Animali

Come cambia la vita degli animali di una certa età

Scimpanzé, orche, elefanti. Ma anche cani, gatti, conigli: che cosa accade ad alcune specie quando raggiungono la loro "terza età".

Sono il punto di riferimento della famiglia, aiutano le loro figlie nel crescere i nipoti e fanno sì che ci sia da mangiare in abbondanza per tutti: stiamo parlando delle orche, uno dei casi in natura in cui gli individui più anziani sono figure chiave. Ma che ruolo hanno gli animali arrivati alla loro "terza età", nelle specie sociali? Come cambia la loro vita? E che cosa succede a quelli che vivono in casa con noi?

le supernonne orche. Cominciamo appunto dalle orche, che passano la vita in gruppi familiari, in cui restano femmine e maschi. Vari studi hanno confermato il ruolo delle femmine anziane: Lauren Brent della University of Exeter (UK) ha visto per esempio che sono loro a guidare la famiglia in cerca di salmoni, soprattutto quando è più difficile trovarli.

«Conoscono le zone ricche di cibo e sanno come muoversi nel mare», conferma Federica Pirrone, etologa del Dipartimento di medicina veterinaria dell'Università degli Studi di Milano. E non abbiamo parlato di nonne a caso. Le orche condividono con umani e pochi cetacei una caratteristica rara: le femmine vanno in menopausa. «In altri animali la fertilità può calare con l'età, ma non c'è un'interruzione», spiega Pirrone. Per esempio, l'uccello selvatico più anziano oggi noto è una femmina di albatro di Laysan (Phoebastria immutabilis), che vive alle Hawaii: ad almeno 70 anni, ha avuto un altro pulcino.

Le orche possono vivere oltre 90 anni, ma smettono di riprodursi a circa 40. Per loro, come per noi, varrebbe la cosiddetta "ipotesi della nonna". «Piuttosto che trasmettere direttamente i propri geni ai figli, sarebbe più vantaggioso occuparsi dei nipoti, che comunque portano i loro geni», dice Pirrone. Uno studio della University of York (UK) ha confermato che, se muore la nonna, i piccoli di orca hanno meno probabilità di sopravvivere.

l'Elefantessa matriarca. Torniamo però a terra per incontrare altre grandi anziane: le elefantesse. Gli elefanti africani vivono in unità familiari matrilineari formate da più femmine con i piccoli e guidate dalla più anziana: la matriarca (le elefantesse vivono in media 70 anni; dopo i 55 la loro attività riproduttiva cala, pur non cessando). «La matriarca prende decisioni cruciali per il gruppo, per esempio negli spostamenti. E quelle con più esperienza si dimostrano leader migliori: si è visto per esempio che nei gruppi guidati dalle femmine più anziane i piccoli sopravvivono di più nei periodi di siccità.

Ciò può essere dovuto alla conoscenza ecologica accumulata in decenni di vita, combinata con un'ottima memoria spaziale e a lungo termine: le femmine anziane possono ricordare molte informazioni sulle risorse sparse in un ampio territorio», spiega Connie Allen, della University of Exeter (Uk). Per esempio, Karen McComb (University of Sussex, UK) ha visto che le leader più anziane hanno più esperienza nel valutare le minacce. McComb ha diffuso con altoparlanti i ruggiti di leonesse, di leoni maschi (più pericolosi per gli elefantini) e di più individui: più la matriarca era anziana, oltre i 60 anni di età, più reagiva al ruggito anche di un solo leone maschio, facendo compattare la famiglia. «Gli elefanti maschi invece lasciano la famiglia tra i 10 e i 20 anni e si uniscono in gruppi fluidi, spesso con altri della stessa età», dice Allen.

E i più maturi? «Possono passare molto tempo da soli, ma li si osserva pure in compagnia. I maschi più anziani e grandi hanno un maggiore successo riproduttivo: le femmine preferiscono quelli di 40 e 50 anni». Un recente studio di Allen, nel Parco nazionale Makgadikgadi Pansin Botswana, ha dimostrato però che anche i maschi anziani hanno un ruolo guida per i giovani. «Abbiamo visto che gli adolescenti tendono a spostarsi in gruppo: per loro - più vulnerabili e con meno esperienza dell'ambiente - viaggiare soli è un rischio. E i maschi più anziani sono alla guida dei gruppi, cioè vengono seguiti dai giovani: hanno una maggiore esperienza e conoscenza, per esempio dei percorsi che portano a cibo e acqua.» Il sapere dato dall'età è spesso utile. «Nei branchi di cavalli in natura, la femmina più anziana è per esempio quella che guida gli spostamenti», aggiunge Pirrone.

Scimpanzé e homo sapiens. È il momento però di passare ai nostri cugini più prossimi, gli scimpanzé. «In natura vivono oltre i 50-60 anni: li consideriamo "anziani" dopo i 35. I maschi tendono a raggiungere il loro massimo rango nel gruppo tra i 20 e i 35 anni, poi è improbabile che un maschio "alfa" resti tale (viene sfidato dai maschi più giovani), anche se alcuni anziani mantengono ruoli medio-alti. Nella gerarchia delle femmine, invece, le più anziane hanno un rango più alto», spiega Zarin Machanda, della Tufts University (Usa), che ha pubblicato su Science uno studio basato su anni di osservazioni di 21 scimpanzé maschi dai 15 ai 58 anni. E ha trovato paralleli curiosi con noi Homo sapiens.

