Ecologia

Crisi climatica: gli USA sottostimano i danni economici e sociali

Un gruppo di esperti sostiene che i danni economici e sociali del clima saranno quasi quattro volte superiori alle stime attuali del governo statunitense: ecco perché.

Secondo un'analisi approfondita pubblicata su Nature, gli USA starebbero ampiamente sottostimando l'impatto economico dei cambiamenti climatici: le conseguenze economiche e sociali legate all'aumento di CO2 nell'atmosfera sarebbero quasi quattro volte più gravi rispetto a quanto stimato dal governo statunitense. Se le stime dello studio indipendente venissero confermate dal ricalcolo ufficiale attualmente in corso, Biden sarebbe legittimato a virare verso decisioni più restrittive in materia di politica climatica e metterebbe definitivamente a tacere chi lo accusava di aver sovrastimato i danni economici derivati dalla crisi climatica.

Costo sociale del carbonio. La misura per calcolare l'impatto economico e sociale dei cambiamenti climatici si chiama costo sociale del carbonio (social cost of carbon, SCC), ed è utilizzata dai governi per valutare il rapporto tra costi e benefici delle politiche climatiche. L'SCC stima, in dollari, i danni economici che derivano dall'emissione di ogni tonnellata di carbonio nell'atmosfera. Non è una misura esatta, ma permette ai politici di capire in che direzione andare e viene spesso citata nelle battaglie legali e politiche per regolare le emissioni di gas serra e passare all'energia pulita.

Stime al rialzo. Durante il governo di Obama la SCC era stimata a 51 $ per tonnellata di CO2. Trump l'aveva fatta artificiosamente scendere tra 1 e 7 $, scegliendo di calcolare solo l'impatto nazionale delle emissioni, e non quello globale. Ora Biden è tornato alla stima del governo Obama, ma al momento un team di economisti è al lavoro per effettuare un ricalcolo. Secondo quanto pubblicato su Nature, l'SCC sarebbe ora di 185 $.

Vi sono diversi motivi per cui la nuova stima è parecchio più alta delle precedenti: il primo l'abbiamo già accennato, e cioè che i calcoli di Trump erano limitati all'impatto nazionale dei cambiamenti climatici – il che non ha molto senso, dal momento che gli USA si muovono e inquinano nel mercato globale, senza contare l'obbligo morale di preoccuparsi dei danni che possiamo potenzialmente causare all'intero Pianeta. Il secondo motivo è che i calcoli di Nature includono nuovi modelli aggiornati, che stimano i danni in base alle ultime scoperte scientifiche riguardanti l'impatto del clima sulla salute, il raccolto e altri aspetti della vita e dell'economia.

Tasso di attualizzazione. Il motivo che pesa di più, però, è il fatto che la nuova stima utilizza un tasso di attualizzazione più basso delle precedenti: l'idea alla base di questo concetto economico è che i danni o i benefici futuri valgono meno di quelli presenti.

Sembra un concetto controintuitivo, ma forse è più semplice da comprendere se si paragona alla svalutazione del denaro: 100 euro di oggi non valgono quanto 100 euro di domani.

Quando si parla di clima, si deve ragionare in modo simile: la società in futuro si presume sarà più ricca, e dunque 185 $ di danni per tonnellata di CO2 emessa varranno meno rispetto ad oggi. Ma quanto meno? Su questo dibattono gli economisti: Trump aveva elevatao il tasso di attualizzazione a 7% (decisamente troppo), attualmente è al 3%. Gli esperti che hanno condotto lo studio pubblicato su Nature l'hanno invece fissato al 2%, e da questo deriva anche l'incremento dell'SCC.

17 settembre 2022 Chiara Guzzonato
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