, che anche se somiglia a un cratere di impatto è più probabilmente una complessa caldera vulcanica.

Rio Tinto, Spagna. I colori di questo fiume che scorre attraverso l'Andalusia denotano la presenza di ossidi di ferro. I microbiologi della Nasa da tempo studiano le sue acque particolarmente acide, per analizzare le forme di vita anaerobiche che vivono nel letto del fiume. Ossidi di ferro e antichi letti di fiumi sono presenti anche su Marte. Gli specchi d'acqua più incredibili della Terra

Krýsuvík, Islanda. L'area geotermale islandese che sorge nel mezzo della dorsale medio atlantica si presta a studi sugli ambienti marziani, in particolare per le regioni ghiacciate, ma anche per le zone vulcaniche e le bollenti distese di geyser.

Pilbara, Australia. Parte dell'antica area vulcanica della regione orientale di Pilbara è rimasta costantemente in superficie per 3,5 miliardi di anni, cioè per quasi tre quarti della storia del nostro pianeta, e rappresenta quindi una piccola finestra su ciò che è avvenuto sulla Terra nel corso delle sue fasi evolutive iniziali. I ricercatori del SETI ritengono possa essere geologicamente simile al sito marziano di Nili Fossae, un'ampia frattura nella superficie del Pianeta che contiene tracce di un'antica attività vulcanica.

Ellesmere Island, Canada. Negli anni '90, un gruppo di geologi scoprì tracce di zolfo tra i ghiacci del Borup Fiord Pass, una valle glaciale in questa isola del Nunavut canadese. Si seppe poi che lo zolfo era il risultato della trasformazione di acido solfidrico proveniente da fonti sotterranee da parte di batteri molto ben adattati al freddo. Qualcosa di analogo potrebbe accadere anche su Europa, la luna ghiacciata e ricca di zolfo di Giove. Anche questo satellite potrebbe ospitare forme di vita tra i suoi depositi sulfurei.
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Wright Valley, Antartide. Fa parte delle Dry Valley, aree eccezionalmente aride e prive di ghiacci in un continente, quello antartico, ricoperto per il 70% dai ghiacci. Questo ambiente strettamente inospitale, che ospita al massimo forme di vita primitive come nematodi, alghe e batteri, è molto simile a quello che doveva esserci su Marte due miliardi di anni fa. Ecco perché i ricercatori studiano queste rocce, alla ricerca di forme di vita da cercare anche sul Pianeta Rosso. In quest'area sono state anche collaudate diverse sonde marziane, come la Viking.

Nördlingen, Germania. Il cratere da impatto di Nördlingen (24 km di diametro) evidenziato da una ripresa satellitare. È un ottimo analogo, vecchio di 14 milioni di anni, dei crateri da impatto lunari e marziani.

Meteor Crater, Arizona. O se preferite, un pezzetto di Luna in Terra. Il cratere ampio 1200 metri, uno dei siti di impatto meglio conservati sulla Terra, fu usato dagli astronauti delle missioni Apollo (Neil Armstrong compreso) per prepararsi agli scenari che avrebbero visto sulla Luna. Il buco profondo 180 metri circa fu lasciato da un meteorite di 45 metri di diametro piombato sulla Terra 49 mila anni fa. Ancora oggi i ricercatori che analizzano i meteoriti lunari o le rocce raccolte dalle missioni Apollo visitano questa "cicatrice" geologica per farsi un'idea del paesaggio da cui i frammenti provengono.