Una cultura bestiale: così gli animali imparano

Scimmie, felini, uccelli e perfino cetacei sono in grado di inventare comportamenti nuovi. Così l’esperienza individuale diventa abitudine per tutta la colonia. Di più: una vera e propria cultura.

A pesca, con la mascherina protettiva. L’uso che i delfini della Shark Bay, in Australia, fanno delle spugne è diventata una cultura, ed è quasi completamente al femminile. Viene infatti tramandata di madre in figlia. La tecnica consiste nell’utilizzo di una spugna (Echinodictyum mesenterinum) infilata sul muso come un cappuccio durante la ricerca del cibo.
Secondo i ricercatori che hanno osservato questo comportamento qualche anno fa, la spugna serve a proteggere la pelle del rostro dai detriti sabbiosi mentre i delfini sondano il terreno. Oltre a essere l’unico caso di uso di strumenti mai studiato nei delfini, è un altro esempio di trasmissione per apprendimento. Per saperne di più

Il sangue è... “buono”. Guarda oggi, osserva domani... il comportamento di un individuo diventa comune a molti. È successo ai fringuelli vampiri delle Galapagos (genere Geospiza). Questi piccoli passeriformi hanno l’abitudine di salire sul dorso degli uccelli marini più grandi e, rompendo le penne, di succhiare il sangue dei malcapitati ospiti. Secondo gli studiosi, però, questo comportamento è nato per caso: i fringuelli che già si cibavano di parassiti annidati tra il mantello degli uccelli, probabilmente con la rottura accidentale di una piuma, hanno capito che il pasto poteva essere ancora più nutriente. Il comportamento appreso si è affermato e si è poi diffuso in molte colonie.

Col sale la patata è più buona . La sabbia sotto i denti le dava proprio fastidio e mangiare quella patata tutta sporca non le piaceva affatto. Così Imo, una giovane macaca (Macaca fuscata) dell’isola Koshima in Giappone, capì che sciacquando il tubero in un ruscello lo rendeva più commestibile.
Accadeva nei primi anni ’50 sotto gli occhi stupefatti dei ricercatori che osservavano il comportamento del gruppo di scimmie al quale Imo apparteneva. Il trucco fu imitato anche dagli altri e nel giro di pochi anni diventò un’abitudine in tutta la colonia. Ma la furba e buongustaia scimmietta Imo si accorse anche che, lavando la patata in mare anziché al ruscello, otteneva un boccone ancora più saporito grazie al sale presente nell’acqua marina. Anche questa volta Imo fece scuola e da allora le patate vengono lavate e fatte insaporire da tutti i membri del gruppo.

Meglio bere... dalla bottiglia. La classica bottiglia del latte fuori della porta di casa, il giornale ben arrotolato sullo zerbino e nascosta tra i cespugli...una cinciallegra. Succede ogni mattina in Inghilterra fin dagli anni ’50: le cinciallegre (Parus major) inglesi, infatti, hanno imparato a bucare con il becco il tappo di stagnola delle bottiglie di latte e a berlo. English breakfast. Probabilmente all’inizio qualche uccello, trovando un tappo mezzo aperto, avrà provato il latte decretando la bevanda di suo gradimento. L’astuta tattica si è poi diffusa in molte (ma non in tutte) popolazioni di cinciallegre inglesi dimostrando che non si tratta di un comportamento innato ma appreso. Nello stesso modo, molti altri animali (scimmie, uccelli) hanno imparato a bere dal rubinetto (vedi foto successive.

Meglio bere... dal rubinetto. Anche lo storno splendente del Capo ha imparato a bere... dal rubinetto.

Meglio bere... dalla pompa. Questo macaco dalla coda lunga (Macaca fascicularis ) ha inventato un modo originale di dissetarsi.

Questa è velenosa... canta male. Tutti i pipistrelli sono ottimi predatori, ma i naturalisti hanno scoperto che in alcuni casi la loro abilità è frutto di insegnamento. I pipistrelli centramericani Trachops cirrhosus, per esempio, si cibano quasi esclusivamente di rane. L’unico modo che le loro prede avrebbero per sopravvivere sarebbe stare zitte visto che dalle loro voci i piccoli mammiferi volanti capiscono quali prede siano più appetibili. Un tipo di gracidare indica un lauto pranzo, un altro invece “dice” che la rana è velenosa. Ma la capacità di distinguere il tipo di canto si apprende e il Trachops cirrhosus, che va a caccia di rane durante la notte nelle foreste di Panama, impara a riconoscere il verso e capisce se si tratta di una preda commestibile o meno osservando gli altri pipistrelli della colonia.

