Ecologia

Il pane costa caro anche all'ambiente

Per ogni pagnotta prodotta in Inghilterra se ne va in atmosfera mezzo chilo di CO2: gran parte delle emissioni proviene dai fertilizzanti usati per il grano.

La prima analisi dettagliata del costo ambientale del pane, dai campi ai banconi di panettieri e ai supermercati, non lascia scampo: per ogni pagnotta prodotta in Gran Bretagna, dove è stata condotto lo studio pubblicato su Nature Plants, viene immesso in atmosfera mezzo chilo di CO2. Soltanto nel Paese se ne vendono ogni giorno 12 milioni.

In due momenti. Secondo la ricerca dell'università di Sheffield, la prima sul processo manifatturiero del pane a basarsi su calcoli reali e non su stime, due terzi delle emissioni derivano dalla produzione industriale dei concimi azotati, un processo ad alta temperatura che si basa sulla lavorazione di gas naturali. Buona parte delle restanti emissioni sono poi dovuti ai concimi azotati stessi che, a contatto con il suolo, rilasciano ossido di diazoto (nomi alternativi: ossido nitroso, protossido di azoto e altri), che è un potente gas serra.

Il 30% di quest'ultima fetta di emissioni potrebbe essere evitato applicando i fertilizzanti in modo più efficiente - per esempio aggiungendo inibitori di emissioni ai concimi chimici - ma servirebbero incentivi per una produzione che vada in una direzione più attenta all'ambiente.

Problema irrisolto. Fino al 60% dei raccolti nel mondo viene coltivato con l'aiuto di fertilizzanti a base di metano, anidride carbonica, ammoniaca e azoto, che se da un lato accelerano la crescita delle piante, dall'altro sono responsabili di massicce emissioni dannose. Altri studi hanno evidenziato come le coltivazioni di grano biologiche immettano in atmosfera la stessa quantità di gas serra, oltre a occupare più vaste porzioni di terra: di fatto l'agricoltura è oggi responsabile di un terzo delle emissioni serra globali.

4 marzo 2017 Elisabetta Intini
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