Biodiversità, allarme della FAO: le poche specie di cui ci nutriamo sono a rischio

La produzione mondiale di cibo si basa su appena una manciata, delle migliaia di varietà di piante e animali commestibili: un dato che ci rende ancora più vulnerabili alle sfide poste da cambiamenti climatici e aumento demografico.

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Quasi dieci miliardi di persone contano principalmente su 9 specie di prodotti agricoli. Qual è il cibo più consumato al mondo? | Shutterstock

La biodiversità delle specie vegetali e animali sulle quali contiamo per mangiare è a rischio: gli organismi che costituiscono lo "zoccolo duro" dell'alimentazione umana sono in declino, a causa di una gestione scorretta della terra e dell'acqua e per colpa dell'inquinamento, dei cambiamenti climatici, dell'urbanizzazione e del sovrasfruttamento delle risorse.

 

A lanciare l'allarme è la FAO, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, che nello State of the World's Biodiversity for Food and Agriculture, un rapporto basato sui dati raccolti in 91 diversi Paesi, fa il punto sulla diversità di piante, animali e altri organismi (selvatici o addomesticati) che forniscono all'uomo cibo, fibre e carburante.

 

L'elenco comprende sia le specie di cui ci nutriamo abitualmente, sia quelle che ci forniscono servizi essenziali, come le api e altri impollinatori, i lombrichi, le mangrovie, le alghe e i funghi che rendono il suolo fertile, sostentano gli organismi animali, purificano l'acqua e l'aria, proteggono i terreni.

 

un pugno di tuberi e cereali. Il documento (la cui versione completa è consultabile qui) esprime due messaggi chiave. Il primo è che, nonostante si conoscano circa 6000 specie vegetali coltivabili, quelle effettivamente usate nella produzione di cibo sono circa 200, e il 66% della produzione agricola globale è costituito da nove specie soltanto (canna da zucchero, riso, mais, frumento, patata, soia, il frutto della palma da olio, barbabietola da zucchero, manioca). Non va diversamente per le proteine animali: se le specie principalmente allevate sono una quarantina, sono poche quelle sulle quali contiamo per la carne, il latte e le uova.

 

a cosa ci affidiamo? Il secondo messaggio è che molte di queste specie ormai essenziali sono in declino. Un terzo delle riserve ittiche mondiali è minacciato dalla pesca eccessiva, e un terzo dei pesci d'acqua dolce è considerato a rischio. Impollinatori, organismi del suolo e nemici naturali dei parassiti soffrono per il degrado del terreno e il sovrasfruttamento degli habitat.

 

In declino sono anche ecosistemi chiave (come le mangrovie) che proteggono dalle inondazioni e forniscono acqua dolce e habitat per altre specie. Il 26% delle varietà locali di animali da allevamento rischia l'estinzione, e un migliaio di specie selvatiche vegetali e animali sta registrando una diminuzione del numero dei suoi esemplari.

 

Una bambina e il suo piatto di cibo in un mercato locale di Toliara, in Madagascar. Nel Paese africano duramente colpito da una siccità dovuta alla coda di El Niño, nel 2018, oltre la metà dei bambini sotto i 5 anni soffre di malnutrizione cronica. | Shutterstock

Appesi a un filo. I tentativi di recupero e tutela della biodiversità ci sono e funzionano, ma non stanno avvenendo abbastanza velocemente. Fare affidamento su un numero limitato di risorse ci rende particolarmente vulnerabili alle sfide poste da un clima, e da una demografia mondiale, in netta trasformazione. La carenza di biodiversità fa sì che la produzione di cibo sia più suscettibile ai contraccolpi di siccità, parassitosi e malattie, mentre i cambiamenti climatici stanno rendendo sempre più instabili e poco affidabili le stagioni e i tempi dei raccolti.

 

In base a un rapporto commissionato dall'organizzazione umanitaria Care International e di recente ripreso dal Guardian, proprio i cambiamenti climatici sono stati responsabili della maggioranza delle crisi umanitarie legate alla scarsa produzione di cibo avvenute nel mondo lo scorso anno. Siccità e uragani hanno generato gravi crisi alimentari in Madagascar, Etiopia, Sudan, Chad, nelle Filippine e ad Haiti, ma di queste tragedie, sui media internazionali, si è parlato pochissimo.

 

4 marzo 2019 | Elisabetta Intini