Antropocene, i 7 segni di una nuova era geologica

Sette eredità scomode che stiamo lasciando sul pianeta. Sette prove preoccupanti dell'inizio di un nuovo corso della storia della Terra, condizionato - in negativo - dall'uomo.

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Probabilmente non saremo ancora qui - come specie - tra decine di migliaia di anni. Ma le prove del nostro passaggio, non indolore, rimarranno scritte a lungo sul nostro Pianeta. Secondo un panel internazionale di scienziati ci sono tutti gli elementi per ritenere che siamo entrati in una nuova era geologica: l'Antropocene, iniziato a metà del '900 e caratterizzato da un impatto su rocce e sedimenti terrestri che rimarrà visibile a lungo, per milioni di anni. Nello studio pubblicato su Science si presentano gli indizi schiaccianti che portano a distinguere l'epoca in cui viviamo dall'Olocene, iniziato 11.700 anni fa con la fine dell'ultima era glaciale. E anche se le prove definitive del passaggio epocale richiederanno tempo, ecco 7 indizi convincenti dell'inizio di un'epoca in cui è l'uomo a forgiare il pianeta a sua - preoccupante - immagine. Per i geologi, sono prove dell'Antropocene...

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Le esplosioni atomiche. Dall'inizio dell'era atomica, con i primi esperimenti nucleari del Progetto Manhattan nel New Mexico, il 16 luglio 1945, sono stati fatti esplodere 2.421 ordigni nucleari (l'ultima esplosione, non confermata, è stata dichiarata dalla Corea del Nord). Test e bombe depositano nelle aree limitrofe isotopi radioattivi (radionuclidi), atomi instabili con un eccesso di energia nucleare che lasciano un'impronta radioattiva sulla Terra.

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I combustibili fossili. Forse la più ovvia eredità dell'Antropocene: dal 1850 ad oggi la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera ha subito un'impennata raggiungendo il record allarmante di 400 parti per milione. Le emissioni globali di CO2 sono le più alte da 65 milioni di anni a questa parte, e lasceranno traccia nei ghiacci antartici (sempre che qualcuno di essi sopravviva alla fusione) ma anche nelle piante, nei sedimenti di arenaria, nelle ossa fossili e nelle conchiglie che forse qualcuno troverà dopo la nostra dipartita. I combustibili fossili aumentano infatti la quantità di isotopi di carbonio-12 e carbonio-13, che si depositano su queste "spugne" naturali. Vedi anche: 6 eredità della COP 21 di Parigi sul clima

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I nuovi materiali. Tre saranno gli elementi che si troveranno dopo di noi: alluminio, cemento e plastica, i materiali più largamente impiegati dalla società umana. Il primo era sconosciuto prima dell'inizio del 19esimo secolo, ma ne abbiamo prodotto da allora circa 500 milioni di tonnellate. Il calcestruzzo era noto già agli antichi Romani, ma nel 20esimo secolo abbiamo raggiunto ritmi di produzione tali da averne ora un chilo per metro quadrato di Terra (più della metà del quale prodotto negli ultimi 20 anni). Per quanto riguarda la plastica, ne produciamo 500 milioni di tonnellate all'anno, ma il dato più preoccupante è la sua pervasività nell'ambiente.

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L'impronta geologica. Attività minerarie, perforazioni, deforestazione, urbanizzazione, erosione costiera e attività agricole estensive stanno mutando inesorabilmente la geologia terrestre, incidendo sul modo in cui avviene la stratificazione dei sedimenti rocciosi. Finora abbiamo modificato per le nostre esigenze il 50% della superficie terrestre. Gli effetti saranno visibili anche tra milioni di anni. Guarda anche la nostra impronta sulla Terra dallo Spazio

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I fertilizzanti. Il nostro tentativo di sfamare una popolazione in aumento (e con esigenze non in linea con il rendimento naturale della terra) ha fatto raddoppiare i livelli di fosforo e azoto nel suolo rispetto al secolo scorso, a causa dell'utilizzo massiccio di fertilizzanti. Questi lasceranno un'impronta chimica visibile nei millenni avvenire: produciamo 23,5 milioni di tonnellate di fosforo, il doppio rispetto all'Olocene, e abbiamo causato il maggior impatto sul ciclo naturale dell'azoto da 2,5 miliardi di anni a questa parte.

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Il riscaldamento globale. Le future analisi climatiche, se mai ci saranno, indicheranno per la nostra era geologica la più intensa variazione climatica causata dall'uomo mai registrata. Nell'ultimo secolo la temperatura terrestre è aumentata di 0,6-0,9 °C, molto più della variabilità naturale registrata per l'Olocene. E il livello dei mari ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 115 mila anni (nella foto, il distacco di una parte del ghiacciaio Perito Moreno, in Argentina). Guarda anche: se cresce il livello dei mari...

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L'estinzione di massa. Le estinzioni di massa causate da violenti cambiamenti ambientali caratterizzano l'inizio e la fine di ogni era geologica studiata, e l'Antropocene non fa eccezione. Secondo alcune teorie saremmo sull'orlo della sesta estinzione di massa, con tre quarti delle specie terrestri destinate a scomparire nei prossimi secoli. Nella foto, l'ultimo maschio di rinoceronte bianco settentrionale rimasto sulla Terra. Guarda anche la mappa mondiale dell'ecatombe dei mammiferi e le 25+1 specie di primati a rischio estinzione secondo la IUCN.

Probabilmente non saremo ancora qui - come specie - tra decine di migliaia di anni. Ma le prove del nostro passaggio, non indolore, rimarranno scritte a lungo sul nostro Pianeta. Secondo un panel internazionale di scienziati ci sono tutti gli elementi per ritenere che siamo entrati in una nuova era geologica: l'Antropocene, iniziato a metà del '900 e caratterizzato da un impatto su rocce e sedimenti terrestri che rimarrà visibile a lungo, per milioni di anni. Nello studio pubblicato su Science si presentano gli indizi schiaccianti che portano a distinguere l'epoca in cui viviamo dall'Olocene, iniziato 11.700 anni fa con la fine dell'ultima era glaciale. E anche se le prove definitive del passaggio epocale richiederanno tempo, ecco 7 indizi convincenti dell'inizio di un'epoca in cui è l'uomo a forgiare il pianeta a sua - preoccupante - immagine. Per i geologi, sono prove dell'Antropocene...