Condividereste gli elettrodomestici con i vostri vicini di casa?

Se la risposta è sì, siete pronti per passare all'ultima frontiera dell'home sharing: gli elettrocomunitari.

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Condividereste la lavatrice con i vostri vicini di casa? Photo credit: © Coco Amardeil/Corbis |

Le vostre riunioni di condominio somigliano più a un incontro di pugilato che a un tranquillo scambio di vedute? È tempo di rasserenare gli animi e valutare attentamente un'iniziativa che potrebbe far risparmiare denaro ed energia a tutte le famiglie del vostro caseggiato.
Sempre più italiani stanno sperimentando il bike o il car sharing, un modo per condividere un bene limitando le emissioni di CO2 in atmosfera. Sull'onda del successo di queste iniziative arriva ora l'Home Appliances Sharing, la condivisione di elettrodomestici nata da un'idea di tre giovani italiani neolaureati in disegno industriale (Francesco Fortino, Martina Muggiri e Jacopo Severitano) e tra i progetti finalisti del concorso Samsung Young Design Award 2011.

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Gli elettrocomunitari, così sono stati ribattezzati, sono elettrodomestici "non più di proprietà individuale, ma appartenenti a una piccola comunità di condivisori": in questo caso, a un condominio. Nell'idea dei designer, sono proposti direttamente da un rappresentante delle grandi aziende produttrici ai condomini, che esprimono in apposite schede le proprie esigenze in fatto di frequenza di utilizzo, fasce orarie e budget a disposizione.

L'azienda elabora questi dati e fornisce al condominio una serie di proposte di elettrodomestici adeguati alle necessità degli utenti. Le famiglie sono quindi divise in gruppi con fasce orarie personalizzate e relativi canoni mensili di pagamento. Le apparecchiature elettriche si troveranno in aree comuni e ciascuno potrà accedere solamente agli elettrodomestici che ha richiesto, previa prenotazione. Per sbloccare, per esempio, lavatrici o stampanti, occorrerà una keycard personalizzata che registrerà orari e consumi. Gli apparecchi fissi saranno utilizzati in loco, quelli mobili e di dimensioni ridotte, come ferri da stiro o frullatori, saranno presi in prestito e riportati in sede dopo l'uso (agli smemorati che dimenticassero di restituirli verrebbe inviato un sms).

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Uno degli aspetti più innovativi e interessanti del progetto è il fatto che sarà direttamente l'azienda produttrice a gestire l'intero ciclo di vita dei prodotti. Gli utenti pagheranno un canone di consumo direttamente all'azienda, che provvederà in cambio a fornire prodotti sempre all'avanguardia, a sostituire gli elettrodomestici guasti o danneggiati e soprattutto, allo smaltimento degli e-waste, evitando così le pericolose pratiche di esportazione illegale di rifiuti tecnologici in aree naturali o nei paesi in via di sviluppo.

Attualmente ogni famiglia possiede 20-30 elettrodomestici tra grandi e piccoli. In media, ognuno rimane spento per il 67% della sua vita (circa 4 anni). Questi apparecchi producono nel mondo 40 milioni di tonnellate di e-waste, il 5% dei rifiuti solidi su scala globale. I costi dello smaltimento dei dispositivi elettronici sono minori nei paesi in via di sviluppo (30 dollari negli USA contro i 2 della Cina), quindi milioni di tonnellate di e-waste vengono esportate ogni anno nelle aree più povere del mondo, dove le sostanze tossiche presenti all'interno dei rifiuti compromettono la salute di chi li smista.

 

Utilizzare elettrodomestici in condivisione significherebbe ridurre significativamente il numero di spazzatura tecnologica in circolazione. In attesa che il progetto trovi applicazioni pratiche rispondete al nostro sondaggio: una simile idea sarebbe realizzabile nel vostro condominio? Vi piacerebbe dividere aspirapolvere e stampante con i vostri vicini di casa? Lasciate un commento!

 

19 marzo 2012 | Elisabetta Intini