Ecologia

Biologico e tecniche antiche, la risposta italiana alla chimica

gli Ambasciatori del Territorio di Legambiente, 150 realtà agricole italiane virtuose

Roma, 30 set. (AdnKronos) - In Italia l’uso della chimica in agricoltura è sempre elevato (siamo i primi consumatori europei di fitofarmaci e molecole chimiche per l’agricoltura secondo l’ultimo rapporto Eurostat), ma vanno rilevati il costante aumento della superficie coltivata con metodo biologico (+23,1% dal 2010 al 2013) e la sempre maggiore diffusione di pratiche agricole alternative e sostenibili.

Buone pratiche agricole, come la rotazione colturale, il sovescio e tecniche di lavorazione del terreno a minor impatto ambientale, che contribuiscono a mantenere i suoli sani e fertili, a preservarli dall'erosione e ridurre il rischio idrogeologico. E suoli sani restituiscono prodotti salubri e genuini.

Su questa direttrice si muove la rete degli Ambasciatori del Territorio di Legambiente, che racchiude quasi 150 realtà agricole italiane che producono nel rispetto del patrimonio ambientale, sociale e culturale dei loro territori e che rappresentano un modello di economia sostenibile che già funziona.

Tra le buone pratiche segnalate da Legambiente a Expo quella dell'Azienda Agricola Angelone Leonardo di Policoro, che produce frutta e verdura con metodo organico e biodinamico applicando con estremo rigore i criteri di Alex Podolinsky, uno dei massimi esperti europei di agricoltura biodinamica, nella produzione di preparati e nella loro conservazione, dinamizzazione, distribuzione e infine nella lavorazione del terreno, ottenendo risultati superiori all'agricoltura convenzionale e a quella biologica.

L’Azienda Agricola Biologica Marco Campobasso di Castellaneta Marina si distingue, oltre che per essere alimentata da un impianto fotovoltaico, per l’allevamento di un insetto utile, il Criptolaemus Montrouzieri, predatore delle cocciniglie, che consente di attuare interventi tempestivi in campo.

L’Azienda Agricola Cascina di Francia di Moncrivello certificata bio è capofila di altre piccole aziende biologiche che nella zona collinare al confine fra le province di Vercelli e di Torino hanno costituito l’associazione, Alba (Agricoltori Locali Biologici Associati), per garantire il massimo rispetto degli obiettivi e delle normative.

Il Consorzio Formicoso Alta Irpinia è tornato a coltivare una varietà storica di frumento duro, il Senatore Cappelli, per produrre semole e pasta di alta qualità. Un disciplinare prescrive la coltivazione del Senatore Cappelli in rotazione con erbai polifiti o con leguminose (favino, cece), senza ricorso a diserbanti o a concimazioni di fondo e di copertura, superflue del resto data l’altezza e rusticità di questo frumento.

Alcuni agricoltori hanno anche allevamenti di vacche da latte e seminano, in rotazione col grano, erbai polifiti che consentono di ottenere il Latte Nobile. L’obiettivo comune degli agricoltori del Consorzio, diventati 25 rispetto ai 13 iniziali, è di arrivare a gestire l’intera filiera fino al prodotto finito (paste, latte o formaggio).

La strada da percorrere è quindi già definita, occorre però che sia sostenuta da un solido impianto normativo: l'adozione di un Piano d'Azione Nazionale per il biologico che tra le misure quantifichi il traguardo da raggiungere, almeno raddoppiando entro il 2020 la superficie coltivata a biologico, è un obiettivo da non mancare.

30 settembre 2015 ADNKronos
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