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L'autunno in Alto Adige Vai allo speciale

Alto Adige, la regione più “verde”

Energie rinnovabili, trasporti a basso impatto e pochi rifiuti (riciclati): la ricetta della sostenibilità made in Südtirol.
[Un articolo di IDM Südtirol - Alto Adige per Focus]

Pista ciclabile Via Claudia Augusta in Alto Adige
Un ciclista lungo la Via Claudia Augusta, una ciclabile che attraversa le Alpi, costruita lungo l'omonima antica strada romana che Claudio fece costruire tra il porto adriatico di Altinum, il porto fluviale Hostilia al Po e il Danubio. In Alto Adige ci sono oltre 600 km di piste ciclabili. | Shutterstock

Qualità della vita, rispetto per l'ambiente, utilizzo consapevole e attento delle risorse naturali. L'Alto Adige si distingue come "Green Region" per l'alta specializzazione nel campo delle energie rinnovabili e per l'attenzione alla sostenibilità, declinata in vari settori, dal turismo all'agricoltura, alla mobilità. I numeri lo certificano: una produzione di energia doppia rispetto a quella consumata, il 60 per cento della quale coperta da fonti rinnovabili. Una filosofia che punta ad arrivare al 75 per cento entro fine anno, e al 90 entro il 2050.

 

Obiettivi importanti, che trovano sostegno nella crescita e nel miglioramento di progetti ad hoc, fruibili dalla popolazione prima di tutto, ma anche dai visitatori, mirati a sensibilizzare sul tema dell'ecologia, della tutela del territorio e delle risorse naturali. Sono già parecchi gli esempi virtuosi che si possono seguire, conoscere, sperimentare direttamente - come quelli descritti di seguito -  e che hanno poi ricadute positive sul piano dei comportamenti di tutti: basti pensare alla creazione e al consumo di prodotti biologici, sani, all'uso ragionato di risorse, alla lotta allo spreco di materie plastiche, all'utilizzo di metodi di lavoro che rispettano la flora e la fauna, l'habitat locale, la cultura del posto, e che innescano così un "effetto domino" di grande valore e utilità.

 

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In Alto Adige le aziende agricole biologiche e biodinamiche come il Maso Lüch da Pcëi sono oltre un migliaio.

| Othmar Seehauser per Focus

Alta Badia. Com'è verde il mio maso. Il Maso Lüch da Pcëi, sopra San Cassiano, in Alta Badia, a 1500 metri, è il tipico esempio di attenzione all'ambiente e alla salute dell'uomo e degli animali. Siamo nel regno dell'agricoltura di montagna, che assicura alta qualità di produzione biologica, benefici per la conservazione del caratteristico paesaggio alpino, riduzione dei rischi idrogeologici, maggiore salubrità dei cibi, biodiversità.

 

Per i proprietari del maso, Luca e Marina Crazzolara sono fondamentali le attività mirate alla produzione di fonti energetiche green, il recupero e la valorizzazione di metodologie e mestieri di un tempo. Il tutto volto al raggiungimento di una completa sostenibilità dell'intero processo produttivo; qui, infatti, si integrano le tecnologie fotovoltaiche con le strutture capaci di produrre biogas dal letame e dai rifiuti organici.

 

Marina Crazzolara del  Maso Lüch da Pcëi, in Alta Badia, controlla la stagionatura del formaggio.
Marina Crazzolara del Maso Lüch da Pcëi, in Alta Badia, controlla la stagionatura del formaggio. | Othmar Seehauser per Focus

«La nostra stalla produce addirittura più energia di quanta ne serva - spiega Luca Crazzolara - e una parte viene trasformata in energia termica, utilizzata per altre strutture. Inoltre, grazie a un impianto di depurazione, non si spreca né si riversa in modo incontrollato neanche un litro d'acqua. E, naturalmente, puntiamo sull'alimentazione e il benessere delle nostre mucche, alle quali diamo da mangiare soltanto fieno dei prati di montagna; niente alimenti industriali né mangimi geneticamente modificati. Anzi, abbiamo reintrodotto il seme di lino e altre fonti vegetali di Omega-3, come l'erba medica. Questo va a beneficio dell'animale stesso, dell'ambiente e del prodotto finale».

