Ecologia

Cambiamenti climatici: il nostro ruolo nella tutela del pianeta

Il ruolo dell'uomo nei cambiamenti climatici è confermato dalla scienza. Ma ciascuno di noi può contribuire ogni giorno a fermare il declino. Ne hanno parlato a Ragusa gli esperti di Focus.

Per l’ultima tappa dell’edizione 2017 Panorama d’Italia ha scelto Ragusa. E dall’Auditorium Giambattista Cartia gli esperti di Focus hanno parlato di inquinamento e cambiamenti climatici.

Sul palco, guidati dal direttore di Focus Jacopo Loredan, si sono confrontati Ilaria Baneschi (ricercatrice in geochimica ambientale e paleoclimatologia presso IGG-CNR sede di Pisa), Stefania De Angelis (tenente dell’Aeronautica Militare), Gianluca Martelliano (responsabile ufficio stampa Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo), Serena Maso (campagna mare Greenpeace Italia).

I termometri del pianeta. Ilaria Baneschi, appena tornata da un periodo di ricerca sulle isole Svaalbard, ha spiegato il ruolo dei Poli come sentinelle dei cambiamenti climatici. Queste zone del pianeta infatti sono quelle che più risentono degli aumenti di temperatura.

In Antartico, negli ultimi 10 anni, la temperatura media è cresciuta di 1,8°C. Un aumento sufficiente a causare uno scioglimento dei ghiacci anomalo che impatta sull’intero ecosistema.

E gli effetti sono globali: sono già in corso diversi studi che mettono in relazione i monsoni asiatici con il cambiamento delle correnti a getto polari.

In questo contesto è fondamentale il lavoro degli scienziati: capire che cosa sta succedendo, qual è il ruolo dell’uomo in questi cambiamenti è importante per trovare soluzioni a livello tecnologico e normativo.

Il mare malato. Serena Maso ha fotografato lo stato di salute dei nostri mari, che non sono in grande forma a causa dell’inquinamento, della pesca eccessiva, della pesca condotta illegalmente a specie protette, in zone vietate o con strumenti proibiti.

E gli effetti dello sfruttamento eccessivo dei mari ricadono non solo sull’ecosistema ma anche sull’economia delle zone costiere.

Possiamo fare qualcosa? Sì, anche noi come singoli consumatori. Per esempio informandoci su ciò che portiamo in tavola.

Al mercato è quindi meglio preferire pesce pescato nei nostri mari e prestare attenzione alle tecniche utilizzate, che devono obbligatoriamente essere riportate in etichetta.

Non va dimenticato il grande problema delle micro e nanoplastiche che inquinano il mare. Il Mediterraneo non ne è esente: queste piccolissime particelle di plastica vengono mangiate dal pesce e finiscono in tutta la catena alimentare. Compresa la nostra tavola.

Anche qui i consumatori possono giocare un ruolo chiave, soprattutto riducendo l'utilizzo di plastiche usa e getta.

La nuova economia. Gianluca Martelliano ha parlato dell’economia circolare, un nuovo paradigma di progettazione e produzione che potrebbe contribuire in modo determinante alla salvaguardia dell’ambiente.

Questo modello si contrappone a quello tradizionale, o lineare, che prevede produzione-acquisto-eliminazione dei prodotti. Nell’economia circolare i prodotti sono invece progettati per essere smantellati e recuperati.

Martelliano spiega come a livello normativo l’Unione Europea stia lavorando per spingere sempre di più verso la produzione di oggetti modulari, riparabili e aggiornabili. Nel giro di qualche anno per esempio, potremmo avere smartphone ai quali sarà possibile cambiare la fotocamera o il processore con uno più moderno e performante.

Uragani nostrani. L’intervento è stato chiuso dal ten. Stefania De Angelis che ha spiegato come la frequenza degli eventi estremi nel Mediterraneo sia effettivamente aumentata. Per esempio sulla Sicilia si è recentemente abbattuto un Medicane, un piccolo uragano con venti che possono arrivare a 250 km/h.

Si formano quando l’acqua del mare, ancora calda a causa dall’estate eccezionale, riscalda l’aria soprastante. Lo scontro con masse di aria polare molto fredda scatena questi fenomeni.

Va comunque sottolineato che non sono una novità assoluta: sempre in sicilia se ne sono registrati diversi anche a metà degli anni ‘90.

24 novembre 2017 Rebecca Mantovani
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