Trovato un altro pesticida nemico delle api

Oltre ai famigerati neonicotinoidi, si è scoperto molti pesticidi alterano il comportamento degli insetti anche a dosi molto basse.

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Un'ape mellifera al lavoro. I pesticidi e gli agrofarmaci influenzano il comportamento di questi insetti anche a dosi molto basse. | wenjihel, Flickr

Gli insetticidi sono considerati indispensabili per la protezione della maggior parte delle colture industriali. Ma, come altri prodotti umani, hanno effetti collaterali: in particolare, insieme a quelli nocivi, distruggono anche insetti benefici, per esempio quelli che impollinano le colture stesse.

 

Api, mosche, bombi e farfalle sono pesantemente colpiti dai cosiddetti agrofarmaci. Le api in particolare, fondamentali per coltivazioni come quelle degli alberi da frutto, sono particolarmente esposte; della moria delle api sono stati accusati i neonicotinoidi, che sono insetticidi sistemici, presenti cioè per tutta la vita della pianta coltivata.

 

Le api sentono gli odori tramite recettori (sensilli) posti sulle antenne: la loro memoria crea una mappa della posizione dei singoli fiori. | Louise Docker/Flickr

Microveleni. Uno studio neozelandese coordinato da Elodie Urlacher dell’università di Otago, accusa ora un altro prodotto, il chlorpyrifos, di essere nocivo alle api anche a dosi subletali, che cioè non uccidono direttamente gli insetti.

 

In particolare dosi che vanno da 35 a 286 picogrammi per ape (il picogrammo è un milionesimo di milionesimo di grammo) incidono significativamente sulla sua memoria.

 

Per contribuire alla vita della colonia, l’insetto deve avere nel cervello una mappa aggiornata e precisa dei fiori che ha già visitato e di quelli che deve ancora controllare alla ricerca del nettare. Dosi anche più basse di chlorpyrifos rallentano l’apprendimento e riducono la specificità dei ricordi.

 

Dappertutto. Anche se il prodotto è stato, per esempio, messo al bando negli Stati Uniti per l’utilizzo in casa e nei giardini, e per altri usi si dovrebbero seguire precise linee guida, lo studio ha trovato che il 17% dei siti, e il 12% delle colonie, contengono residui di questo pesticida. Secondo Urlacher, «le ricerche chiariscono che è necessario tenere in conto che non sono solo le dosi letali ad avere così pesanti conseguenze sulle api».

 

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8 marzo 2016 | Marco Ferrari