Ecologia

22 agosto, Giornata mondiale del latte vegetale

Preferito da molti per questioni etiche, il latte vegetale non è esente da difetti: ecco in cosa è migliore e peggiore del latte animale.

Il 22 agosto si celebra la Giornata Mondiale del Latte Vegetale, nata nel 2017 in risposta alla più conosciuta Giornata Mondiale del Latte, che si celebra il 1° giugno. Sono diversi i motivi per cui preferire il latte vegetale a quello animale: senza arrivare agli estremismi di chi sostiene che «sia impossibile considerare sano un cibo a cui è intollerante il 65% della popolazione mondiale», cerchiamo di capire quali sono le ragioni per cui scegliere di bere latte vegetale può essere una buona opzione (e perché no).

Inquinamento. Un valido motivo è legato all'ambiente: per produrre un litro di latte di vacca si consumano fino a 628 litri di acqua e vengono emessi 3,2 kg di CO2. Secondo un rapporto della FAO (Food and Agriculture Organization) nel 2015 l'industria casearia ha emesso oltre 1.700 milioni di tonnellate di CO2, pari al 3,4% delle emissioni di anidride carbonica totali di quell'anno: una contribuzione vicina a quella del settore aeronautico e marittimo messi insieme (rispettivamente 1,9% e 1,7%). Lungi dall'essere in calo, dal 2005 al 2015 la richiesta di latte animale è aumentata, facendo salire anche le emissioni di gas serra del 18%.

Latte più sostenibile
In azzurro il consumo di litri d'acqua, in arancione le emissioni di CO2 per ogni litro di latte prodotto. Il più inquinante è il latte di vacca, seguito da quello di mandorla, di riso, di avena e di soia (quest'ultimo, ricordiamolo, danneggia però notevolmente la biodiversità). © Statista | Science via New York Times

Benessere animale. C'è poi la scottante questione del benessere degli animali: se è vero che molte industrie casearie li tengono in condizioni pessime, come hanno denunciato e denunciano inchieste giornalistiche e associazioni onlus (vedi per esempio CIWF Italia), esistono anche delle realtà di allevamento sostenibile e biologico, dove le vacche possono pascolare libere e godere di un minimo di libertà.

Allevatori e consumatori possono in effetti cambiare le cose. Secondo Spencer Fenniman, che gestisce una fattoria organica negli Stati Uniti (che cerca, dunque, di mediare tra il benessere degli animali e il profitto degli umani), «dobbiamo riconoscere che togliere il latte a un mammifero significa sostanzialmente sovvertire un processo naturale, tuttavia possiamo dare ai nostri animali un po' di libertà, come la luce e l'aria che respirano quando pascolano». Come consumatori, al momento dell'acquisto possiamo fare la nostra parte scegliendo prodotti caseari di cui possiamo verificare la provenienza e i metodi di produzione.

Pregi e difetti. Parlando di latte vegetale, vi è l'imbarazzo della scelta: da quello di soia, dal basso contenuto glicemico e molto digeribile, a quello di riso, poco calorico e senza glutine, a quello di avena, che contiene, seppur in basse quantità, acido folico e vitamina E. Tuttavia le alternative vegane al classico latte vaccino non sono esenti da difetti, sia dal punto di vista ambientale (pensiamo agli enormi danni delle coltivazioni di soia), sia per la nostra salute. Il latte di riso, ad esempio, è povero di proteine, vitamine e minerali, e ricco di zuccheri; anche quello di avena, rispetto al latte di vacca, apporta ben poche proteine; quello di cocco, invece, oltre a essere molto costoso, contiene molti grassi e calorie.

Insomma, la scelta perfetta non esiste: ognuno deve decidere qual è l'opzione migliore per sé, tenendo in considerazione la salute propria, degli animali, e dell'ambiente. Né si vede perché una scelta debba necessariamente escludere l'altra...

22 agosto 2021 Chiara Guzzonato
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