Telecamere nei corni per proteggere i rinoceronti

Una spy-cam attiva giorno e notte e nascosta proprio dentro all'obiettivo dei bracconieri: è la nuova frontiera della lotta ai cacciatori di frodo.

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Un rinoceronte nero (Diceros bicornis).|Robert Haidinger / Anzenberger/contrasto

Un occhio attento e nascosto allo sguardo vigila sulla salute degli ultimi rinoceronti africani, sopravvissuti alle mattanze dei bracconieri. È quello delle microcamere spia progettate da Paul O'Donoghue, scienziato dell'Università di Chester impegnato da 15 anni negli ambiti della conservazione degli animali africani. 

 

O'Donoghue ha ideato un antifurto da nascondere nel tesoro più ricercato dai contrabbandieri: il corno dei rinoceronti africani, il cui eccidio sembra non avere fine. Ogni sei ore, ne viene macellato uno.

Allerta costante. Il Protect RAPID (Real-time Anti Poaching Intelligence Device) è un sistema composto da una videocamera inserita nel corno dell'animale - nel quale viene praticato un piccolo foro, un'operazione del tutto indolore per il rinoceronte - un collare gps collegato a un satellite, e un dispositivo per il monitoraggio cardiaco, attivi 24 ore su 24.

 

Subito sul posto. Se il rinoceronte viene attaccato, il tracker del battito cardiaco segnala una situazione di stress ai ranger, che riescono a localizzare l'esatta posizione dell'animale e a raggiungerlo in elicottero nel giro di pochi minuti, prima che i bracconieri abbiano il tempo di uccidere l'animale e sottrarne il corno, per poi darsi alla macchia.

 

Spycam nel corno.

 

Il volto del killer. Intanto, la videocamera nel corno filma tutto, e ottiene prove documentali da esibire in tribunale o sfruttare per l'identificazione dei criminali. Benché dal 2007 il bracconaggio di corni di rinoceronte sia aumentato, soltanto in Sudafrica, del 9.300%, spesso i cacciatori di frodo riescono a fuggire impuniti, sfruttando le falle della sorveglianza dei ranger, costretti a monitorare territori molto vasti.

 

un aiuto dai droni. Ecco perché per contrastare questi traffici e fermare la strage della fauna selvatica è necessario ricorrere sempre più spesso alla tecnologia. Qui sotto, vedete un esempio di come anche i droni possano essere sfruttati per sorvegliare dall'alto vaste aree protette. Questo in particolare è stato adottato da Leo Africa, un programma di protezione di leoni e rinoceronti neri attivo soprattutto in Sudafrica.

 

 

21 Luglio 2015 | Elisabetta Intini