Ecologia

Clima, 14mila anni fa il grande cambiamento con la fusione della calotta glaciale. E non si esclude che possa ripetersi

Ricerca in Artico per capire sistema climatico e cambiamenti attraverso eventi estremi del passato

Roma, 11 ott. - (AdnKronos) - Risale a circa 14mila anni fa l’ultima grande fusione della calotta glaciale artica che ha causato l’immissione negli oceani di grandi volumi di acque fredde e dolci, alterando la circolazione oceanica e innescando uno sconvolgimento climatico e ambientale fino alle zone tropicali. La conferma arriva dalle ricerche nell’ambito del Progetto Arca (ARctic: present Climatic change and pAst extreme events).

Un evento estremo di portata sconvolgente, e non è escluso che possa ripetersi. L'Artico, infatti, si sta riscaldando più rapidamente di qualsiasi altro luogo sulla Terra, e questo si traduce in un altrettanto rapido cambiamento ambientale. Negli ultimi anni, in particolare, appare evidente un’accelerazione dei cambiamenti, al punto che la possibilità che si ripetano eventi estremi non è più un’ipotesi remota.

La comprensione del sistema climatico e delle forzanti che lo guidano è condizione essenziale per poter prevedere realistici scenari a breve-medio termine ed è per questo che lo studio di quanto accaduto in un passato remoto diventa fondamentale.

Il progetto Arca, finanziato da ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, ha visto impegnati il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), in qualità di coordinatore, l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs) e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) con l’obbiettivo di comprendere meglio i meccanismi che regolano la fusione della calotta polare artica e il flusso di acqua di fusione glaciale negli oceani, quali importanti fattori capaci di forzare i cambiamenti climatici.

“A partire da 20mila anni fa, durante l’ultima deglaciazione, tali cambiamenti nella circolazione oceanica hanno causato fasi di raffreddamento del nord Europa. Fino ad allora la calotta glaciale occupava tutto il Mare del Nord e si estendeva fino all’Europa settentrionale. Sciogliendosi ha alterato l’equilibrio ambientale dando origine a periodi particolarmente freddi", spiegano Michele Rebesco e Renata G. Lucchi dell’Ogs.

Le acque di fusione glaciale hanno causato anche il trasferimento di grandi quantità di sedimenti e repentini innalzamenti del livello globale degli oceani, come l’imponente evento avvenuto 14mila anni fa: in occasione del quale nelle aree tropicali le scogliere coralline hanno registrato un aumento di circa 20 metri del livello del mare nell’arco di soli 340 anni. "Per la prima volta abbiamo trovato l’evidenza di quel catastrofico evento nei registri geologici delle aree polari”, sottolineano i ricercatori.

“I meccanismi che regolano la fusione della calotta polare artica e il flusso di acqua di fusione glaciale negli oceani sono molto complessi e la loro comprensione richiede l’integrazione di competenze multidisciplinari - illustra Stefano Aliani, oceanografo dell’Istituto di scienze marine del Cnr - Il confronto tra i risultati ottenuti attraverso le osservazioni del presente e quanto ricostruito per il passato, permette di verificare i punti di forza e quelli di criticità dei modelli sviluppati”.

“L'interazione tra gli oceani e i grandi ghiacciai di sbocco nelle regioni polari contribuisce al bilancio globale del livello marino”, spiega Stefania Danesi, geofisica dell’INGV. “Attraverso lo studio dei dati sismici raccolti dalla rete sismica regionale GLISN (Greenland Ice Sheet Monitoring Network) è possibile osservare eventi di distacco di grandi iceberg e, con l’analisi congiunta di immagini satellitari, è possibile stimare le variazioni spaziali e temporali del volume di perdita di ghiaccio dai maggiori fronti attivi”.

11 ottobre 2016 ADNKronos
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