Gli artisti del cielo

Il cielo come tavolozza per disegnare incredibili figure astratte in continuo movimento: sono gli storni con le loro evoluzioni sincronizzate gli artefici di questo spettacolo mozzafiato. Volando in gruppi composti da migliaia di uccelli, come veri artisti plasmano a loro piacimento il cielo al tramonto.

È il crepuscolo nella città di Netivot, nel sud di Israele, l'ora preferita dagli storni (Sturnus vulgaris) per le loro spettacolari scenografie. Dopo una giornata di scorribande in campagna in cerca di cibo rientrano ai loro ripari in città nei piani alti degli edifici o sugli alberi dei viali cittadini.
Questi "pendolari con le ali" sono uccelli molto adattabili che vivono in circa un terzo delle terre emerse, nutrendosi di quello che trovano e trascorrendo buona parte della loro vita insieme ai  numerosi compagni, con i quali condivide i voli di spostamento, la ricerca di cibo e il riposo nei dormitori notturni.

Pennuti in passerella: guarda il Vogue dei volatili.

Un immenso stormo formato da migliaia di storni prende il volo, disegnando spettacolari forme astratte. Un'onda danzante che in perfetta sintonia si avvolge su se stessa per poi ridistendersi, in un movimento continuo, fluido e ammaliante.
Ma come fanno centinaia o addirittura migliaia di storni a coordinarsi tutti insieme per dar vita a questi spettacoli affascinanti? Questa domanda da tempo suscita l'interesse del mondo scientifico, dalla biologia alla statistica. Secondo studi effettuati dall'INFM (Istituto nazionale di fisica della materia) del Cnr, ciascun individuo imita fedelmente il movimento di altri 6 esemplari, quelli a lui più vicini.
Alla stessa conclusione sono giunti alcuni ricercatori dell'Università La Sapienza di Roma, scoprendo che il movimento di ogni storno influisce su quello di 6 o 7 uccelli vicini, trasmettendo l'effetto all'intero stormo quasi all'istante.

Lo scopo di queste evoluzioni è quello di intimidire e disorientare i loro predatori, puntando sulla forza del numero e sul gioco di luci e ombre dei continui cambi di movimento.

Sono onnivori, gregari, intelligenti ed estremamente adattabili. Amanti delle campagne e delle zone umide dove trovano abbondanti quantità di cibo, da alcuni decenni tuttavia a canneti e boschi sembrano preferire i dormitori localizzati nelle aree urbane. Ma per quale motivo gli storni hanno trasferito la loro "camera da letto" nelle città di mezzo mondo, Italia compresa?  Questo cambiamento di abitudini è legato essenzialmente alle condizioni climatiche più favorevoli della città rispetto al bosco (temperatura più elevata, minore umidità, vento meno forte, ecc.) che permettono agli storni di consumare meno energia per mantenere costante la temperatura corporea.
Inoltre, la città garantisce maggiori condizioni di sicurezza per la minore presenza di predatori naturali come i falchi, i barbagianni, i gufi e gli allocchi, oltre all'assenza dei cacciatori.

In volo con i rapaci più veloci del mondo.

Anche se ammirare un gruppo di storni in volo è uno spettacolo indimenticabile, altrettanto non può dirsi del trovarseli come vicini di casa. Il problema principale della loro presenza in città, soprattutto nelle aree molto frequentate, è la grande quantità di guano prodotta da questi chiassosi pennuti durante la sosta nei loro dormitori. I disagi infatti sono provocati proprio dall'accumulo di escrementi e piume su marciapiedi, insegne, veicoli, monumenti e, ovviamente, sui malcapitati passanti.
Sono molte le città italiane che hanno lanciato l'allarme-storni, attuando una serie di espedienti per l'allontanamento degli uccelli allo scopo di risolvere i numerosi problemi acustici, di igiene e di sicurezza legati alla loro presenza in città.
Dalla diffusione del "grido d'angoscia" alla potatura strategica delle chiome degli alberi fino all'installazione di nidi per rapaci - loro predatori - le associazioni animaliste hanno messo a punto diverse strategie non cruente per favorire lo spostamento dei loro dormitori in aree meno problematiche.

A proposito di escrementi, sai perchè si dice che pestare la cacca porti fortuna?

Soprattutto nella stagione invernale, gli storni sono molto sociali e, come altri animali che vivono in gruppo, hanno sviluppato un insieme di segnali con precisi significati: versi, grida e posizioni del corpo che rappresentano un vero e proprio linguaggio. Questi piccoli uccelli chiassoni sono talmente chiacchieroni da trasformare i dormitori in veri e propri "salotti", una sorta di ufficio informazioni in cui raccontare dove trovare cibo o predatori pericolosi.
E, come se non bastasse, hanno sviluppato una grande capacità di ripetere i suoni che sentono, come il miagolio di un gatto o il cra-cra della rana, fino a riprodurre addirittura suoni umani.

Nel cervello di un uccellino per scoprirne i meccanismi che regolano il canto.

Il digitale ha permesso di tradurre il linguaggio delle galline.

