Ecologia

Cosa resterà della nostra civiltà? I polli

Chi tra milioni di anni scaverà per cercare tracce dell'Antroprocene, ovvero della nostra civiltà, troverà, oltre alla plastica, ossa di pollo da allevamento: questi pennuti sono in numero esorbitante.

Quando l'umanità sarà scomparsa dal pianeta Terra, a raccontare del suo passaggio resteranno soprattutto due cose: frammenti di plastica, e ossa di pollo. Dei primi sapevamo ormai da tempo, il secondo reperto è una sconcertante novità, raccontata in un articolo sulla rivista Royal Society Open Science. Quando gli archeologi (o gli alieni) del futuro scaveranno per studiare la nostra civiltà, una delle tracce geologiche più consistenti sarà formata dalle ossa dei 23 miliardi di polli da allevamento che in ogni momento sono presenti sulla Terra, un numero almeno 10 volte maggiore a quello di ogni altra specie di uccello, 40 volte superiore a quello dei corvi.

Ogni anno si macellano per l'industria alimentare oltre 65 miliardi di polli da carne (broiler chicken), ma per quanto questi numeri siano impressionanti, non è l'unico dato dello studio che disorienta. Per i geologi dell'Università del Leicester che hanno studiato le ossa di pollo raccolte in diversi siti archeologici londinesi, il segno dei nostri tempi è anche che abbiamo profondamente cambiato la forma, la genetica e il ciclo biologico di questi animali. E le ossa conserveranno, di queste trasformazioni, l'impronta chimica.

Irriconoscibili. Si pensa che i polli siano stati per la prima volta addomesticati 8000 anni fa, e che nel tempo siano divenuti più più grossi e carnosi dei loro antenati selvatici. Ma la vera metamorfosi l'hanno subita dagli anni '50, quando l'industria alimentare ha attraversato le maggiori trasformazioni. Il moderno pollo da allevamento vive da cinque a nove settimane prima di essere macellato, e ha una massa cinque volte maggiore rispetto al selvatico predecessore.

È stato selezionato per mangiare in modo insaziabile affinché ingrassi più rapidamente, una caratteristica che incide negativamente sullo sviluppo delle ossa che comunque, a causa di una dieta ricca di cereali e povera delle proteine "da cortile", conservano un'impronta chimica ben riconoscibile.

Sotto controllo. Lo abbiamo fatto diventare un animale completamente dipendente dalla tecnologia per la sopravvivenza, dalle uova incubate artificialmente, alla crescita in condizioni climatiche controllate, alla materia riciclata nei processi di macellazione, che diventa cibo a sua volta. E anche se la fossilizzazione delle ossa di uccello non è un processo così facile, il numero di quelle di pollo garantirà che siano in futuro uno dei reperti più diffusi. Consegneranno dell'uomo un'immagine duplice, quella di una specie tecnologicamente avanzata e sfruttatrice delle altre allo stesso tempo.

16 dicembre 2018 Elisabetta Intini
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