Ecologia

Dagli asili allo Smart Working, sono le politiche aziendali family friendly

Viale (Isfol): "Le politiche volte ad agevolare la conciliazione dell'attività lavorativa con quella familiare sono rivolte a tutti, sia uomini che donne, per non creare discriminazione di genere". E c'è pure il coworking: l'Alveare di Roma è uno spazio per professionisti con area baby

Roma, 8 mag. - (AdnKronos) - Conciliare lavoro e famiglia: una sfida quotidiana che le imprese possono sostenere con politiche di welfare aziendale. Tante le soluzioni possibili: come la "creazione di asili interni alle aziende, l'ampliamento dei congedi, oltre a quelli previsti per legge, i siti dedicati alla ricerca di babysitter o badanti, la creazione di spazi gioco, l'offerta di ludoteche durante la chiusura delle scuole, i centri estivi, i voucher con i quali acquistare servivi, le convenzioni". Valeria Viale, ricercatrice Isfol, spiega all'Adnkronos quali sono le iniziative di sostegno alle famiglie che di fatto consentono a uomini e donne di "restare o tornare nel mondo del lavoro" sostenendoli nella work-life balance, quel difficile equilibrio tra vita professionale e personale.

"Le politiche di welfare aziendale - sottolinea l'esperta di pari opportunità - volte ad agevolare la conciliazione dell'attività lavorativa con quella familiare, sono rivolte a tutti, sia uomini che donne, per non creare discriminazione di genere. Anche perché si parte dal presupposto che si debbano condividere i carichi familiari". Tali politiche, quindi, riguardano "tutte le fasce d'età, genitori con bambini o persone che si devono occupare di anziani".

Tra le possibili soluzioni c'è anche lo Smart Working: lavorare, cioè, con orari flessibili, in azienda o in altri luoghi, utilizzando strumenti tecnologici e informatici sempre in un'ottica di work-life balance. Tanto che Microsoft e Variazioni hanno lanciato lo Smartindex, strumento rivolto alle imprese per verificare, e misurare, se siano pronte a introdurre in azienda questa organizzazione del lavoro.

Dove non arrivano le politiche sociali di conciliazione e le iniziative di welfare aziendale, si attiva l'iniziativa personale. Una soluzione possibile è il coworking, ossia la condivisione dello spazio di lavoro. Un esempio è L'Alveare, luogo di lavoro e, allo stesso tempo, spazio baby che consente ai neogenitori di tornare a lavorare dopo la nascita del bambino (da 4 a 36 mesi) condividendo spazi professionali ma anche un luogo di accudimento e cura. L'area di circa 200 mq, in via Fontechiari 35 a Roma, offre 30 postazioni, due uffici, una sala riunioni, lo spazio baby di circa 50 mq, due giardini, la cucina e il parcheggio.

Le tariffe del coworking e dello spazio baby partono da circa 3 euro l'ora per ogni singolo servizio, e prevedono agevolazioni e sconti per chi usufruisce di più servizi contemporaneamente e per un tempo prolungato. Le aziende si possono convenzionare con il coworking per il telelavoro e per il periodo di rientro dalla maternità delle lavoratrici dipendenti (soluzione ideale per tutte le aziende sprovviste di nido).

Inoltre, sono attivi servizi salvatempo come la spesa a domicilio, i gruppi di acquisto solidale (Gas), servizi di disbrigo pratiche, take away, tintoria e stireria e altri ancora.

La storia. Nel 2012 l’associazione di volontariato 'Città delle mamme' ha partecipato al bando 'Call for social ideas' promosso da Italia Camp e UniCredit con un progetto per la creazione di un coworking con spazio baby. Nel settembre 2013 il progetto è risultato fra i vincitori della call; i locali sono stati concessi in convenzione dal Comune di Roma Capitale attraverso il Dipartimento promozione, sviluppo e riqualificazione delle periferie; il progetto è patrocinato dal V municipio e dall’assessorato alle Pari opportunità.

Tutte queste soluzioni risultano tanto più necessarie se si guarda al contesto generale del mercato del lavoro, segnato dalla crisi economica, con particolare riguardo alla situazione delle mamme. L'Istat, nel Rapporto del 2014, rileva una crescita della quota di donne occupate in gravidanza che non lavora più a due anni di distanza dal parto (22,3 per cento nel 2012 dal 18,4 nel 2005), soprattutto nel Mezzogiorno dove arriva al 29,8 per cento. Aumenta anche la percentuale di donne occupate con figli piccoli che lamentano le difficoltà di conciliazione (dal 38,6 per cento al 42,7 per cento).

"La quantità di ore di lavoro, la presenza di turni o di orari disagiati (pomeridiano o serale o nel fine settimana) e la rigidità dell'orario sono indicati da più di un terzo delle occupate come gli ostacoli prevalenti alla conciliazione", si legge nel Rapporto. Per entrare o restare nel mondo del lavoro, dunque, "la disponibilità di persone o servizi cui affidare i bambini è un requisito imprescindibile". Le lavoratrici - rileva l'Istat - con figli di circa 2 anni si avvalgono principalmente dell'aiuto dei nonni (poco più della metà nel 2005 e nel 2012) o ricorrono al nido, pubblico o privato, con un deciso incremento rispetto al 2005 (35,2 per cento, contro il 27,4 per cento).

8 maggio 2015 ADNKronos
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