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Ventimila creature sotto i mari

In questa foto c’è un pesce! Difficile da vedere, la sua particolarità infatti è quella di riuscire a mimetizzarsi bene nel suo habitat naturale. Non per niente si chiama pesce ago fantasma (Solenostomus paradoxus). I suoi colori possono variare diverse volte in una sola giornata per adattarsi meglio allo sfondo marino.
A parte quando sono in coppia. Quando un maschio e una femmina “passeggiano” negli abissi marini, tendono ad assomigliarsi, cioè a prendere uno il colore dell’altro non curandosi delle sfumature dell'ambiente che li circonda. Per gli studiosi questo comportamento è ancora un mistero, così come la durata media della loro vita. Non si sa quanto vivano, perché dopo aver trovato un partner e essersi riprodotti scompaiono. E nessuno riesce più ad avvistarli.
Scopri anche altri animali marini “fantasma”.

Un po’ di cibo tra i denti? Niente paura arriva il dentista giallorosso. Il gamberetto in questione, un Lysmata amboinensis che non ha niente a che fare con le squadre di calcio, è qui indaffarato a pulire la dentatura di una cernia pomodoro (Cephalopholis sonnerati).
Qualche volta i pesci, che possono essere anche molto grandi, si mettono “in fila” ad aspettare pazientemente il proprio turno di pulizia. E senza parcella da capogiro: al gamberetto basta un gustoso pranzo a base di parassiti e la protezione dai predatori della zona.
Ma non è l’unica particolarità di questi animaletti: sono ermafroditi, nascono maschi e con l’età matura acquisiscono anche gli attributi femminili.
Guarda altri esemplari che vivono in simbiosi.
[F.C.]

È grande quanto un pugno chiuso, ha la faccia schiacciata e “passeggia” sul fondo del mare. Ma la caratteristica più sorprendente di questo buffo pesce, è lo sguardo: ha gli occhi posti davanti alla testa, e non ai lati come gli altri pesci. E sembra che questo gli permetta di mettere a fuoco proprio come facciamo noi.
Avvistato per la prima volta lo scorso gennaio intorno all’Isola di Ambon (in Indonesia), il nuovo pesce non ha ancora un nome. A prima vista assomiglia a un pesce rana striato, anche se gli mancano alcune caratteristiche come la cosiddetta “esca” (scopri che cos’è). Potrebbe trattarsi tuttavia di un “cugino” alla lontana del pesce rana.
In attesa che i risultati dell’analisi del Dna rivelino la sua vera identità, lo “sconosciuto” fa di tutto per sfuggire, sfruttando la sua capacità di infilarsi nelle fessure della barriera corallina, dove nessuno riesce a raggiungerlo.
[E.I.]

Foto: © Mark Snyder, starknakedfish.com/divingmaluku.com

È detta anche aquila di mare (Aetobatus marinari) per il suo inconfondibile modo di nuotare: a “volo d’uccello” appunto. Ha un’apertura “alare” che può raggiungere anche i due metri e mezzo circa. Ma non è l’unica stranezza di questo animale marino, ha una coda molto lunga che finisce con alcuni aculei velenosi e il muso affusolato, simile al becco di un uccello, utile per “scandagliare” i fondali sabbiosi alla ricerca di molluschi e crostacei, di cui si nutre. Passa la maggior parte del tempo in profondità a 60 metri, negli abissi del Mediterraneo e dell'Atlantico. Ma qualche volta balza quasi fuori dall’acqua o appena sotto la sua superficie. E gli studiosi non hanno ancora capito il perché di questo bizzarro comportamento.

