Ecologia

Dall'Isin al programma nazionale, i ritardi del governo sulla gestione dei rifiuti radioattivi

A tracciare il quadro è Paolo Bartolomei dell’Osservatorio Chiusura Ciclo Nucleare secondo cui è importante decidere anche dove mettere i rifiuti ad alta attività

Roma, 3 apr. - (AdnKronos) - In tema di rifiuti radioattivi il governo è in ritardo su passaggi importanti quali la costituzione dell’Isin, la nuova autorità per la sicurezza nucleare, e il programma nazionale di gestione dei rifiuti radioattivi “che doveva essere approvato entro il 31 dicembre 2014”. Lo afferma all'Adnkronos, Paolo Bartolomei dell’Osservatorio Chiusura Ciclo Nucleare. Al momento “stiamo parlando del deposito per i rifiuti a bassa e media attività ma bisogna decidere anche dove mettere quelli ad alta attività che tra poco rientreranno dalla Francia e dall'Inghilterra”. Secondo Bartolomei, "non c'è scritto da nessuna parte che gli standard di sicurezza che vanno bene per i rifiuti a bassa e media attività vanno bene anche per quelli ad alta attività”.

In questo campo “si va avanti per consuetudine ormai da 20 anni". In merito alla nuova classificazione dei rifiuti radioattivi prevista dal dlgs n. 45, che il ministero dell’Ambiente ha affidato a Ispra, secondo Bartolomei "si rischia di ingenerare ulteriore confusione nel settore: l’attuale classificazione è infatti molto chiara dal punto di vista operativo, mentre l’introduzione di livelli di rifiuti intermedi, quali previsti dalla bozza di Ispra, può autorizzare logiche gestionali diverse e meno sicure”.

Il dlgs n.45 contempla poi anche l’emanazione di un provvedimento del ministero dello Sviluppo che fissi la soglia di attività al di sotto della quale un materiale non è più considerato radioattivo: “Per questo aspetto sono evidenti le competenze del ministero della Salute, intimamente legato com’è alla valutazione degli effetti di micro dosi di radiazione protratte su tempi estremamente lunghi. La discussione scientifica non è ancora pervenuta a conclusioni univoche e condivise". Per Bartolomei intervenire su questi temi con dei decreti ministeriali, che sono per loro natura limitati e parziali, non sembra la scelta migliore; al contrario si deve sviluppare un’ampia e trasparente discussione “come avviene abitualmente nei paesi europei ‘normali’ ”.

3 aprile 2015 ADNKronos
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