Scherzi dell'evoluzione: le più strane creature animali

Per alcune specie animali sembra che Madre Natura si sia distratta, aggiungendo inutili appendici e dimenticando pezzi, lasciando così alle sue creature un aspetto davvero bizzarro. Ecco 10 straordinari esempi di estro evolutivo (e non perderti il test sulle stranezze animali).

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Osservata per la prima volta nel 2003, la rana viola (Nasikabatrachus sahyadrensis) ha lasciato di stucco i ricercatori: il corpo esageratamente gonfio dell'anfibio originario dell'India sembra appena uscito da una lunga fase di lievitazione. Non si sa di preciso a cosa sia dovuta questa caratteristica: la rana viola, il cui muso termina in un'appuntita proboscide, è anche piuttosto rara. Finora se ne sono osservati 135 esemplari, dei quali solo tre femmine.

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La folta barba del cinghiale barbato (Sus barbatus), diffuso nel Sudest asiatico, gli darà anche un'aria da hipster, ma risulta forse un po' scomoda quando si infanga o si riempie di terra. La peluria parte dalle orecchie e arriva fino alla bocca: fortunatamente le narici del mammifero sono sistemate su una struttura mobile e a forma di disco che si protende verso l'esterno. Pertanto il senso dell'olfatto dell'animale è piuttosto ben sviluppato.

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Non è un travestimento pensato per Halloween: il pesce prete (Uranoscopus sulphureus) mantiene questa faccia da zombie per l'intera esistenza. Fortunatamente attende le sue prede quasi completamente sepolto nei fondali sabbiosi dell'Indopacifico, da dove sporgono soltanto occhi e denti aguzzi.

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La faccia tonda e sorridente, il "naso" schiacciato e un ciuffetto spettinato di tentacoli in testa: il calamaro maialino (Helicocranchia pfefferi) è uno dei più azzeccati esempi della fantasia di Madre Natura. Una striscia di pigmenti colorati disegna un sorriso sul corpo, grande come un'arancia, della creatura acquatica, che con la sua faccia disneyana si aggira per le profondità oceaniche facendosi luce grazie a organi bioluminescenti, posti proprio dietro agli occhi.

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Qualcuno potrebbe insinuare che, durante il processo evolutivo della loro specie, i pipistrelli Hipposideros vittatus siano caduti a terra, e che il loro naso sia rimasto schiacciato. L'animale, diffuso nell'Africa subsahariana, è comunque un campione di ecolocazione ed emette ultrasuoni che usa per scovare i coleotteri di cui è ghiotto, che cattura direttamente in volo.

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Le zanne del babirussa (Babyrousa babyrussa), un parente dei cinghiali endemico di alcune isole della Sonda (Malesia) interrogano i biologi per la loro inutilità: particolarmente fragili, e oltretutto rivolti all'indietro, questi canini eccessivamente sviluppati possono arrivare a incurvarsi tanto da forare il cranio dell'animale e mettere a rischio la sua incolumità. Sono probabilmente uno scomodo residuo delle origini primitive del suinide.

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Non è uno scherzo: questo pesce sembra davvero aver esagerato col rossetto. Il pesce pipistrello dalle labbra rosse (Ogcocephalus darwini) si incontra prevalentemente sui fondali delle isole Galapagos, a circa 30 metri di profondità. Non è un grande nuotatore e usa le pinne pettorali per spostarsi, quasi camminando, sui fondali marini. Attira i piccoli crostacei di cui si nutre grazie a un'esca posta sul capo.

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Una lunga proboscide con cui fiuta continuamente l'aria, e corte zampe munite di "dita": il tapiro, imparentato con i cavalli ma anche con i rinoceronti, è forse uno degli erbivori più strani, per le caratteristiche anatomico-estetiche che lo rendono simile a un fossile vivente. La sua dentatura è straordinariamente antica rispetto a quella di altri erbivori, come i cavalli. Anche le sue abitudini sono molto diverse da quelle dei suoi parenti più prossimi: si sposta molto spesso in acqua, immergendosi quasi completamente, ed è molto schivo. Se l'uomo è nei paraggi, esce dalle foreste del Centro America e del Sudest asiatico solo di notte.

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Nel caso del pesce luna (Mola mola) sembra che l'evoluzione si sia dimenticata di sviluppare la parte posteriore del corpo. Il bestione, lungo fino a 3 metri, pare avere il corpo composto solo dalla testa e dal torace, e terminante senza la tipica coda dei pesci: ha soltanto una pseudocoda, che serve da timone. E due grandi pinne, dorsale e anale, che usa come remi, per sposarsi in modo piuttosto goffo in mare aperto.

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Ad alcuni ricorda un bruco, ad altri sembra quasi un robot strisciante: ma molti, quando guardano il tardigrado (gen. Macrobiotus) al microscopio elettronico, pensano quasi a un minuscolo e simpatico orsacchiotto (non per altro gli inglesi lo chiamano "water bear", orso d'acqua). Questi buffi e primitivi invertebrati (fino a 1,5 millimetri di lunghezza) sono in realtà un capolavoro dell'evoluzione: basta un sottile strato d'acqua per farli sopravvivere in qualunque habitat, dalle profondità oceaniche alla cima dell'Himalaya, dall'Antartide ai continenti più caldi. Si nutrono per lo più di cellule vegetali.

Le zanne del babirussa (Babyrousa babyrussa), un parente dei cinghiali endemico di alcune isole della Sonda (Malesia) interrogano i biologi per la loro inutilità: particolarmente fragili, e oltretutto rivolti all'indietro, questi canini eccessivamente sviluppati possono arrivare a incurvarsi tanto da forare il cranio dell'animale e mettere a rischio la sua incolumità. Sono probabilmente uno scomodo residuo delle origini primitive del suinide.