Ecologia

Requiem per l'Okjökull

Il ghiacciaio islandese dell'Ok è ufficialmente scomparso: lo ricorda una targa con un appello a ciò che va fatto, e una nota per le generazioni future.

Le immagini del NASA Earth Observatory mostrano impietosamente le conseguenze più evidenti dell’aumento delle temperature nelle aree più a nord del Pianeta: l'immagine simbolo è quella della totale scomparsa di un grande ghiacciaio islandese, l'Okjökull, in poco più di trent'anni.

Islanda: il ghiacciaio Okjökull e il vulcano Ok
Islanda: il ghiacciaio Okjökull, oggi del tutto scomparso, copriva il cratere e l'area dell'Ok, un vulcano a scudo (come il Kilauea, alle Hawaii)) attivo nei periodi interglaciali del Pleistocene (da 2,5 milioni a 11.700 anni fa).

Del ghiacciaio, che ricopriva interamente l'area del vulcano a scudo Ok, su circa 16 chilometri quadrati, ora sono rimaste piccole chiazze di ghiaccio. Gli esperti della NASA che hanno seguito e documentato la scomparsa del ghiacciaio, grazie ai dati e agli strumenti dei satelliti Landsat, affermano che le ripetute ondate di calore degli ultimi anni stanno duramente colpendo anche gli altri ghiacciai islandesi.

L'abbiamo fatto? In realtà il ghiacciaio era ridotto più o meno così già nel 2014 e per i glaciologi era da ritenersi scomparso, ma ora l'evento è stato ufficializzato, scritto per le prime pagine della Storia dell'Antropocene e indirizzato alle generazioni future:

Ok è il primo ghiacciao islandese a perdere il suo status di ghiacciaio. Nei prossimi 200 anni tutti i nostri ghiacciai potrebbero seguire la stessa sorte. Questo monumento testimonia che sappiamo quello che sta succedendo e che cosa è necessario fare.

Solo tu sai se l'abbiamo fatto.

La targa per l'Okjökull riporta la concentrazione di CO2 in atmosfera nell'agosto 2019, 415 parti per milione, il valore più alto da 10.000 anni a questa parte.

Segue la data, agosto 2019, e con essa gli attuali livelli di anidride carbonica in atmosfera, 415 parti per milione.

Il commento di Cymene Howe (Rice University, Houston) è lapidario, ma lascia aperto uno spiraglio alla speranza: «È il primo monumento a un ghiacciaio perso a causa dei cambiamenti climatici. Segnando in questo la morte di Ok speriamo di attirare ancor più l’attenzione su ciò che sta perdendo la Terra con la scomparsa dei ghiacciai».

23 agosto 2019 Luigi Bignami
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