Ecologia

"Raee questi (s)conosciuti", sui rifiuti elettronici ancora molta strada da fare

Presentati i risultati di uno studio condotto on line su un campione di circa 2.500 consumatori italiani da Adiconsum-Ecodom. Arienti: "L'industria del riciclo degli elettrodomestici, quella virtuosa, soffre in Italia di un vero e proprio 'nanismo'"

Roma, 4 feb. (AdnKronos) - Cresce la consapevolezza degli italiani sul fronte della corretta raccolta dei rifiuti elettronici ma è ancora molta la strada da fare. E' questo, in sintesi, il bilancio che emerge dall'indagine on-line 'Conosciamo l’Ambiente' condotta, su un campione di circa 2.500 persone particolarmente sensibili alle tematiche ambientali, da Adiconsum, associazione per la difesa dei consumatori e dell’ambiente, ed Ecodom, consorzio Italiano per il recupero e riciclaggio degli elettrodomestici.

Il 70% del campione è in grado di dare una definizione corretta di Raee (e, nello specifico, il 25,7% ne sente parlare dai giornali, il 48,8% on line e solo il 14,3% alla Tv). Il 90% degli intervistati dichiara, poi, di sapere che è obbligatorio fare la raccolta differenziata anche per i Raee, ma poco diffusa è la corretta informazione sul livello di inquinamento prodotto dagli elettrodomestici dismessi.

Per quanto riguarda i grandi elettrodomestici, il 74% conferma di portarli all’isola ecologica quando ha necessità di smaltirli, mentre il 26% si avvale dell’aiuto dell’azienda di igiene urbana per il ritiro a domicilio. Meno informati e consapevoli, invece, sono gli italiani in merito allo smaltimento dei piccoli elettrodomestici: il 7% dichiara di averli buttati nel sacco della spazzatura, il 3% nel cassonetto stradale, mentre per il restante 90% l’unica soluzione è portarli alle isole ecologiche; nessuno degli intervistati afferma di aver mai riconsegnato al proprio rivenditore un piccolo elettrodomestico rotto.

Infatti non sono in molti a conoscere le norme che disciplinano la raccolta dei Raee: l’80% del campione non sa che dal mese di aprile 2014 è stato introdotto l’obbligo da parte dei rivenditori (per i negozi con superficie superiore ai 400 mq) del ritiro 'uno contro zero' dei Raee di piccolissime dimensioni. Di contro, più della metà degli italiani intervistati (il 60%) sa che esiste l’obbligo di ritiro 'uno contro uno' dei Raee (in vigore da giugno 2010), ma il 51% del campione non ha mai utilizzato questo servizio, e il 22% solo una volta (il 27% anche più di una volta).

L'Italia risulta, infatti, ancora molto indietro rispetto agli altri paesi europei in termini di quantitativi di Raee raccolti: circa 4 kg all’anno pro-capite, che collocano il nostro Paese al 16° posto nella graduatoria europea, ben distante dagli obiettivi fissati dalla nuova Direttiva Raee, pari a circa 12 kg/abitante all’anno entro il 2019. "È fondamentale che i consumatori siano a conoscenza di tutte le modalità disponibili per effettuare correttamente la raccolta differenziata dei Raee - osserva Giorgio Arienti, direttore generale di Ecodom - L'industria del riciclo degli elettrodomestici, quella virtuosa, soffre in Italia di un vero e proprio 'nanismo', perché gestisce solo 240.

000 tonnellate di Raee all'anno invece delle 800.000 che si generano ogni anno. Se potesse triplicare le quantità trattate, potrebbe essere un'industria molto più competitiva".

"E, invece, sembra che si sia innescato un circolo vizioso - sottolineano le due associazioni - si raccolgono pochi Raee, l'industria non decolla, i costi per gli impianti di trattamento diventano più alti. Due esempi significativi: nel nostro Paese, nessuno è fino ad ora riuscito a investire nella realizzazione di un impianto per la lavorazione delle schede elettroniche finalizzata ad estrarre le materie più preziose (oro, terre rare, ecc...), perché le quantità di schede raccolte in Italia sono modeste; la conseguenza è che questa tipologia di componenti viene esportata verso impianti in Germania o Belgio, ed è l'industria di queste nazioni a beneficiare, poi, delle materie prime ricavate".

Inoltre, "in Italia, inoltre, non è mai stato realizzato un impianto di smaltimento del Cfc estratto dai frigoriferi: anche in questo caso, per colpa della scarsità dei volumi, si devono esportare in Francia questi gas per termo-distruggerli, con la conseguenza di costi esorbitanti".

Nell'indagine di Ecodom e Adiconsum, effettuata nell'ultimo trimestre del 2014, emergono anche le maggiori criticità presenti sul territorio per quanto riguarda la gestione dei rifiuti. Le difficoltà operative incontrate dai consumatori nel compiere la raccolta differenziata risultano molteplici al Nord, come al Sud e al Centro: quasi la totalità del campione intervistato giudica insufficiente (63%) o migliorabile (32%) il livello delle informazioni fornite dai comuni sulle tematiche ambientali.

La principale difficoltà nel differenziare i rifiuti risulta quella dovuta all'inadeguatezza del servizio di raccolta a domicilio (per il 57%), seguita dalla suddivisione dei rifiuti troppo complicata (29%) e dal limite posto dagli orari di apertura delle isole ecologiche (14%). Nel complesso, solo il 2% del campione coinvolto giudica ottimo il sistema di raccolta differenziata del proprio Comune, per il 29% è buono, discreto per il 22%, sufficiente per il 18% e scarso per il 29%.

"In un Paese come l'Italia dove la Tv è ancora il mezzo primario di accesso alle informazioni, diventa cruciale ottenere, allora, anche la collaborazione delle istituzioni per diffondere la cultura del riciclo e fornire a tutti indicazioni precise su come smaltire i Raee, facendo leva sui benefici economici e sociali dei comportamenti virtuosi", sottolinea Chiara Ferrari, direttore studi internazionali, sociali e di trend di Ipsos.

4 febbraio 2015 ADNKronos
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