Ecologia

I cambiamenti climatici distruggono le sincronie tra piante e animali

I cambiamenti climatici creano disordine nei cicli naturali, con una velocità a cui le specie faticano ad adattarsi: gli effetti riguardano anche noi.

Appena dopo la schiusa, nei 18 giorni necessari alla piena autonomia dei loro pulli, le cinciallegre consegnano bruchi alla nidiata al ritmo impressionante di uno al minuto. Per assicurarsi una tale abbondanza di prede, questi uccelli fanno in modo che i piccoli vedano la luce esattamente nel periodo di massima abbondanza di bruchi delle querce.

Per ragioni simili, i bruchi delle querce sincronizzano la loro comparsa con quella delle prime e più tenere foglie verdi sui rami. Negli ultimi anni, però, l'aumento delle temperature ha mandato in tilt questo meccanismo sincronizzato e pressoché perfetto. In Olanda, le cinciallegre depongono le uova in anticipo in primavera, ma non abbastanza per incontrare il picco di disponibilità dei bruchi, anch'essi alla disperata rincorsa del risveglio anticipato delle piante.

Minaccia crescente. Gli scienziati si sono accorti da tempo dell'aumento di questi "incontri mancati" e di altri stravolgimenti dei normali cicli biologici di piante e animali causati dal global warming. Ora però un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP) ha individuato in questa alterazione dei ritmi naturali una delle tre più grandi crisi ambientali emergenti (le altre due sono la distruzione provocata dagli incendi boschivi e i danni prodotti dall'inquinamento acustico urbano).

Troppo in fretta. Gli esseri viventi regolano le fasi cruciali della loro vita, dalla riproduzione allo sviluppo, dalle migrazioni all'uscita dal letargo, su fattori ambientali come i cambiamenti della temperatura, l'arrivo delle piogge, l'esposizione alla luce. Soprattutto nelle regioni temperate (le aree comprese tra i circoli polari e le fasce tropicali) sono proprio questi input nella loro alternanza stagionale a dare il via alla schiusa delle uova, alle fioriture, alla muta delle pellicce e ad altre trasformazioni essenziali per la vita, e la scienza che studia queste complesse relazioni è chiamata fenologia.

L'aumento delle temperature legato ai cambiamenti climatici sta provocando alterazioni talmente rapide, in questi delicati equilibri, da rendere difficile l'adattamento a molte delle specie interessate. Con conseguenze potenzialmente catastrofiche per la perdita della biodiversità e la sicurezza alimentare umana.

Catena alimentare interrotta. Le piante possono rispondere più rapidamente a questi cambiamenti rispetto agli animali che se ne cibano, finendo così per sbocciare troppo in anticipo per gli impollinatori che si nutrono del loro nettare. La vegetazione artica compare ormai due settimane prima in primavera, troppo presto per i cuccioli di caribù che, appena nati, dovrebbero nutrirsi dei germogli più teneri.

Le cicogne europee migrano una settimana prima dall'Africa al Nord Europa, correndo più spesso il rischio di incappare in una tempesta invernale tardiva e di morire.

Le alte temperature oceaniche accelerano il ciclo di vita dei crostacei, anticipano di 50 giorni a decennio la fioritura del plancton e di 10 giorni a decennio la deposizione delle uova di molte specie di pesci, con effetti dannosi sulle attività ittiche e perdite economiche cospicue. I cambiamenti climatici hanno reso più difficile prevedere i tempi di crescita e la resistenza di raccolti essenziali per l'alimentazione umana come orzo, riso, mais, sorgo, frumento, viti e alberi da frutto.

disconnessione universale. Lo si vede già ora con una temperatura media più alta di 1,19 °C rispetto all'era preindustriale; immaginiamo gli effetti che potrebbero avere un aumento fino a 1,5 / 2 °C, insieme a problemi concomitanti come la degradazione del suolo o la scarsità d'acqua.

Già nei primi anni 2000 gli studi di fenologia evidenziavano che 203 specie di piante e animali avevano anticipato le tappe dei loro cicli vitali di in media di 2,8 giorni a decennio a causa dei cambiamenti climatici. Da allora il fenomeno è stato osservato praticamente in ogni fase cruciale della vita animale e vegetale (riproduzione, fioritura, comparsa delle foglie, inizio dello sviluppo larvale, muta, letargo, migrazioni), in tutte le grandi famiglie animali e praticamente in ogni habitat di entrambi gli emisferi.

Molti animali hanno sviluppato capacità di adattamento - per esempio, deponendo le uova in anticipo - ma la velocità dei cambiamenti climatici causati dall'uomo potrebbe seriamente compromettere anche questa flessibilità.

Effetto boomerang. Senza una riduzione drastica dei gas serra potremmo assistere inermi al collasso di fondamentali servizi ecosistemici, cioè a favore dell'uomo - come quelli resi dagli impollinatori, che arrivano in ritardo rispetto a fioriture troppo precoci. Se la perdita di biodiversità non fosse già una ragione sufficiente per agire, pensiamo che ne va della sicurezza alimentare umana: alte temperature e imprevedibilità delle stagioni rendono i raccolti più vulnerabili a parassiti, siccità e gelate.

4 marzo 2022 Elisabetta Intini
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