Quando si vive in gruppo, segnalare la presenza di pericoli diventa fondamentale non solo per la propria sopravvivenza, ma per quella di tutti. Per questo motivo, non appena uno storno si accorge di un pericolo imminente avvisa subito gli altri membri del gruppo lanciando un grido d'allarme inconfondibile. Messi in allerta da questo segnale, i compagni reagiscono allontanandosi immediatamente per mettersi al riparo da eventuali aggressioni, cercando un altro luogo tranquillo dove trascorrere la notte.
E proprio riproducendo con altoparlandi e microfoni queste grida d'angoscia, alcune città hanno risolto il problema dell'allontanamento degli storni dalle aree critiche, riducendo così non soltanto gli inconvenienti acustici e igienici, ma anche i possibili problemi sanitari per l'uomo e gli altri animali domestici.

Non solo grida e cinguettii: ascolta il manachino delizioso, l'uccello che canta con le ali.

Un bel dilemma: si parla tanto delle spettacolari migrazioni degli storni, ma poi nelle nostre città li troviamo sia in estate che in pieno inverno. In realtà questi uccelli non possono essere definiti dei veri migratori ma nemmeno stanziali, almeno in Italia. Mentre alcune popolazioni svernano nelle città del Meridione per poi tornare al Nord in primavera, altre rimangono stanziali tutto l'anno sia al Centro Sud che in alcune città del Veneto e della Lombardia.
Guarda uno splendido video degli storni (da smartphone clicca qui):

Oltre che per i disagi provocati nelle aree urbane, lo storno è spesso considerato un uccello nocivo anche per le campagne. Ma mentre i problemi di convivenza nelle città sono legati principalmente ai dormitori, nelle aree rurali sono le loro abitudini alimentari gli imputati principali.
L'alimentazione onnivora coinvolge infatti diverse colture e alberi da frutto, come uva, ciliegie, olive, fichi, grano, orzo, mais, sorgo, miglio, ecc. anche se il loro impatto a livello globale risulta minimo. Inoltre, la loro presenza produce anche effetti benefici dovuti al grande consumo di insetti e invertebrati. Tuttavia danni più pesanti su vigneti e frutteti possono essere causati in alcune zone dai gruppi di passaggio durante le migrazioni stagionali.



Altro che uova d'oro: quelle dello storno sono azzurre. Due volte all'anno, per circa due settimane, maschio e femmina covano le uova deposte, solitamente da 4 a 9. Sono entrambi genitori premurosi: insieme si occupano di nutrire i piccoli per una ventina di giorni dalla nascita, dopodiché lasceranno il nido per seguire mamma e papà nelle loro evoluzioni aeree.
Ma dove nascono i piccoli? Il nido viene costruito all'interno di cavità, ma negli ultimi tempi al posto di quelle offerte da Madre Natura gli storni sembrano preferire quelle cittadine, come fori nelle pareti, coppi, coperture ondulate di capannoni, cavità delle serrande avvolgibili e qualsiasi altra apertura in cui riescano a infilarsi.

Gli storni non sono gli unici a fare nidi "alternativi": guarda queste rondini dove hanno scelto di crescere i propri pulcini.

Agli occhi di osservatori poco attenti, lo storno può essere confuso con il merlo, con il quale condivide gli stessi habitat cittadini. Ma basta poco per non sbagliare: innanzitutto lo storno ha un piumaggio nero con riflessi metallici bronzei e verdastri che subito dopo la muta appare maculato di chiaro, mentre il merlo è completamente nero (maschio) o marrone scuro (femmina). Inoltre, con uno sguardo più approfondito si può notare che ali e coda sono più corte e a terra ha una traiettoria rettilinea, mentre il merlo avanza a balzelli.

I merli, come gli storni, riescono a scoprire le prede sottoterra: scopri qui come fanno.

Stoni nei cieli dell'Inghilterra.

Stoni nei cieli dell'Inghilterra.

All'inseguimento di un aereo? No, è solo un effetto della prospettiva.

All'inseguimento di un aereo? No, è solo un effetto della prospettiva.

Belli da vedere in cielo, ma una volta sugli alberi gli storni non si fanno riguardi a fare i loro bisogni. Con buona pace di chi posteggia sotto, come avviene regolarmente a Roma, sul Lungotevere, dove è stata scattata questa foto.

È il crepuscolo nella città di Netivot, nel sud di Israele, l'ora preferita dagli storni (Sturnus vulgaris) per le loro spettacolari scenografie. Dopo una giornata di scorribande in campagna in cerca di cibo rientrano ai loro ripari in città nei piani alti degli edifici o sugli alberi dei viali cittadini.
Questi "pendolari con le ali" sono uccelli molto adattabili che vivono in circa un terzo delle terre emerse, nutrendosi di quello che trovano e trascorrendo buona parte della loro vita insieme ai  numerosi compagni, con i quali condivide i voli di spostamento, la ricerca di cibo e il riposo nei dormitori notturni.

Pennuti in passerella: guarda il Vogue dei volatili.