Ambiente

Le madri di una specie di ragno allattano e si prendono cura dei piccoli come i mammiferi

Una femmina di Toxeus magnus è stata osservata nutrire la nidiata con un latte più nutriente di quello vaccino, e intraprendere in seguito quello che somiglia a uno svezzamento: è la prima volta che si attestano, tra gli aracnidi, questo tipo di cure parentali.

Un aspetto sorprendente della natura dei ragni li fa sembrare molto più vicini a noi di quanto credessimo: anche le mamme ragno di alcune specie possono allattare i loro figli, prima in modo esclusivo e poi in una fase che molto somiglia allo svezzamento, e che serve a completarne la crescita. La scoperta pubblicata su Science svela un lato inedito dell'evoluzione delle cure parentali e dell'alimentazione delle creature a otto zampe.

Sviluppo sospetto. In generale, i piccoli di ragno si nutrono di insetti procurati dalla madre o di polline, e in certi casi non si nutrono affatto finché non sono in grado di cacciare da soli. Ma quelli di Toxeus magnus, una specie di salticida del Sudest asiatico, crescono a ritmi incredibilmente rapidi, raggiungendo in 20 giorni metà delle dimensioni di un adulto (che arrivano a circa 6,5 mm). Il tutto, senza che né loro, né la madre, si allontanino mai dalla tana; anzi, i baby ragni indugiano spesso vicino alla madre: un comportamento bizzarro, per questi animali piuttosto solitari.

Che cosa mangiano, per crescere così? Zhanqi Chen, che studia gli aracnidi all'Accademia Cinese delle Scienze, se lo stava chiedendo quando, un giorno, ha notato un piccolo ragno sistemarsi sotto la pancia della madre, e restarvi come se stesse succhiando qualcosa. Quando lo scienziato ha provato a premere delicatamente l'addome della femmina, sono uscite alcune gocce di un fluido bianco e cremoso, simile al latte umano e dei mammiferi. Le analisi del liquido hanno poi rivelato che contiene grassi e proteine in quantità quattro volte superiore al latte vaccino.

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Quattro situazioni di allattamento del Toxeus magnus con i piccoli. © Zhanqi Chen et al.

Diminuzione graduale. Questa sostanza è necessaria per la sopravvivenza dei piccoli: quando ne sono stati privati, sono morti nell'arco di 10 giorni. Inoltre, anche se dopo 20 giorni di "allattamento" esclusivo i ragnetti sono pronti per cacciare, continuano a nutrirsi dell'alimento materno accanto all'alimentazione a base di insetti, un po' come i bambini che alternano latte e pappe durante lo svezzamento. Anche in questa fase, se privati del latte materno i piccoli hanno un tasso di sopravvivenza inferiore del 40% rispetto ai coetanei.

Da dove viene? Il latte inteso come liquido nutriente secreto dalle ghiandole mammarie è esclusivo dei mammiferi (i soli ad avere ghiandole mammarie), ma se per latte si intende un alimento prodotto dal corpo della madre per nutrire i figli, l'etichetta abbraccia mamme di diversi ordini animali, dalla mosca tse-tse ad alcuni scarafaggi, ai piccioni.

Quello della madre di Toxeus magnus è secreto dal solco epigastrico, una sorta di piega nell'addome usata anche per deporre le uova, e proprio da uova non fertilizzate potrebbe derivare (ma è un'ipotesi da verificare).

una spinta a sopravvivere. Per la prima settimana di vita i piccoli di T. magnus si nutrono di gocce del nutriente lasciate dalla madre sulle pareti della tana. In seguito, succhiano (o bevono) il latte direttamente dal corpo materno. Non si conoscono altre specie di ragno, neanche vicine al Toxeus, che allattino i piccoli: l'ipotesi è che la vita per questi piccoli ragni saltatori sia, in natura, piuttosto complicata, e che queste cure parentali aumentino le probabilità di sopravvivenza dei nascituri.

Forse, per le madri non è così facile riprodursi, e investono quante più attenzioni possibili nel crescere i figli che hanno: anche dopo i 40 giorni, i giovani tornano spesso al nido materno dove la madre rimuove i loro esoscheletri, tiene lontani i parassiti, ripara la tela. La durata dell'allattamento è anche connessa a un più alto tasso di sopravvivenza di figlie femmine. Quelle in cui per i ragni vale più la pena investire: più femmine significa più discendenti.

8 dicembre 2018 Elisabetta Intini
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