A vederle impegnate in questa danza di corteggiamento post San Valentino non si direbbe, ma queste murene giapponesi (Gymnothorax kidako), come tutte le altre murene, non godono di un’ottima reputazione: si dice infatti che siano aggressive e che il loro morso sia particolarmente velenoso. In realtà attaccano l’uomo solo se si sentono in pericolo e quello che secernono non è propriamente un veleno, ma una sostanza lievemente tossica che viene resa innocua dal calore. Semmai i morsi delle murene possono essere pericolosi per un altro motivo: i denti aguzzi di questi pesci possono lacerare i tessuti con facilità e i batteri che vivono nelle loro bocche potrebbero infettare la ferita. Per evitare incontri troppo ravvicinati e poco piacevoli basta non andarle a disturbare negli anfratti rocciosi, dove amano rifugiarsi. Per conoscere uno degli animali marini più velenosi clicca qui.

La bellezza non è tutto, ma questo pesce scorpione (Scorpaena scrofa) non brilla neanche in simpatia. Come gli altri componenti della famiglia a cui appartiene, quella degli Scorpenidi, è infatti dotato di uno dei più potenti veleni del mondo marino, che inietta nella preda attraverso una delle sue spine dorsali. Ma per quanto si sforzi, il pesce scorpione non riuscirà mai a eguagliare la pericolosità del polpo australiano dagli anelli blu, l’animale più velenoso del mondo. È meglio non farlo arrabbiare, perché quando morde, questo polpo inietta nella carne della vittima la tetrodossina, un veleno in grado di paralizzare e uccidere un uomo nel giro di pochi minuti.

Il dorso bluastro punteggiato di piccole macchie bianche è necessario per confondersi con il riverbero del sole che si riflette sulle acque del mare. Sembrerebbe un buon trucchetto per mimetizzarsi ma in realtà lo squalo balena (Rhincodon typus) non riesce a sfuggire al più agguerrito dei predatori: l’uomo. La pesca sfrenata di questi squali in Asia, dove sono usati per l’alimentazione, per l'industria (olio di fegato) e nella medicina tradizionale ha portato la specie a essere inclusa tra quelle a rischio estinzione.
Gli esemplari più grandi possono raggiungere anche i 18 metri di lunghezza e 22 tonnellate di peso, per questo è considerato il pesce più grande del mondo. Ed è anche uno dei più longevi: si pensa che possa vivere, pescatori permettendo, fino a cento anni.

Una femmina di seppia (Sepia latimanus) sta deponendo le uova tra i “rami” del corallo. Di fronte a lei due maschi si minacciano, pronti a conquistarla non appena avrà finito. E solo uno di loro ci riusicrà.
Le seppie sono animali molto solitari che vivono spesso sui fondali mimetizzandosi con essi per sfuggire ai predatori.
Durante la stagione degli amori, invece, i maschi assumono colori più sgargianti nell’intento di sedurre una femmina. Ma avere la sua disponibilità all’accoppiamento non basta. Di solito i maschi di seppia ingaggiano delle battaglie furiose tra loro per aggiudicarsi una femmina. E chi non riesce a conquistarne una con la forza ci prova con l’inganno (leggi come).

Forse è più facile vederlo su una pirofila da forno, che nel suo habitat naturale. Questo esemplare di gallinella (Trigal lucerna), molto pescata nel Mediterraneo, si trova qui invece in una riserva marina in Corsica. Le “ali” altro non sono che pinne pettorali molto ampie che il pesce usa anche per muoversi sui fondali sabbiosi. Per “camminare” utilizza solo una parte di queste pinne a ventaglio, i primi tre raggi, infatti, sono liberi e fungono da arti. Fornite inoltre di papille gustative, le estremità mobili servono anche per sondare il terreno alla ricerca di gustosi molluschi e crostacei.
E se si sente minacciata la gallinella con la pinna caudale alza la sabbia facendosi completamente ricoprire, per nascondersi da eventuali predatori.

Quanto può pesare una cattiva reputazione? Nel caso del piranha (Pygocentrus nattereri), molto: da sempre è considerato uno dei pesci più feroci e temibili in natura. Ma anche lui ha dei nemici e non è invulnerabile. Dopo averne studiato attentamente il comportamento, alcuni scienziati della St Andrews University (in Scozia) hanno concluso che i piranha sono costretti ad associarsi in banchi per il timore di essere mangiati. E la particolarità del comportamento è che all’interno del gruppo - quindi nella posizione più sicura - stanno i piranha in età riproduttiva. In modo che abbiano più possibilità di sopravvivere coloro che possono portare avanti la specie.
Questi pesci, tanto temuti, sono infatti lo spuntino prediletto di caimani, delfini e pesci di grandi dimensioni.

