Ecologia

Alberto Bertone (Sant'Anna): "In Italia il 'bio' ha futuro solo se ci sarà una legge"

Anni dopo il lancio della prima bottiglia biodegradabile, Bio Bottle 'stenta' a decollare

Milano, 2 ago. - (AdnKronos) - Solo per legge l'Italia può diventare un paese attento all'ecosostenibilità, un tema centrale degli ultimi anni, nelle agende della politica mondiale. Eppure l'Italia, ad esempio, è l'unico paese al mondo ad aver realizzato una plastica 100% vegetale, che si ricava dalle piante e non dal petrolio, che consente importanti risparmi energetici e riduce l'inquinamento. Una plastica che si getta nell'organico e che dopo 8 settimane non lascia più alcuna traccia di sè. Ma sembra che proprio l'Italia non se ne sia accorta. O, almeno, non fa nulla perchè questa tecnologia unica al mondo sia commercializzata, nelle sue applicazioni, come meriterebbe.

Da anni questa plastica unica nel suo genere, realizzata dal gruppo Fonti di Vinadio, nel piemontese, viene impiegata per imbottigliare l'Acqua Sant'Anna, l’unico marchio leader nel settore delle acque minerali ad essere italiano al 100% e proprietà di un’azienda familiare. E' proprio Sant’Anna ad aver scritto una tappa miliare nella storia del settore creando Bio Bottle, la prima bottiglia al mondo di acqua minerale da 1,5 litri, ovvero il formato più venduto, rivolta al mass market confezionata nella bottiglia biodegradabile.

Eppure, a distanza di anni, la diffusione del prodotto fa ancora fatica a decollare. Ne parla con amarezza Alberto Bertone, presidente e ad del Gruppo Sant'Anna Fonti di Vinadio. Lo 'scoglio' principale, spiega in un'intervista all'Adnkronos, è la rete della grande distribuzione che decide cosa 'deve andare di più' e cosa meno, negli scaffali dei punti vendita, indifferentemente dalle caratteristiche, in questo caso, di sostenibilità importanti. Fotografata la situazione, è proprio Bertone a rivolgersi alle istituzioni pubbliche per chiedere che "per legge" l'ecosostenibilità sia introdotta anche solo con una percentuale inizialmente modesta, un 5-10%. Tanto poi, è sicuro, diventerà prassi.

"L'Italia è un Paese poco sensibile -dice Bertone- poi ci sono paesi come l'Olanda, il Belgio, la Germania che sono più attenti" all'ecosostenibilità e che "preferiscono in assoluto un prodotto bio. In Italia, invece, ci sono tante catene di distribuzione, anche molto belle che però di questo prodotto non gliene frega niente. A loro non importa se vendono plastica o prodotti innovativi nonostante nelle loro pubblicità si parli molto di innovazione. Ho inventato questo tipo di bottiglia da circa 11 anni e da allora ho sempre visto un'interesse molto basso".

Nel suo prodotto Bertone "ci credeva tantissimo" perchè, tra le altre qualità "mantiene molto meglio il suo contenuto visto che non ha derivati del petrolio ed è fantastico perchè una volta consumata l'acqua la bottiglia la si può mettere nell'umido tanto poi viene mangiata dai microrganismi, con costi minori di smaltimento.

Questo prodotto -aggiunge- potrebbe sostituire quasi tutte le plastiche che ci sono in commercio. Anche nelle auto, dai fanali ai paraurti".

Anche ad Expo 2015 la bio bottle non ha registrato alcun entusiasmo, racconta Bertone. "Ci ho provato ma nessuno è stato interessato, nè a noi nè ad altri che stanno studiando questi tipi di prodotti". Già perchè da 'apripista' l'industriale viene contattato da altri produttori interessati alla ricerca effettuata ma allo stesso tempo 'frenati' dalla mancanza di interesse che la nuova tecnologia applicata ha registrato. "Al consumatore potrebbe interessare -sottolinea Berrtone- ma la grande distribuzione no, quindi non lo mette, non dico in evidenza, ma nemmeno sugli scaffali". Per questi tipi di prodotti, spiega l'imprenditore, "bisogna avere un pò di pazienza e istruire il consumatore. Invece si vuole avere sempre, solo e subito i risultati. Parliamo del trattato di Kyoto e della riduzione di Co2 ma non si fa niente di niente".

C'è poco da fare. "Fino a quando non ci sarà una legge e una multa, come è accaduto per le cinture di sicurezza, il divieto di fumo nei luoghi pubblici o l'uso di certi sacchetti, che ci obbligano a fare determinate scelte l'innovazione non può procedere. Le aziende sono pronte, il consumatore è pronto ma fino a quando qualcuno non ci obbliga ad agire diversamente non si va avanti".

Bertone pensa ad una legge che imponga ai distributori di avere e vendere, tra tutti i prodotti, una quota ecosostenibile, reale, certificata, così da non consentire scappatoie. Basta poco "il 10%, anche meno, tanto dopo un po si arriverà al 100% e non si tornerà più indietro. Io sono testardo e insisto perchè credo nel prodotto anche se ogni tanto mi sembra un po come la bella Maria che 'tüti la vôiu e gnün a la pia (tutti la vogliono ma nessuno la prende, ndr). Ci sono tanti altri imprenditori pronti a partire, li sento, ma sono dubbiosi perchè, mi dicono, se non ce la faccio io nel campo delle acque minerali, un articolo che tutti acquistano allora...Ed è vero: non c'è un grossista a cui interessa nemmeno a regalargliela".

Nella grande distribuzione "spesso tutto dipende dalla sensibilità del capo reparto". Un po poco. Per questo Bertone chiede una legge che porti ad un risultato pieno anche se per gradi, come è accaduto con le cinture di sicurezza, ad esempio: "all'inizio si mettevano per paura della multa, ora lo facciamo senza più neanche pensarci perchè abbiamo capito che è una pratica per la nostra sicurezza.

E' diventato normale. Così è stato per il fumo nei locali pubblici e per le borse della spesa di plastica. Deve essere imposto per legge altrimenti non lo si fa". Solo così si può iniziare ad intervenire sulla grande distribuzione che, a differenza di quel che accade "dovrebbe avere non solo l'acqua ma tutto dal latte agli shampoo con questo materiale. Perchè si può fare tutto, bisogna solo volerlo".

2 agosto 2015 ADNKronos
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