Ecologia

Artico bollente, si sta scaldando due volte più in fretta del resto del pianeta

lo rileva un rapporto di Greenpeace, possibili gravi ripercussioni sull’intero clima terrestre

Roma, 7 giu. - (AdnKronos) - L'Artico si sta scaldando due volte più in fretta che in qualsiasi altra regione del mondo, con possibili gravi ripercussioni sull’intero clima terrestre. Nell’emisfero nord del Pianeta, in particolare, potranno aumentare i fenomeni meteorologici estremi. A lanciare l'allarme è un rapporto scientifico pubblicato da Greenpeace alla vigilia della Giornata Mondiale degli Oceani.

Secondo lo studio “What happens in the Arctic doesn’t stay in the Arctic” ("Ciò che accade nell’Artico non resta confinato nell’Artico"), l’alterazione di questo ecosistema unico e prezioso può aggravare gli effetti dei cambiamenti climatici e avere ripercussioni anche sulle nostre vite.

Il rapporto ricorda infatti che estati con scarsa copertura di ghiacci artici sono spesso associate a un aumento della temperatura superficiale del Mediterraneo. La relazione tra questi fenomeni non è ancora chiara ma è stata registrata la presenza di particolari fenomeni atmosferici che si aggiungono ad altri fattori, collegati al cambiamento climatico, come disturbi nella formazione delle nuvole, effetti sulla Corrente del Golfo e cambiamenti nell’umidità dei suoli.

A causa del riscaldamento globale, negli ultimi 30 anni l’area artica coperta di ghiacci si è ridotta in modo sostanziale estate dopo estate, diminuendo la capacità della superficie ghiacciata di riflettere la luce solare (fenomeno conosciuto come "albedo") e aumentando il calore assorbito dal mare, che a sua volta contribuisce allo scioglimento dei ghiacci, in un circolo vizioso molto pericoloso.

Inoltre, sottolinea Greenpeace, il ritiro dei ghiacci rende più facile lo sfruttamento delle risorse naturali nel Mar Glaciale Artico: pesca, trasporto marittimo e trivellazioni in cerca di combustibili fossili fanno gola a molti e minacciano la sopravvivenza di questo fragile ecosistema. Da tempo invece l'associazione chiede che le acque internazionali che circondano il Polo Nord diventino un Santuario Artico in cui sia vietata qualsiasi attività industriale estrattiva.

Nelle prossime settimane l’Ospar, la commissione internazionale deputata alla conservazione dell’Artico, potrebbe decidere di istituire un’area protetta di oltre 226mila kmq, realizzando così il primo pezzo del Santuario. Quasi otto milioni di persone hanno già firmato la petizione internazionale di Greenpeace per impedire lo sfruttamento dell’Artico, unendosi all’appello dell’associazione ambientalista affinché questo vitale oceano di ghiaccio possa essere preservato a difesa del clima terrestre.

7 giugno 2016 ADNKronos
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