L'arsenale velenoso del mondo animale

Le armi degli animali più letali al mondo: ecco le prove della mortale fantasia della natura. Vedi anche: 8 animali molto piccoli, molto mortali.

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Zanne, aculei, pungiglioni. A ciascuno il suo: la varietà degli organi velenosi è collegata a diverse strategie di attacco o difesa. Alcuni degli animali più letali del pianeta, come le vipere (nella foto) o i ragni, sono letteralmente "armati fino ai denti": somministrano tossine affondando le zanne direttamente nelle carni della preda. Per altre creature (come i ricci di mare) il veleno è un deterrente, per non essere mangiati: una sorta di estremo baluardo di difesa. Questi aspettano che sia il predatore ad avvicinarsi, e solo a quel punto lo fanno pentire. I pungiglioni velenosi implicano invece un attacco più attivo: sia esso rivolto a una preda, a un rivale o a una minaccia.

Ecco, più da vicino, il ricco arsenale biologico e chimico messo in campo dal mondo animale.

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L'unico mammifero col pungiglione. I maschi di ornitorinco (Ornithorhynchus anatinus) presentano sui talloni delle zampe posteriori pungiglioni cavi a forma di sperone, collegati a una ghiandola che secerne una sostanza velenosa. Il veleno somministrato in questo modo sembra essere una forma di difesa, ed è in grado di uccidere un cane. Nell'uomo l'area punta è pervasa da un dolore che può durare giorni (e non esiste un antidoto).

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Il veleno che tramuta in zombie. La femmina della vespa gioiello (o vespa smeraldo, Ampulex compressa) utilizza un organo ovopositore modificato per somministrare un cocktail di neurotossine alle sue vittime, gli scarafaggi. In questo modo l'insetto parassita mette su casa: nell'addome delle vittime, ancora capaci di muoversi ma non più desiderose di fuga, depone le uova. Il corpo dell'insetto ancora vivo e "fresco" serve da riserva di cibo per le larve.

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Doppia difesa. Non tutti i ricci di mare sono velenosi, ma quando lo sono non lasciano nulla al caso. Quelli della famiglia delle Diadematidae come il riccio diadema (Diadema setosum, nella foto) hanno due livelli di spine. Se le più esterne e robuste non dovessero bastare a dissuadere, si arriva a quelle interne, munite di ghiandole velenose.

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Il fiore del male. I ricci fiore (fam. Toxopneustidae) hanno in serbo per i nemici qualcosa di più micidiale degli aculei: piccole appendici a forma di pinza chiamate pedicellaria. Quando il riccio si sente minacciato il suo corpo si contrae e questi organi si chiudono sul corpo dell'assalitore, iniettandovi un veleno micidiale. Si dice che quello del Toxopneustes pileolus (nella foto) sia in grado di uccidere un uomo. Vedi anche: le spiagge più pericolose del mondo.

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Uno sparo nel tallone. Tra le più dolorose punture di insetto c'è quella della formica proiettile (bullet ant, Paraponera clavata), detta anche "formica 24 ore" per la durata degli effetti del suo morso. Nella scala di Schmidt (dal nome dell'entomologo che l'ha definita), usata per quantificare il dolore delle punture di imenotteri, il morso delle bullet ant raggiunge il livello 4, una sensazione descritta come «puro, intensa, brillante: come camminare sui carboni ardenti con un chiodo di 7 cm nel tallone». Per i maschi della tribù amazzonica dei Satere Mawe infilare le mani in guanti imbottiti di questi insetti è il rito di passaggio verso l'età adulta. Vedi anche: le più micidiali punture di insetto.

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A scoppio ritardato. Difficile da vedere, a meno che non passi proprio davanti alla maschera - l'esombrella degli individui adulti è grande poco più di 1 cm - la cubomedusa Carukia barnesi ha una puntura soltanto apparentemente innocua. Sulle prime si avverte un lieve pizzicore, senza il tipico bruciore associato alle creature gelatinose. I veri sintomi compaiono dopo alcune ore e fino a due giorni più tardi, e includono crampi, nausea, senso di oppressione e repentini sbalzi di pressione.

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Mai nome fu più appropriato. Lo scorpione giallo o deathstalker (Leiurus quinquestriatus) ha un nome che, in inglese, significa "inseguitore mortale". In realtà una componente del suo veleno è un'inseguitrice della morte, prende cioè di mira le cellule di alcuni tipi di tumore e si lega ad esse, permettendo agli oncologi di osservare con precisione l'estensione della malattia, e risparmiare le cellule sane. La clorotossina, questo il nome della sostanza, è già stata utilizzata in alcune sperimentazioni cliniche.

L'attacco dello scorpione più letale al mondo (video).

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Senza via di scampo. La coda delle pastinache o trigoni (fam. Dasyatidae) provoca una duplice tipologia di danno. All'inizio taglia come una lama, per il profilo dentellato e per i fendenti che l'animale infligge facendo ondeggiare l'aculeo. In un secondo momento, l'arma velenosa penetra in profondità nelle carni della vittima (e può essere mortale). In alcuni casi, per rimuovere l'aculeo è necessario un intervento chirurgico.

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Anestesia. Per impedire alle prede-banchetto di provare dolore, e nutrirsi così del loro sangue praticamente indisturbate, le sanguisughe iniettano nel loro ospite una piccola quantità di sostanza anestetica. Somministrano anche un anticoagulante, per facilitare il "rifornimento". Vedi anche: le bizzarre cure mediche del passato.

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Cerbottana. Per somministrare il proprio veleno alcune specie di lumache di mare (fam. Conidae) si servono di una proboscide retrattile che ospita all'interno una sorta di dente modificato, da sparare sulle prede come fosse un arpione. Alcune specie tropicali del mollusco gasteropode iniettano nei piccoli pesci di cui si nutrono una forma molto potente di insulina, che ne rallenta i movimenti e rende più semplice la cattura.

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Difficile da mandar giù. Quando si ha un corpo carnoso e appetibile ai pennuti affamati, occorre difendersi. Così le larve di Lonomia obliqua, un bruco velenoso del Sud America, si proteggono con una corazza di spine che si conficcano nella gola degli uccelli loro predatori. Una volta lì si aprono come piccole ampolle, rilasciando un veleno molto potente direttamente nelle ferite.

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Zanne perforatrici. Le zanne dei serpenti elapidi come cobra e mamba sono pensate per resistere a lungo: corte e robuste, servivano un tempo per perforare la dura corazza degli altri rettili di cui queste creature si nutrivano. Oggi la loro dieta è molto più varia e include pesci e uccelli, ma le zanne corte e tozze sono rimaste. Vedi anche: il serpente velenoso più pericoloso del mondo.

Zanne, aculei, pungiglioni. A ciascuno il suo: la varietà degli organi velenosi è collegata a diverse strategie di attacco o difesa. Alcuni degli animali più letali del pianeta, come le vipere (nella foto) o i ragni, sono letteralmente "armati fino ai denti": somministrano tossine affondando le zanne direttamente nelle carni della preda. Per altre creature (come i ricci di mare) il veleno è un deterrente, per non essere mangiati: una sorta di estremo baluardo di difesa. Questi aspettano che sia il predatore ad avvicinarsi, e solo a quel punto lo fanno pentire. I pungiglioni velenosi implicano invece un attacco più attivo: sia esso rivolto a una preda, a un rivale o a una minaccia.

Ecco, più da vicino, il ricco arsenale biologico e chimico messo in campo dal mondo animale.