 

Il Lüch da Pcëi è stata la prima azienda altoatesina (la quinta a livello nazionale) a ottenere il riconoscimento dall'associazione francese Bleu-Blanc-Coeur, marchio di qualità che certifica l'assoluta sostenibilità e una produzione secondo metodi del tutto naturali.

 

 

Nei rifugi sulla Plose, come lo Schatzer, le bottigliette di plastica per l’acqua sono bandite, sostituite da quelle in acciaio inox (sotto a destra)acquistabili a un prezzo modico.
Nei rifugi sulla Plose, come lo Schatzer, le bottigliette di plastica per l’acqua sono bandite, sostituite da quelle in acciaio inox (sotto a destra)acquistabili a un prezzo modico. | Othmar Seehauser per Focus

Plose. Acqua plastic free e a chilometro zero. Spirito green anche alla Plose, la montagna di Bressanone da cui partono molti sentieri panoramici, a soli 7 km. dalla città. I rifugi di questa magnifica area escursionistica, raggiungibile facilmente in cabinovia, hanno rinunciato alle bottiglie d'acqua di plastica monouso.

 

È stata la prima zona della regione alpina a prendere una decisione così radicale: sulla montagna non si trovano bottigliette di plastica. Lo scopo è anche quello di promuovere le risorse della montagna (dove l'acqua viene persino imbottigliata) e tutelare l'ambiente.

 

A ciò si aggiunge la campagna "Refill", che invita gli escursionisti a portare con sé una bottiglia in acciaio inox (acquistabile anche nelle baite) e a riempirla alle fontane su cui sono applicate delle targhette che segnalano l'acqua potabile testata. Una scelta "pulita" e a chilometro zero, che fa parte di una serie di misure all'interno di un processo più ampio, da estendere anche ad altre zone escursionistiche, come Monteponente, e non solo. Il progetto "Plastic-free Plose-Refill Your Bottle" funge infatti da percorso pilota per ulteriori misure a tema sostenibilità in Alto Adige e nella regione alpina.

 

CONSIGLI DI VIAGGIO
La Villnösser Brillenschaf  è una antica razza ovina allevata soltanto in Val di Funes.
La Villnösser Brillenschaf è una antica razza ovina allevata soltanto in Val di Funes. | Shutterstock

Quando la pecora ha gli occhiali

La Val di Funes, che si estende dalle vette del Gruppo delle Odle sino ai vigneti della Valle Isarco, è nota da secoli per una razza di pecora speciale che qui viene allevata, la "Villnösser Brillenschaf", la più antica dell'Alto Adige, originaria addirittura del '700. Vello candido e anelli scuri intorno agli occhi, è nota come la "pecora con gli occhiali" (Brillenschaf, per l'appunto). È un prodotto di altissima qualità, dalla carne tenera e delicata, tanto da essere diventata presidio Slow Food, simbolo e risorsa di un bellissimo territorio alpino.

 

Più di recente, però, la Val di Funes è diventata un esempio di impegno per raggiungere la sostenibilità grazie al ricorso alle risorse naturali rinnovabili. Acqua e sole hanno reso la valle autosufficiente dal punto di vista energetico, grazie a tre centrali idroelettriche, due impianti di teleriscaldamento e uno fotovoltaico, cui si aggiungono l'elettrificazione delle malghe e il cablaggio in fibra ottica. Nessuna sorpresa che la località faccia parte della rete "Perle Alpine", marchio di qualità che comprende 21 località turistiche delle Alpi nelle quali trascorrere vacanze ecocompatibili, all'insegna della tutela dell'ambiente.

 

Nella valle vige la cosiddetta mobilità dolce: le vetture con motori a scoppio sono bandite, ma ci sono navette per gli escursionisti, auto elettriche, e-bike. Un fil rouge che caratterizza tutto ciò che riguarda natura, sport, cultura e anche... pastorizia e gastronomia.

 

Il maso  a Casere di Predoi, in val Aurina, alimentato a idrogeno.
Il maso a Casere di Predoi, in val Aurina, alimentato a idrogeno. | Rosa Weger e Anton Griessmair

La casa a idrogeno

Una dimora completamente green, energeticamente autosufficiente grazie all'idrogeno. È l'ambizioso progetto inaugurato lo scorso anno a Casere di Predoi, a quota 1500, al termine della Valle Aurina. Protagonista un maso del 1600, un tempo abitato dalle famiglie dei minatori, e trasformato in una casa del futuro dai proprietari Rosa Weger e Anton Griessmair.

