Ecologia

Dall'antico guado al mallo di noce, dalle piante le tinture naturali

Un'antica tradizione riscoperta grazie all'intuizione di un agricoltore marchigiano che con circa cinque ettari di essenze produce colori naturali

Roma, 20 feb. - (AdnKronos) - Tingere naturalmente vestiti ma anche borse, calzature e oggetti d'arredo. La soluzione arriva dalle piante. Dal guado al reseda, robbia, scotano e mallo di noce. Un'antica tradizione, quelle delle piante tintorie che nel Medioevo erano prodotte per realizzare gli affreschi, che sta rinascendo grazie all'intuizione di un agricoltore marchigiano Massimo Baldini, vincitore dell'Oscar green della Coldiretti Marche 2014.

A Jesi, nelle Marche, dai circa cinque ettari di essenze Baldini produce oggi dei colori naturali grazie ai quali ha lanciato un progetto di filiera con un’azienda leader per la produzione di cashmere, che ora si sta estendendo al settore del calzaturiero, garantendo la tintura in botte di scarpe e pellami.

Le piante utilizzate, spiega Baldini all'Adnkronos, “sono autoctone”. Anticamente erano più di 200 le piante coloranti. Noi oggi, tra quelle autoctone e locali, ne stiamo impiegando 10-20. In altri territori lavoriamo poi anche altre piante”.

La gamma dei colori però è completa: dai rossi, ai gialli, ai grigi disponibili in polvere, liquidi o in pasta. Si parte dal guado, una pianta che ha fatto dell'Italia la patria del blu e si finisce alla buccia di cipolla, agli scarti di pomodoro, di carciofi, al mallo di noce all’edera e di tanti altri prodotti dell’orto.

Il primo progetto di ricerca industriale è stato avviato nel 2008: “dovevamo valutare la quantità di lavorazione possibile per il tessile” e l'interesse del mercato. Da lì è partita questa felice esperienza: “il mercato è molto interessato alla lavorazione artigianale”. L'esotico non piace più: “si è più attratti dalla naturalità, dalle cose semplici”.

“Oggi vendere un prodotto è molto più difficile. Per avere più chance – spiega Baldini - bisogna raccontare qualcosa qualcosa di più, qualcosa di nuovo”. Ed è proprio questo il fascino delle piante tintorie: “il riscoprire il sapere antico, la storia di un colore”.

20 febbraio 2015 ADNKronos
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