Il proprietario di questo muso imbronciato è un maschio di platessa (Pleuronectes platessa), un pesce molto diffuso nel mediterraneo. Dopo la schiusa delle uova, per non essere spazzate via dalle maree, le larve di questo animale utilizzano il cosiddetto "trasporto semiattivo": non potendo contrastare la forza delle correnti opposte, sfruttano la loro capacità di spostarsi verticalmente per rimanere nei pressi del fondale sabbioso.
Dopo circa 2 mesi passati in balia delle correnti, finalmente le larve si insediano in un confortevole letto di sabbia e, dopo 10 giorni di metamorfosi, arrivano ad assumere il buffo aspetto degli esemplari adulti.

Una nuova ricerca pubblicata dall’autorevole settimanale Nature ha messo in rilievo un bizzarro comportamento dei pesci quando sono coinvolti nel rituale simbiotico della pulizia in cui il pesce pulitore si ciba degli ectoparassiti, dei residui di cibo e pelle dell’ospite.
Quest’ultimo osserverebbe la qualità delle opere di pulizia del pesce spazzino prima di scegliere di usufruire dei suoi “servizi”. A suo volta il pulitore cerca di fare bella figura per impressionare il potenziale cliente (e pranzo).
Chissà cosa avrà dovuto fare il minuscolo gambero indopacifico (Lysmata amboinensis) per aggiudicarsi di pulire le fauci pericolose (ma non per lui) di una murena leopardo (Gymnothorax flavimarginatus).

Anche se un granchio rosso delle rocce (Grapsus grapsus) le passeggia sulla schiena, questa prigrissima iguana marina (Amblyrhynchus cristatus) non fa una piega e continua a crogiolarsi al sole, su questa spiaggia delle Galapagos. In realtà il crostaceo non ha nulla da temere, perché il lucertolone è rigorosamente vegetariano e si nutre solo di alghe che recupera sul fondo del mare. Quando poi riemerge, si dedica alla "toilette". Attraverso una speciale ghiandola, infatti, espelle dalle narici i cristalli di sale accumulati durante le nuotate.
Scopri anche altri animali che popolano questo arcipelago dell'Ecuador.

Ad arricchire l’acconciatura di questo granchio spinoso (Maja squinado) ci ha pensato un anemone di mare, suo ospite temporaneo. Ma non si tratta dell’unico addobbo provvisorio del crostaceo: anche la corazza viene cambiata spesso. Per potersi sviluppare l'animale deve cambiare spesso il “guscio”, questo rigido esoscheletro infatti, non permette al granchio di sviluppare a pieno alcuni organi. Nei primi tempi la nuova corazza però è tenera e i granchi sono più indifesi ed esposti agli attacchi dei predatori: per questo preferiscono rimanere nascosti fino a trasformazione ultimata, quando la corazza sarà finalmente più dura.

Il modo migliore per nascondersi? Rimanere immobili al proprio posto. Lo sa bene il granchio arlecchino (Lissocarcinus orbicularis), che sfrutta la maschera permanente del suo mantello per disorientare i predatori e soggiornare indisturbato sulla superficie delle oloturie, animali marini meglio conosciuti come “cetrioli di mare”. Appoggiato sull’oloturia - un vero spazzino che pulisce continuamente il fondale marino dalla sabbia di cui si nutre - questo coloratissimo granchio mangia a quattro palmenti. È ghiotto infatti dei detriti e del plancton che fluttuano nei pressi dell’oloturia: questo tipo di relazione “di comodo” è molto diffusa in ambiente acquatico e viene chiamata commensalismo. Anche il pesce pagliaccio, intrattiene una relazione di questo tipo.