Gli scimpanzé senior cercano di stare con pochi buoni amici. «Abbiamo scoperto che ci sono similitudini con gli umani, nel comportamento sociale, con l'invecchiamento. Primo, gli scimpanzé maschi diventano meno aggressivi. Poi cercano di avere più legami significativi: hanno più amicizie reciproche, cioè con individui che ricambiano l'atteggiamento amichevole», spiega Machanda. I più giovani cercano invece di farsi molte amicizie, anche non ricambiate: per esempio vanno a sedersi vicini a un altro individuo (stare spesso vicini è un segno di amicizia, così come farsi grooming, cioè pulirsi), anche se l'altro non fa lo stesso.

Cani, gatti, conigli. Finora abbiamo parlato del ruolo degli anziani in alcuni animali sociali. Ma che cosa succede a quelli che vivono con noi, ai nostri cani e gatti? «Hanno una fase di senescenza (termine più corretto di invecchiamento) caratterizzata da minore vitalità e maggiore vulnerabilità. In natura è un momento non facile: molti animali anziani corrono maggiori rischi di essere predati e di non riuscire più a cacciare», spiega Federica Pirrone. Per gli animali curati e nutriti da noi è diverso. «I cani vivono in media 13 anni: i più grandi sono considerati "senior" da 6/8 anni e "geriatrici" (anziani) dai 9, quelli di taglia piccola rispettivamente dai 7-10 e dagli 11 anni. I gatti arrivano a circa 20 anni: sono considerati senior tra 11 e 14 anni e anziani oltre i 15. Altre specie domestiche? I cavalli, con aspettativa di vita di 30 anni, sono anziani dai 20. I conigli vivono tra i 6 e i 12 anni: la soglia dell'anzianità è dai 5 anni».

Nei cani e gatti anziani assistiamo dunque all'arrivo di acciacchi e cambi nel comportamento. «Ci possono essere variazioni del ritmo del sonno; un calo della memoria spaziale, per cui riescono a orientarsi di meno; un disorientamento anche in ambienti noti; la diminuzione delle funzioni cognitive, coinvolte nella risoluzione dei problemi e nell'attenzione; la perdita di nozioni apprese, per cui magari i cani iniziano a fare i bisogni in casa.

Gli animali anziani inoltre sopportano meno gli ambienti rumorosi e affollati e ne stanno lontani. Il cane tende a riposarsi vicino al padrone, cosa che lo rassicura. Si è visto che i cani restano attenti agli stimoli positivi, ma tendono a "disinteressarsi" a quelli negativi: un modo per evitare l'esposizione agli stress», afferma Pirrone. L'etologa, ora, sta per esempio conducendo uno studio sui gatti anziani. «Vogliamo capire se nel gatto si sviluppa un'infiammazione cronica, che può essere alla base dell'indebolimento del sistema immunitario, e capire se influenza il decadimento cognitivo e il comportamento.»

Inoltre ci sono problemi fisici come l'artrosi, che dà dolore e difficoltà di movimento. «Poi calano udito, vista, olfatto: il gatto per esempio usa molto l'olfatto per cercare e scegliere il cibo, e se non sente gli odori ci sembra che diventi "capriccioso" nel mangiare», dice Pirrone. Anche agli animali possono poi venire i peli bianchi. «I cani si ingrigiscono soprattutto sul muso. Il manto dei cavalli sbiadisce in alcuni punti, e così quello dei conigli. Il gatto anziano invece si pulisce di meno e ciò rende il suo pelo meno bello e lucido», conclude l'etologa.

coccodrilli e testuggini. Ma non tutti gli animali invecchiano in questo modo. «Questo è quello che è familiare, ma ci sono tre modelli di invecchiamento. Il primo è appunto quello di noi umani e di altri mammiferi: c'è un deterioramento fisiologico, ciò che chiamiamo senescenza, e la mortalità aumenta con l'età. Lo sappiamo bene: a 20 anni la probabilità di morire nell'anno successivo è ben più bassa che a 90», spiega Owen Jones, dell'Università della Danimarca del Sud. Ma non per tutti è così. Ci sono infatti specie che non mostrano riduzioni funzionali con l'età o che addirittura diventano più resistenti. «C'è un modello di invecchiamento in cui la probabilità di morire diminuisce con l'età. Accade nelle specie in cui l'individuo continua a crescere e diventa quindi sempre meno vulnerabile, come alcuni pesci marini, coccodrilli e testuggini.

Ma c'è anche un modello intermedio, in cui la probabilità di morire resta costante: significa che il rischio di morire (che comunque c'è sempre, per predazione o malattia) è uguale per giovani e vecchi», conclude Jones. «Ci sono vari esempi, come l'Hydra vulgaris e l'Heterocephalus glaber», rispettivamente il polipo d'acqua dolce e l'eterocefalo glabro. Quest'ultimo, una sorta di talpa senza pelo per noi non proprio bellissimo, è il roditore che vive di più (oltre 30 anni) e gli scienziati stanno studiando i segreti della sua longevità e della "mancanza di deterioramento": decisamente, si prende la rivincita sui mammiferi più carini.

Tratto da La terza età degli animali, di Giovanna Camardo, pubblicato su Focus 345 (luglio 2021). Leggi anche il nuovo Focus in edicola!

21 novembre 2021 Giovanna Camardo
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