Ecologia

Clean cooking contro la "cattiva" cucina che fa 4 milioni di vittime l'anno

Milano, 8 lug. - (AdnKronos) - Il 38% della popolazione mondiale, pari a 2,6 miliardi di persone nel mondo, cucina sul fuoco aperto all'interno della propria casa e brucia legna pregiudicando la propria salute e provocando danni all’ambiente. Un'abitudine diffusa soprattutto nell’Africa sub-sahariana e in Asia che, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, causa circa 4 milioni di morti all’anno.

Il maggior danno lo subiscono le donne e il prelievo di legna ha effetti importanti sulla vegetazione e il disboscamento che, a sua volta, accelera l’erosione del suolo. “Ci sono altri aspetti estremamente gravi - dichiara Heather Adair-Rohani dell’Oms - Non dimentichiamo che a causa di questo modo di cucinare e scaldare la principale causa di morte dei bambini al di sotto dei 5 anni sono le malattie polmonari e si calcola che i fumi inalati all’interno delle case provochino circa 4.000.000 di decessi all’anno”.

Le soluzioni ci sono. Una componente importante della campagna promossa dalle Nazioni Unite verso l'energia sostenibile per tutti è la diffusione di soluzioni per cucinare in modo pulito ("clean cooking") come ad esempio sostituire il focolare aperto con una piccola stufa efficiente. Questo è l’obiettivo della Global Alliance for Clean Cookstoves: promuovere l'adozione di stufe e combustibili più puliti in 100 milioni di famiglie entro il 2020.

“Il clean cooking è uno degli aspetti di un problema più ampio che è quello della mancanza di accesso all’energia moderna nel mondo. Vivere senza elettricità o con un servizio non affidabile o eccessivamente costoso incide sui servizi sanitari, sull’istruzione, sul benessere delle comunità. Far conoscere queste realtà e indicare le soluzioni parzialmente già in corso di adozione e quindi espandibili e moltiplicabili è l’obiettivo di Wame, associazione nata proprio in occasione dell’Expo di Milano”, spiega il presidente di Wame, Pippo Ranci.

“Non ci rendiamo conto della dimensione di questo problema – aggiunge Kavanaugh Livingston della Global Alliance for Clean Cookstoves - ed è per noi fondamentale essere presenti ad un evento internazionale così importante come Expo 2015, perché è solo facendo sentire la nostra voce che si possono sensibilizzare gli individui, per far accrescere in loro la consapevolezza che si può fare qualcosa”.

Per Joy S. Clancy, University of Twente and Energia Ngo, "l’accesso all’energia è anche una questione di genere: le donne e gli uomini hanno bisogni diversi di energia. Il peso, fisico e simbolico, di procurarsi il combustibile è tutto delle donne, madri e figlie, che rinunciano a una loro possibile emancipazione. Sono gli uomini a prendere le decisioni finali e dobbiamo convincerli che l’acquisto di nuovi fornelli è una priorità per la salute di tutta la famiglia”.

La Ong Practical Action, che quest’anno festeggia il suo 50° anniversario, si è sempre occupata del problema del clean cooking. "Ma il nostro impegno non si ferma - dichiara Lucy Stevens - non dobbiamo dimenticare che c’è ancora molto da fare, ognuno deve fare la sua parte sia il settore privato sia la società civile”.

La World Stove è una impresa sociale che produce e promuove la produzione locale di stufe efficienti. Nathaniel Mulcahy afferma: "La strada giusta è promuovere soluzioni semplici come quelle della Global Alliance, questo è il modo corretto per migliorare le condizioni delle comunità con cui lavoriamo. La nostra esperienza ci ha insegnato che è necessario avere un approccio diverso dal 'farci aiutare' al 'cerchiamo di lavorare insieme' per aiutare tutti”.

Il seminario di oggi a Milano è il terzo appuntamento di Wame e si inserisce nella rassegna We-Women for Expo, progetto di Expo Milano 2015 in collaborazione con il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. We-Women for Expo parla di nutrimento e sostenibilità e lo fa per la prima volta mettendo al centro di un’Esposizione Universale la cultura femminile.

8 luglio 2015 ADNKronos
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