Alla scoperta dei plastiglomerati, le rocce di plastica

La plastica ha contaminato anche i sassi: ecco la storia delle formazioni rocciose più artificiali del mondo.

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Plastica fusa, rocce, sabbia e conchiglie: sono i plastiglomerati (© Patricia Corcoran)

Forse adesso stiamo davvero esagerando: inquiniamo così tanto che le tracce delle nostre attività sono arrivate addirittura… nei sassi.

Lo sostiene la geologa canadese Patricia Corcoran che ha recentemente concluso un viaggio nel Pacifico a bordo della nave oceanografica Alguita.

Fusioni pericolose
La scienziata, in forze all’Università dell’Ontario Occidentale, ha trovato sulla spiaggia hawaiana di Kamilo Beach delle formazioni di sabbia, roccia e conchiglie tenute insieme da frammenti di plastica semifusa.

Questi reperti, prontamente ribattezzati “plastiglomerati”, sono diventati in breve tempo un caso scientifico. Secondo la Corcoran la loro origine è probabilmente molto poco esotica: un falò acceso sulla spiaggia da qualche turista potrebbe aver sciolto la plastica che, raffreddandosi, si sarebbe legata agli altri materiali.

Ma per la ricercatrice l’argomento merita di essere approfondito: quanto sono diffusi i plastiglomerati? Qual è il loro ciclo di vita? Quanto tempo sono in grado di resistere agli agenti atmosferici? E che impatto possono avere sull’ecosistema? Tutte domande alle quali, ad oggi, non esistono risposte ma che meritano sicuramente attenzione.

Plastica dappertutto
Anche perché i plastiglomerati sono solo l’ultima contaminazione sintetica, in ordine temporale, del nostro ecosistema.

Gli scienziati hanno infatti già da diversi anni identificato la plastisfera, cioè lo strato di piccoli frammenti di plastica che galleggia sulla superficie delle acque, e la Grande Isola di Plastica, un grande ammasso di rifiuti galleggianti ammassati dalle correnti del Pacifico.

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18 Giugno 2014 | Rebecca Mantovani