Per cantare... servono i fratelli. Un po’ come i bambini che ascoltano i suoni emessi dai genitori per imparare a parlare, anche i diamanti mandarini, uccelli canori nativi dell’Australia, fanno pratica imitando i canti emessi dai fratelli.
Solo gli esseri umani, alcune specie di uccelli, delfini e balene apprendono i suoni attraverso un processo di ascolto, imitazione e pratica. Alcuni piccoli di diamanti mandarini si concentrano sul migliorare singole componenti del canto, le “sillabe”, altri si esercitano su schemi più lunghi chiamati “motivi”. La scelta della strategia di apprendimento dipende da quello che fanno i fratelli. E col tempo tutti riescono a eseguire lo stesso canto.

Bicchieri, posate e perfino... “parole”. Oranghi e scimpanzé, i “parenti” più stretti dell’uomo, possono imparare a usare strumenti (qui una foglia per bere) dai loro simili e perfino dagli esseri umani. Di più: possono apprendere linguaggi simbolici complessi e insegnarli ai loro piccoli. Lo hanno dimostrato i ricercatori studiando una femmina di scimpanzé bonobo. Senza aver mai insegnato nulla al piccolo della loro “allieva” si resero conto che anche il cucciolo aveva appreso qualche simbolo. Poteva averglielo insegnato solo la madre.

Parlo, ma solo nel mio dialetto. Vocalizzi e fischi sono alla base del modo di comunicare delle orche. Il loro “parlare” è talmente sofisticato che all’interno di ogni gruppo familiare esistono suoni specifici che vengono considerati dagli studiosi veri e propri dialetti. Il complesso linguaggio viene insegnato e i piccoli ben seguiti dalla madre e dagli adulti del Pod (questo il nome che gli scienziati danno a ogni piccola comunità) apprendono per imitazione.

Una breve immersione le è valsa una bella conchiglia che però non riesce ad aprire. La valve sono sigillate e addio pasto: bisogna trovare una maniera per romperle e tirare fuori il mollusco.
Ecco un sasso che potrebbe fare al caso suo. Si gira a pancia all’aria, appoggia il sasso sul petto e con la conchiglia stretta nella zampa sferra l’attacco facendo andare in frantumi il guscio. La lontra marina (Enhydra lutris) è riuscita nel suo intento e ora può assaporare il mollusco. Questo comportamento, nato chissà quando per la necessità di sfruttare appieno le risorse alimentari, è diventato comune a tutte le lontre di mare.

Gli insegnamenti della mamma. Il rapporto tra la mamma e i gattini nelle prime quattro settimane di vita è fondamentale. Oltre a insegnare ai cuccioli le strategie migliori per cacciare le prede, come per esempio mangiare i topi cominciando dalla coda per non farsi soffocare dal “boccone” (vedi immagini seguenti), la presenza di mamma gatta è essenziale per lo sviluppo emotivo dei piccoli (i gatti orfani o tolti troppo presto alla mamma sono spesso eccessivamente timidi o aggressivi).
Grazie alla mamma tutti i gatti possono diventare cacciatori formidabili, ma in mancanza dell’insegnamento materno difficilmente un felino domestico sarà un buon predatore. Anche i fratelli sono importanti nelle fasi di apprendimento e crescita: giocando e facendo esperienza insieme ai mici della cucciolata il gatto impara a controllare la forza di morsi e graffi.

La sequenza della caccia del gatto. 1. Cerca di prendere il topino

La sequenza della caccia del gatto. 2. Il morso

La sequenza della caccia del gatto. 3. La fine del topo

La sequenza della caccia del gatto. 4. Inizia il pasto

La sequenza della caccia del gatto. 5. Si mangia dalla coda, per evitare di rimanere soffocati.

A pesca, con la mascherina protettiva. L’uso che i delfini della Shark Bay, in Australia, fanno delle spugne è diventata una cultura, ed è quasi completamente al femminile. Viene infatti tramandata di madre in figlia. La tecnica consiste nell’utilizzo di una spugna (Echinodictyum mesenterinum) infilata sul muso come un cappuccio durante la ricerca del cibo.
Secondo i ricercatori che hanno osservato questo comportamento qualche anno fa, la spugna serve a proteggere la pelle del rostro dai detriti sabbiosi mentre i delfini sondano il terreno. Oltre a essere l’unico caso di uso di strumenti mai studiato nei delfini, è un altro esempio di trasmissione per apprendimento. Per saperne di più