Ecologia

La carne sintetica potrebbe avere un impatto climatico più pesante di quella di allevamento

Le emissioni di metano derivanti dagli allevamenti tradizionali restano in atmosfera per circa 12 anni. La CO2, per millenni: ecco perché la scelta delle fonti energetiche per alimentare i laboratori è cruciale, nel lungo periodo.

La carne coltivata in laboratorio che molti vedono come futura alternativa per soddisfare l'appetito mondiale di proteine animali, potrebbe recare, a lungo andare, più danno all'ambiente di quella tradizionale. Lo sostiene uno studio britannico pubblicato su Frontiers in Sustainable Food Systems, che considera il diverso comportamento, in atmosfera, di metano e anidride carbonica, i gas serra più comunemente associati alla produzione di carne.

L'allevamento di animali da macello è responsabile, da solo, del 15% del totale di tutte le emissioni di gas a effetto serra di origine antropica, e quello bovino in particolare è associato a un'importante produzione di metano e monossido di azoto, derivanti dal letame e dal processo digestivo degli animali. A pesare sull'ambiente sono anche la conversione di terre agricole al pascolo o alla produzione intensiva di mangime animale, e l'acqua dissipata nell'intero processo produttivo.

Una costosa rivoluzione. La carne sintetica si ottiene raccogliendo cellule staminali da tessuti animali e lasciando che si differenzino in fibre, fino a ricavare una quantità sufficiente di tessuto muscolare che possa essere unita, aromatizzata e venduta come carne. Il processo è laborioso e ancora troppo costoso per essere condotto su larga scala e approdare ai consumatori; tuttavia, almeno sulla carta avrebbe il vantaggio di produrre meno emissioni di metano.

Emissioni a confronto. I ricercatori della Oxford Martin School hanno analizzato le implicazioni climatiche a lungo termine dei due diversi processi produttivi, con una differenza rispetto agli studi precedenti: non hanno convertito, come spesso accade, tutte le diverse emissioni di gas serra in tonnellate di CO2 equivalente. A parità di tonnellate emesse, il metano ha infatti un impatto sul clima molto più elevato dell'anidride carbonica. Tuttavia, permane in atmosfera soltanto per 12 anni circa, mentre la CO2 persiste, e si accumula per millenni.

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La mappa mondiale dei consumi di carne, in base ai dati della FAO del 2014 (gli ultimi disponibili). I numeri a fianco indicano il totale annuale di carne pro capite consumato, espresso in kg. Ma davvero il consumo di carne è diminuito? © Statista

Pro e contro. L'influenza del metano, dunque, non è cumulativa: ecco perché in alcune circostanze, la produzione di carne sintetica, associata quasi esclusivamente a emissioni di CO2, potrebbe risultare ancora più pesante, in termini climatici. Affinché non lo sia occorrerà investire su metodi di produzione energetica sostenibile che possano alimentare gli impianti di produzione.

Emissioni a parte, la carne artificiale ridurrebbe drasticamente le macellazioni animali e il consumo di suolo, e conterrebbe l'emorragia di acqua. Se però il mercato si allargasse, potrebbe comportare problemi di inquinamento del suolo, per via delle grandi quantità di sostanze chimiche, degli ormoni e dei fattori di crescita usati per coltivare le cellule iniziali.

Insomma, comunque lo si giri, sembra che il problema della produzione di cibo sia pieno di strade senza uscita.

Ma dato che i prodotti a base di carne sintetica fanno per ora, molta fatica a uscire dai laboratori, il discorso legato alle loro emissioni serra rimane al momento puramente teorico.

27 febbraio 2019 Elisabetta Intini
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