100 milioni di palline per proteggere le riserve d'acqua della California

A Los Angeles 96 milioni di palline di plastica proteggono i bacini idrici da una delle peggiori siccità degli ultimi anni. Ecco come funzionano.

Il Dipartimento delle acque di Los Angeles ha recentemente versato nel più grande bacino idrico del suo territorio 96 milioni di palline di plastica nere.

No, non sono impazziti: l'obiettivo della curiosa, e spettacolare, operazione è quello di proteggere le scorte di acqua dall’evaporazione e dalla contaminazione da parte di animali, polveri e altri agenti esterni che potrebbero renderle in tutto o in parte inutilizzabili.

Lo stato della California sta attraversando una delle peggiori siccità della sua storia e le riserve di acqua sono ridotte al minimo: le palline di plastica, galleggiando sulla superficie dell’acqua, la proteggono dai raggi solari e da tutte le altre potenziali minacce, senza comprometterne la possibilità di scorrimento.

 

Eco-palline. L’operazione è costata in tutto circa 30 milioni di euro (poco più di 31 centesimi a pallina): pochi se paragonati ai 300 milioni necessari alla realizzazione di teli sintetici in grado di ricoprire una superficie equivalente: 708.000 metri quadri, cioè circa 100 campi da calcio.

Rispetto ad altri sistemi di protezione dei bacini idrici, le palline plastiche sono più efficienti: non hanno bisogno di manutenzione e si adattano da sole a qualunque altezza dell’acqua. Quando la vasca si svuota, le palline si sovrappongono l’una all’altra, quando si riempie si disperdono uniformemente sulla sua superficie.

Il colore nero è stato scelto dopo numerosi test perchè è quello che, meglio di altri, permette di raggiungere contemporaneamente due obiettivi: proteggere le acque dai raggi del sole e mantenere stabile nel tempo la plastica di cui sono fatte.

 

Secondo quanto dichiarato dal portavoce di XavierC, l’azienda che produce le palline, queste sfere possono essere utilizzate ovunque ci sia bisogno di ricoprire a basso costo una superficie liquida: dalle vasche degli impianti di depurazione delle acque agli specchi d’acqua vicino agli aeroporti, così da impedire la nidificazione da parte degli uccelli.

 

18 Agosto 2015 | Rebecca Mantovani