Ecologia

Aumentano i CFC in atmosfera: si allarga il buco nell'ozono

Il NOAA denuncia l'aumento di CFC e il nuovo cedimento dell'ozono: chi produce e disperde in atmosfera i clorofluorocarburi?

Da alcuni anni non si parlava più di buco nell'ozono sopra l'Antartide, perché, in base ai dati, risultava che si stesse "chiudendo", ma in realtà la situazione potrebbe non essere così rosea. Ricercatori del NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) hanno rilevato un inaspettato e costante aumento di CFC-11, una formulazione di clorofluorocarburi, composti chimici che distruggono l'ozono.

Nel 1987 il protocollo di Montreal, a cui avevano aderito quasi tutti i Paesi del mondo, aveva imposto una progressiva riduzione nella produzione e nell'utilizzo di tutte le sostanze che minacciano lo strato di ozono, e in particolare dei CFC. I Paesi aderenti hanno rispettato il trattato e il CFC-11, comunemente usato nei refrigeranti, negli spray per aerosol e nella produzione di alcune sostanze plastiche è stato progressivamente sostituito con altri prodotti chimici.

ozono, ozonosfera, CFC, buco nell'ozono
La funzione dell'ozonosfera: il 100% dei raggi UV-C (in rosso nell'illustrazione) è assorbito dall'atmosfera, insieme al 95% di UV-B (arancio), mentre passano quasi completamente gli UV-A (giallo). Gli ultravioletti nella banda "C" sono usati come metodo di sterilizzazione (lampade germicide). © Designua/Shutterstock

Come 20 anni fa! L'applicazione del protocollo ha sortito la riduzione del buco nell'ozono sull'Antartide, e ciò è stato confermato negli anni da innumerevoli monitoraggi. Complessivamente, le concentrazioni di CFC-11 sono diminuite del 15 per cento rispetto alle quantità massime che si erano registrate nel 1993.

Negli ultimi anni, però, sembra che qualcuno abbia iniziato a barare. In lavoro dei ricercatori del NOAA, pubblicato su Nature (sommario, in inglese), denuncia che dal 2014 al 2016 le emissioni di CFC-11 sono aumentate del 25 per cento rispetto alla media misurata tra il 2002 e il 2012. Questo ha portato a un rallentamento nel declino della sostanza chimica del 50 per cento rispetto al 2012.

Stephen Montzka (NOAA), coordinatore dello studio, ammette che «si tratta dell'osservazione più sorprendente e inattesa fatta negli ultimi 27 anni: oggi le emissioni sono pressoché identiche a quelle di vent'anni fa».

Chi lo produce? In un primo momento si era ipotizzato che l'aumento di CFC-11 fosse dovuto all'abbattimento di vecchi edifici con impianti refrigeranti a base di tale sostanza, ma i dati non hanno confortato l'ipotesi. «A questo punto pensiamo che qualcuno stia producendo CFC-11 all'insaputa di tutti, e che stia entrando in atmosfera», afferma Montzka.

Al momento non si sa se quel "qualcuno" lo stia producendo consapevolmente o se si sviluppa come prodotto secondario di qualche altro processo chimico.

ozono, ozonosfera, CFC, buco nell'ozono
I CFC erano usati come propellenti per gli spray.

Purtroppo non si riesce a identificare la sorgente del gas: non si tratta (tanto) di accusare qualcuno, ma di intervenire al più presto per evitare che si ritorni a situazioni simili a quelle degli anni '70.

Dalle analisi sembra che la maggiore concentrazione di CFC si trovi nell'emisfero settentrionale: restringendo il campo, potrebbe avere origine da qualche parte della Cina, della Mongolia o delle Coree.

In ogni caso, se si accerterà la volontarietà della produzione bisognerà intervenire: con delle sanzioni, probabilmente (dal momento che si tratta di una violazione di un Protocollo internazionale), sperando che abbiano effetto.

Agli inizi degli anni '80 il mondo produceva circa 350.000 tonnellate di CFC-11 l'anno: verso la fine del secolo il valore era sceso a 54.000 tonnellate, ora siamo tornati a circa 65.000 tonnellate annue.

17 maggio 2018 Luigi Bignami
Ora in Edicola
Scopri il mondo Focus. Ogni mese in edicola potrai scegliere la rivista che più di appassiona. Focus il magazine di divulgazione scientifica più letto in Italia, Focus Storia per conoscere la storia in modo nuovo ed avvincente e Focus Domande & Risposte per chi ama l'intrattenimento curioso e intelligente.

Focus Storia ci porta indietro al 1914, l'anno fatale che segnò l'inizio della Prima Guerra Mondiale. Attraverso un'analisi dettagliata degli eventi, delle alleanze politiche e degli imperi coloniali, la rivista ricostruisce il contesto storico che portò al conflitto.

Scopriremo le previsioni sbagliate, le ambiguità e il gioco mortale delle alleanze che contribuirono a scatenare la guerra. Un focus sulle forze in campo nel 1914 ci mostrerà l'Europa divisa in due blocchi pronti allo scontro, mentre un'analisi delle conseguenze della pace di Versailles ci spiegherà perché non durò a lungo.

Non mancano le storie affascinanti come quella di Agnès Sorel, amante di Carlo VII, e di Moshe Feldenkrais, inventore dell'omonimo metodo terapeutico. Un viaggio nell'arte ci porterà alla scoperta della Street Art e della Pop Art nel nuovo JMuseo di Jesolo, mentre uno sguardo alla scienza ci farà conoscere le scienziate che non hanno avuto i meritati riconoscimenti.

ABBONATI A 29,90€

Focus si immerge nel Mediterraneo con un dossier speciale: un ecosistema minacciato, ma ricco di biodiversità e aree marine protette cruciali. Scopriremo l'importanza della Posidonia oceanica e le minacce alla salute del mare.

La rivista esplora anche scienza e tecnologia, svelando i segreti dei papiri di Ercolano e portandoci dietro le quinte del supercomputer Leonardo. Un viaggio nell'archeoastronomia e un'inchiesta sul ruolo del tatto nella società umana arricchiscono il numero.

Non mancano approfondimenti sulla salute, con un focus sull'Alzheimer e consigli per migliorare il sonno. La tecnologia è protagonista con uno sguardo al futuro dei gasdotti italiani e alle innovazioni nel campo delle infrastrutture. Infine, uno sguardo all'affascinante mondo dell'upupa.

ABBONATI A 31,90€
Follow us