Alberi e fiumi: emergenze d'Italia

Ottobre 2018: violente condizioni meteo mettono in ginocchio diverse regioni d'Italia, si contano vittime e danni, i telegiornali passano immagini che sembrano uscite da un film apocalittico - Sulla distruzione di milioni di alberi in Trentino i problemi del "dopo" e qualche idea per mitigare gli effetti di nuovi, futuri eventi simili.

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Nei giorni che vanno da sabato 27 a martedì 30 ottobre 2018 l'Italia è stata colpita da un ciclone mediterraneo, una profonda depressione che i meteorologi hanno chiamato Vaia, che ha causato vittime e danni. Sono state colpite duramente le regioni del nord-est, la Liguria, la Campania.

 

Al nord, in Trentino-Alto Adige, i venti impetuosi (fino a 150 km/h e oltre, forse anche 200 km/h) hanno spazzato via, letteralmente, intere colline e valli montane ricoperte di alberi. Dalla val Badia alla val d'Ega, fino all'altopiano di Asiago, gli scenari del giorno dopo sono difficili a credersi anche ad averli davanti, come racconta Giorgio Vacchiano, del dipartimento di Scienze agrarie e ambientali dell'Università degli Studi di Milano: «in alcuni casi sono stati "schiantati" tratti continui di alberi per decine o centinaia di ettari, con danni molto estesi - con piante danneggiate, in alcune zone, fino al 95% della copertura forestale, e altri territori dove i danni, più "modesti", sono stati del 50% di piante distrutte». Gli alberi abbattuti dal vento sono rimasti sulle coste montane o sono stati trascinati a valle, nei fiumi e nei torrenti, contro ponti e strade.

 

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Quel che resta del bosco: le cause dell'ecatombe di alberi in Italia, nell'ottobre del 2018, e ciò che si dovrebbe fare per mitigare gli effetti di eventi estremi come il ciclone Vaia. Su Focus 317. | Focus, Mondadori Scienza

Le cause prime di questi venti così distruttivi sono sia climatiche (cioè di ordine generale) sia meteorologiche, ossia locali: in particolare, la "territorialità" dell'evento risulta evidente guardando a ciò che resta dopo la bufera. «I versanti più esposti al vento che si incanalava nelle valli», racconta Vacchiano, «e le creste, che sono più esposte alle turbolenze, sono stati gravemente danneggiati. Per contro, tratti di territorio anche molto vicini appaiono intatti.»

 

Il difficile bilancio. La fine della bufera meteorologica lascia sul terreno i semi di un'altra bufera, politica prima ancora che scientifica, polemica più che concreta. Per rimettere in carreggiata la discussione su alcuni aspetti importanti che i "decisori politici" dovrebbero seriamente considerare prioritari, vi proponiamo le analisi e le considerazioni di tre esperti.

 

Legname (pulizia, economia): che fare, per esempio, dei milioni di metri cubi di legname rimasti al suolo? Che fare, anche considerando gli aspetti economici derivati dal drastico abbassamento del prezzo del legname, vista l'abbondante e improvvisa disponibilità... Le proposte a caldo si sono sprecate abbracciando ogni possibilità: dal toglierli tutti, per ripulire il territorio e ripiantumare, a lasciarne a terra una buona parte per proteggere le nuove piantine in crescita? Per fare chiarezza su alcuni di questi aspetti (che, lo anticipiamo, sono tutti controversi): l'analisi di Giorgio Vacchiano.

 

Fiumi (ambiente, economia): come proteggere il territorio da simili accadimenti, come salvaguardare fiumi e boschi? Anche qui le idee sono in saldo: si va da chi propone di dragare i fiumi e abbattere tutti gli alberi vicino alle sponde a chi suggerisce invece di rispettare le leggi che ci sono (che impediscono il prelievo di sabbie e ghiaie) e di arricchire il territorio boscato. Sull'argomento fiumi: l'analisi di Andrea Agapito Ludovici (Wwf).

 

Clima (economia!): non è possibile attribuire con "certezza scientifica" singoli fenomeni ai cambiamenti climatici, ma quanto è probabile che il riscaldamento globale abbia aumentato l'impatto e la violenza degli eventi? Su questo tema interviene Antonello Pasini, dell'Istituto sull'Inquinamento Atmosferico del Cnr.

21 Febbraio 2019 | Marco Ferrari