Gli attacchi di squali sono in aumento?

Qualcuno potrebbe pensarlo, dato il clamore mediatico che suscitano i loro attacchi (come quello subito dal surfista Mick Fanning). Ma i dati raccontano una verità diversa.

Le immagini della brutta avventura di Mick Fanning, il surfista australiano 34enne sopravvissuto all'attacco di due squali a Jeffreys Bay, in Sudafrica, hanno fatto il giro del mondo.

 

Fanning si trovava in acqua per la settima tappa della World Surf League quando uno dei pesci, probabilmente uno squalo bianco, ha azzannato il leash, ossia il laccio che lega la caviglia del surfista alla tavola.

 

«Ho sentito qualcosa dietro di me e all'improvviso mi sono sentito trascinare sott'acqua - ha detto il tre volte campione del mondo - non riuscivo a crederci, ero letteralmente "fuori di testa" e ho iniziato a scalciare». La reazione aggressiva di Fanning e i tempestivi soccorsi degli organizzatori gli hanno salvato la vita: il surfista è uscito dall'acqua senza danni.

 

Un mito da sfatare. Ma intanto la domanda serpeggia in Rete: gli attacchi di squali sono aumentati negli ultimi anni? No, e le aggressioni di squali sono circa 75 all'anno (e fanno una decina di vittime). Abbiamo più chances - si fa per dire - di morire colpiti da un fulmine o per una puntura d'ape. Ad aumentare è stato, piuttosto, il numero di bagnanti. E naturalmente la condivisione social di foto e video.

 

Più gente in acqua. Sal Jorgensen, un esperto di grandi squali bianchi del Monterey Bay Aquarium, in California, ha analizzato i dati relativi agli attacchi di questi animali dal 1950 al 2013, lungo la costa californiana. In queste sei decadi ci sono stati in tutto 86 attacchi, aumentati dagli 0,9 agli 1,5 all'anno. Ma nello stesso periodo, il numero di bagnanti è passato dai 53 ai 165 milioni: un incremento del 211%!

 

Meno rischi. Gli attacchi degli squali saranno anche lievemente aumentati (per i tentativi di conservazione, o per la maggiore abbondanza delle loro prede come foche e leoni marini), ma le probabilità di subirne uno - almeno nelle acque californiane - sono scese del 91% negli ultimi 63 anni.

 

Qualche accortezza. E anche se in Italia non corriamo grossi rischi, chi dovesse quest'estate avventurarsi in acque "infestate" può tenere presente alcuni accorgimenti: nuotare in gruppo e non isolarsi; evitare di indossare catenine o braccialetti (riflettono la luce e ricordano agli squali le squame dei pesci); evitare di immergersi in acque battute da pescatori o smosse da una tempesta. E soprattutto: non entrare in acqua se si sta sanguinando!

 

21 luglio 2015 | Elisabetta Intini