Si arrampica con agilità sugli alberi, ma non è una scimmia. Vi presentiamo il Birgus latro, il granchio in grado di arrampicarsi sulle palme per raggiungere il suo ambito spuntino: le noci di cocco. Questo animale è capace di romperne il guscio, se appena forato, con la sola forza delle sue enormi chele.
Quello delle noci di cocco è il più grande granchio del mondo: può superare i 50 cm di larghezza e arriva a pesare fino a 5 kg. Si tratta di una specie piuttosto rara, che vive solitamente nei paradisi incontaminati delle piccole isole tropicali. L’esemplare nella foto è uno dei tanti ospiti dell’esposizione degli animali più spaventosi organizzata a Melbourne, Australia. A tenergli compagnia ci sono ragni in grado di nutrirsi di uccelli, scarafaggi giganti, millepiedi e scorpioni.

Non è un portapenne, ma un riccio matita (Heterocentrotus mammillatus) adagiato in uno dei suoi posti preferiti: un anfratto nella barriera corallina. Se ha questo strano nome è grazie alla forma dei suoi spessi aculei dalla punta smussata, che possono raggiungere i 10 centimetri di lunghezza. Con una simile "armatura", non è difficile tenere a bada i predatori delle acque calde del Mar Rosso e dell'Indopacifico, in cui vive. A tenerlo ancorato ai coralli invece ci pensa un secondo tipo di spine cortissime, bianche o marroni, che ricoprono e proteggono il suo corpo.
Ogni riccio ha le sue spine: guarda anche quelle di un riccio...di terra.

I ricci di mare hanno uno scheletro sferico di piastre calcaree ricoperto di aculei. Quelli del Sphaerechinus granularis, nella foto, sono facilmente riconoscibili per il colore violetto o rossiccio e le estremità bianche. Il riccio canuto (questo il suo nome comune), che vive in quasi tutti i fondali del Mediterraneo, è una specie particolarmente voluminosa coi suoi 15 centimetri di diametro, anche se alcuni ricci possono raggiungere perfino i 35.
Tra i loro aculei vanno spesso a vivere pesciolini e crostacei che ottengono così protezione dai predatori. Solitamente la loro bocca invece è posta al centro del ventre ed è munita della “lanterna di Aristotele” un insieme di 5 grandi piastre calcaree che fungono da mascelle.

Cosa non si farebbe per mantenere il peso forma ideale! Il lamantino dei Caraibi (Trichechus manatus) ad esempio, pur di preservare la sua “linea” - tra i 200 e i 600 chili di peso per 3 metri di lunghezza - è disposto a cercare cibo anche per 8 ore al giorno. L’ingombrante mammifero infatti si nutre di piante marine decisamente ipocaloriche, e per riuscire a raccogliere un po’ di energie deve passare la maggior parte della sua giornata a brucare e mangiare (non per niente è stato soprannominato “mucca di mare”).
Tanto che non gli rimane molto tempo per coltivare le amicizie. Sembra che l’unico legame stabile dei lamantini sia quello che instaurano con la madre. Per il resto, sono praticamente privi di vita sociale, e si incontrano quasi esclusivamente per accoppiarsi.

[E. I.]

Sottili come fogli di carta, completamente trasparenti o bioluminescenti. Alcuni abitanti dei fondali marini del Golfo del Messico, hanno dovuto fare di necessità virtù.
Da queste parti, infatti, sembra che non ci siano molti rifugi dove nascondersi agli occhi dei predatori, così pesci, gamberi e seppie hanno sviluppato una caratteristica speciale: sono diventati “invisibili”. Ma per diventarlo davvero hanno dovuto adattare tutti i loro organi. Compreso lo stomaco che alcuni hanno a specchio per riflettere l’acqua del mare e nascondere così anche il più piccolo pezzo di cibo. E da parte loro, i predatori hanno sviluppato occhi speciali, per esempio capaci di identificare la luce polarizzata.
Nonostante i numerosi studi di Sönke Johnsen, biologo della Duke University (Usa), queste creature “fantasma”, da diversi punti di vista, sono ancora molto misteriose.
Nella foto: una Cystisoma sp. ©Widder, HBOI

