Animali

Una nuova specie di polipi fluorescenti

Scoperti nel Mar Rosso, utilizzano la fluorescenza a scopo predatorio e vivono in colonie sopra i gusci delle lumache di mare.

Minuscoli, luminosissimi, misteriosi. Nel Mar Rosso è stata scoperta quella che potrebbe essere una nuova specie di polipi fluorescenti, appartenenti probabilmente al genere hydra, che di solito vive in acqua dolce.

È stato un gruppo internazionale di ricerca a effettuare la scoperta, durante le osservazioni presso le isole Farasan, al largo dell'Arabia Saudita.

PREDATORI NOTTURNI. I polipi, da non confondere con i polpi, appartengono ai celenterati e possono avere forme e dimensioni diverse, dall'anemone al corallo. Quelli scoperti dal team sono piccolissimi (sono lunghi 1,5 mm), a forma di lanterna, e vivono in colonie sui gusci di certe lumache di mare chiamate Nassarius margaritifer. Sono predatori notturni, che con il buio riemergono dalle sabbie dei caldi fondali arabi per cacciare invertebrati.

Idroidi d'acqua salata. Proprio lo scopo predatorio potrebbe essere la ragione evolutiva della fluorecenza dei polipi, che emetterebbero una luce verde per attirare le prede verso la propria bocca. Ma siamo solo alle prime analisi. La vera novità, secondo Vyacheslav Ivanenko dell'Università Statale di Mosca, risiede nel fatto che questi celenterati del Mar Rosso potrebbero appartenere a una nuova specie. Sembrano simili ad altri già classificati nel genere hydra, altrettanto luminosi, ma che proliferano in acque dolci.


L'ipotesi è che si tratti di una specie sconosciuta di idroidi, ovvero zooidi (piccoli invertebrati marini che vivono in colonie) che presentano un'alternanza di generazioni: dai polipi si generano piccole meduse per gemmazione, le quali successivamente si riproducono per via sessuata dando vita a polipi. Il nome scelto dai biologi è Cytaeis hydroids.

Osservazione difficile. Gli idroidi si distinguono fra loro per la differente disposizione degli elementi fluorescenti lungo il loro corpo. Ma per il responso definitivo serve tempo: non è facile condurre osservazioni continue in natura, date le dimensioni delle colonie.


Lo studio è stato pubblicato sulla rivista PLOS One.

10 febbraio 2016 Martino De Mori
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