 

Si tratta di un modello esemplare di innovazione tecnologica. L'energia prodotta da una turbina idraulica che sfrutta la corrente del fiume che scorre vicino al maso, soprattutto d'estate, quando l'acqua è più abbondante, viene trasformata in idrogeno tramite elettrolisi.

 

L'idrogeno ottenuto viene poi stoccato in bombole che contengono polvere di metallo e, quando serve, convertito in elettricità attraverso una cella a combustione. In questo modo la casa è indipendente per elettricità e riscaldamento. Il tutto a zero emissioni, con grande vantaggio per l'ambiente.

 

Walter Moosmair mentre raccoglie il suo fieno falciato con macchinari elettrici
Walter Moosmair mentre raccoglie il suo fieno falciato con macchinari elettrici | Archivio IDM

Il contadino elettrico

«Sembra quasi un'insalata: di un bel verde, nel quale sono riconoscibili ogni stelo, foglia e fiore. E ha un ottimo profumo». Al maso Niederstein, a San Leonardo, in Val Passiria, Walter Moosmair va fiero del suo fieno di montagna.

 

Tenacia, passione, amore per la tradizione, ma anche per l'innovazione, lo hanno portato a puntare sulla sostenibilità e l'autosufficienza: il suo prodotto di nicchia, l'unico fieno di montagna certificato e biologico di tutto l'Alto Adige, che cresce a 2000 metri, è speciale non solo perché contiene più di 85 tipi d'erba e fiori diversi, ma anche per il fatto che viene falciato con macchinari elettrici.

 

«Per noi la sostenibilità è un elemento centrale», spiega Walter. Tutto è partito da una vecchia falciatrice, acquistata da suo padre nel 1978: «Mi è venuta l'idea di dotarla di un motore elettrico. All'inizio l'ho fatto per me, ma la mia intenzione era quella di dimostrare che è davvero possibile realizzare macchinari agricoli elettrici. Penso che la mia famiglia e la mia azienda possano essere per molti un esempio di autosufficienza, ma anche di capacità di lavorare consapevolmente, con il minor impiego possibile di risorse. Come contadino, e soprattutto come "bio-contadino" devo essere io il primo a portare avanti questo modello, utilizzando energia proveniente da fonti pulite». Non a caso, infatti, la corrente viene prodotta da pannelli fotovoltaici sul tetto, c'è un piccolo impianto per l'energia idroelettrica e la famiglia si sposta con un'auto elettrica sulla quale è scritto il motto dei Moosmair: "Contadini biologici guidano in modo innovativo verso il futuro".

 

DOVE ALLOGGIARE

Ed ecco qualche spunto per chi desidera fermarsi in queste zone, tra dimore tradizionali, masi particolari, alberghi di recente costruzione.

 

Villa Messner a San Pietro in Val di Funes risale al 1930 e mantiene lo stile architettonico tipico dell'epoca. La posizione è ideale per un'escursione al Parco Naturale Puez-Odle e chi vuole può seguire le lezioni di erboristeria.

 

Un tempo ostello di pellegrinaggio dell'Alta Val di Non, l'Albergo zum Hirschen di Senale, è circondato da boschi, canyon, bacini alpini. Per la gola, piatti a base di prodotti biologici locali. Fino al 18 ottobre prevede l'opzione "Vacanza escursioni" (4 notti da 389 euro a persona).

 

Sull'Alpe di Rodengo-Luson, l'alpeggio più esteso d'Europa, immerso tra boschi di abeti rossi e larici, il Rifugio Roner Alm, a quota 1832 m., propone 15 ampie camere con pavimenti in legno di quercia. Davanti alla struttura passa il sentiero escursionistico Monaco-Venezia.

 

Ai piedi del Plan de Corones, il NaturApart Maso Stocker è certificato Casa Clima A: è cioè un edificio con garanzia di sostenibilità. Il maso offre due appartamenti identici di 60 mq che possono accogliere da due a sei persone.

13 agosto 2020