Che anche i pesci avessero le loro preferenze calcistiche davvero non si sapeva: questo maschio di pesce balestra picasso (Rhinecanthus assasi), per esempio, sembra mostrare orgoglioso i colori della sua squadra...
In realtà, sta difendendo guardingo le uova depositate dalla femmina in un nido scavato sotto la sabbia del fondo marino. Questi pesci si aggregano solo in occasione della riproduzione, mentre per il resto dell'anno si aggirano solitari nei fondali rocciosi delle zone dell'Oceano Indiano occidentale.

Quando il blu dell'oceano si confonde con quello del cielo, si potrebbe scambiare un' isola per una stella. Per non trarvi in inganno, vi diciamo che in realtà il blu è dato dalle profondità dell'Oceano Indiano e la presunta coda spaziale non è altro che la barriera corallina a ridosso dell'isola Ile Glorieuse: due chilometri e mezzo di terra coperta da alberi di noci di cocco a nordovest del Madagascar (Africa). Insieme all'altro isolotto (visibile sulla destra), Ile du Lys, quest'oasi costituisce le cosiddette Glorioso Islands, francesi dal 1892. Questa è la vista che si gode dalla stazione spaziale internazionale, in orbita a 380 chilometri dalla Terra.

Chissà cosa sogna di fare questo tricheco relegato in un acquario enorme (ma pur sempre lontano dal suo habitat naturale) all’interno dello zoo di Mosca. Di certo il suo posto sarebbe lontano da lì: i trichechi infatti vivono nella regione artica, quelli della specie atlantica (Odobenus rosmarus rosmarus) occupano l’Artico orientale canadese fino alla Groenlandia, quelli della pacifica (Odobenus rosmarus divergens) abitano nel Mare di Bering, mentre quelli che nuotano nel mare di Laptev, nel nord della Siberia, prendono proprio il nome da quelle acque, Odobenus rosmarus laptevi.
Seguendo l’espansione dei ghiacci d’inverno questi animali si muovono verso sud, mentre d’estate battono in ritirata: una migrazione che può coprire fino a 3000 chilometri di distanza.

Si definisce "artista sottomarina" e in effetti nessun termine chiarirebbe meglio la sua attività preferita che è quella di immergersi fino a 25 metri di profondità e dipingere il paesaggio che la circonda, compresi pesci, fauna marina e vascelli affondati. La speciale tecnica di questa bizzarra pittrice parigina che si fa chiamare Malvina è una particolare applicazione di olio su tela. Nella foto, Malvina è immortalata tra gli squali delle Bahamas, in prossimità dell'isola New Providence, riuniti durante una merenda offerta loro appositamente per riunirli e permetter all'artista una visione "da prima fila". Da illustratrice a specialista nell'arte monumentale, Malvina è approdata all'arte subacquea grazie alla passione per il mare e all'armonia che vi scopre e che spera di ricreare nelle sue opere...

In questa foto c’è un pesce! Difficile da vedere, la sua particolarità infatti è quella di riuscire a mimetizzarsi bene nel suo habitat naturale. Non per niente si chiama pesce ago fantasma (Solenostomus paradoxus). I suoi colori possono variare diverse volte in una sola giornata per adattarsi meglio allo sfondo marino.
A parte quando sono in coppia. Quando un maschio e una femmina “passeggiano” negli abissi marini, tendono ad assomigliarsi, cioè a prendere uno il colore dell’altro non curandosi delle sfumature dell'ambiente che li circonda. Per gli studiosi questo comportamento è ancora un mistero, così come la durata media della loro vita. Non si sa quanto vivano, perché dopo aver trovato un partner e essersi riprodotti scompaiono. E nessuno riesce più ad avvistarli.
Scopri anche altri animali marini “fantasma”.