Da rifiuto a risorsa, ecco la sfida delle startup

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Roma, 2 mag. - (AdnKronos) - Dalla trasformazione di materiali come Eternit e fanghi di segagione in materiali edilizi alla produzione di fertilizzante con gli scarti di lana, dal recupero dei Raee alla realizzazione di biodiesel partendo da oli e grassi. Queste alcune delle sfide delle startup di I3P che hanno fatto del riutilizzo e della trasformazione di scarti e rifiuti in risorse il loro punto di forza, e che saranno presentate il 5 maggio durante l’incontro sull'economia circolare presso l’Incubatore del Politecnico di Torino.

 

Si tratta di soluzioni che possono portare non soltanto ad una riduzione dei rifiuti ma anche a risparmi netti per le imprese fino a 604 miliardi di euro in tutta l’Unione Europea, pari il 3,5 % del Pil europeo annuo. Sul recupero integrale di metalli e terre rare da materiale elettronico in disuso e da Rifiuti da apparati elettrici ed elettronici (Raee), si muove il progetto Remete.

 

In particolare, il progetto prevede la definizione di un processo che permetta di non sprecare risorse che avrebbero, solo in Europa, potenzialità economiche per almeno 1 miliardo di euro, innalzando la percentuale di riciclo dall’attuale 33% all’80% delle circa 10 milioni di tonnellate di Raee prodotte ogni anno.

 

Produrre combustibili dagli scarti o da materia prima-seconda, è, invece, lo scopo di due progetti incubati presso I3P, Shl e Sintol. Il primo ha messo a un punto il processo ai fini della vendita a impianti di produzione cogenerativa o di produzione di biodiesel di oli e grassi trasformati. Shl ha attuato una strategia di partnership che ha permesso alla startup di realizzare il primo impianto su scala industriale.

 

Sintol invece produce carburanti sintetici avanzati, cosiddetti di seconda generazione, attraverso un processo di trattamento di materie plastiche mediante tecnologia di pirolisi catalitica brevettata: in questo caso la materia prima utilizzata nel processo è costituita interamente da materia prima-seconda di matrice plastica reperita dalla filiera del riciclo. Il prossimo step del progetto prevede l’idrogenazione dei carburanti, sui quali la società investirà nei prossimi anni puntando a un significativo incremento della quota totalmente rinnovabile dei suoi vettori energetici.

 

Anche i fanghi di segagione, scarti dell’industria dell’estrazione e lavorazione dei materiali lapidei (in Europa ammontano a circa 345.000 tonnellate ogni anno) e l'eternit, possono diventare risorsa. In particolare, Stonebricks, ha sviluppato un processo che permette di ottenere materiali che possano essere impiegati nel settore dell’edilizia come materiali da costruzione ad alto valore aggiunto.

 

MicroWaste invece, grazie ad un sistema mobile di trattamento termico a microonde, ha trovato la soluzione per risolvere in modo ecologico, su scala nazionale, il problema dei rifiuti contenenti amianto. MicroWaste fornisce infatti un servizio on-site di inertizzazione dell'amianto in grado di eliminare completamente la cancerogenicità dell'amianto stesso, generando una materia prima secondaria commercializzabile e non nociva, l’Atonit, che, aggiunta al cemento, crea un materiale da costruzione con proprietà simili al cemento pozzolanico.

 

Promuovere filiere sostenibili da biomassa forestale, lo sviluppo di filiere ad energia rinnovabile e l’efficientamento energetico è invece l’obiettivo principale di Replant: l’attività della società è quella di supportare lo sviluppo di filiere innovative caratterizzate da produzione di combustibili legnosi da biomassa locale, con standard tecnici e di combustione elevati, ridotta umidità, pezzatura regolare ed elevato potere calorifico.

 

Polìpo (Poli come Polimero e lipo da lipos, grasso), invece, produce bioplastiche completamente biodegradabili a partire da scarti di origine alimentare. In particolare Polìpo utilizza oli vegetali per industria non alimentare sia di prima generazione (olio di colza, girasole) che di seconda, recuperati ad esempio da biomasse di scarto quali semi di pomodoro, vinacce e fondi dei caffè.

 

Anche la lana grossolana dall’allevamento europeo e dall’industria della carne, considerata un sottoprodotto di nessun valore pari a quasi 200 mila tonnellate l’anno, può diventare una ricchezza con il progetto Greenwolf che coinvolge Politecnico di Torino, Cnr e Obem Spa.

 

Greenwolf ha lo scopo di dimostrare la fattibilità del convertire gli scarti di lana in fertilizzante ammendante usando un impianto di idrolisi locale, da una parte per ridurre i costi di trasporto sia di lana che di fertilizzante, dall’altra per eliminare il lavaggio e lo smaltimento di lane grossolane. Le lane sucide grossolane inservibili saranno trasformate grazie al progetto Greenwolf in un fertilizzante per il suolo, con un impianto dimostrativo capace di gestire 1/3 della tosa annuale Piemontese (1ton/giorno).

 

02 Maggio 2016 | ADNKronos

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