La mia Africa

Anup Shah, è un fotografo kenyota che ha dedicato la sua vita a ritrarre gli animali selvaggi. Tenendosi lontano dalle piste battute dai foto safari commerciali Shah riesce a congelare in ogni scatto i tratti caratteristici di ogni specie: l'aggressività dei coccodrilli del Nilo, la ferocia delle iene o la costante paura che vive negli occhi delle zebre...

Lo chiamano il re della foresta... ma di regale, il maschio del leone, ha molto poco. Predatore alfa del suo ambiente, è il primo anello della catena alimentare. Il suo unico nemico, a parte l’uomo, è il coccodrillo del Nilo (Crocodylus niloticus).
 Instancabile amatore, durante il calore una coppia di leoni può accoppiarsi da 20 a 40 volte al giorno trascurando anche l’alimentazione, non è certo un tipo romantico. Il pene del leone infatti, come quello di tutti i felini, è ricoperto di piccole appendici simili a spine che stimolano in modo molto doloroso la vagina della compagna.
Questa caratteristica da film horror è comune anche agli scimpanzè: secondo un recente studio dei ricercatori di Stanford queste propaggini di cheratina, la stessa sostanza di cui sono fatti i capelli e le unghie, servono a spazzare via gli spermatozoi degli altri maschi ed assicurare la discendenza.

Un giovane leone tenta di atterrare un cucciolo di elefante nella grande riserva naturale Masai Mara. Il gioco terminerà senza conseguenze.
I piccoli leoni vengono svezzati attorno ai 5-6 mesi di vita e saranno le madri a insegnare loro l’arte della caccia: una volta autonomi verranno abbandonati e dovranno imparare ad arrangiarsi da soli.

Gli elefanti, invece, imparano l'uno dall'altro. Lo dimostra un esperimento fatto in Kenya. Gli elefanti hanno riconosciuto i vestiti di due gruppi di persone che hanno verso di loro atteggiamenti diversi: quando vedevano quelli dei Masai, cacciatori, scappavano, mentre non lo facevano con quelli dei contadini. Tale comportamento era messo in atto anche da elefanti che non avevano mai subito un attacco.

Un coccodrillo del Nilo (Crocodylus niloticus) tende un agguato a uno gnu al guado. E il poveretto non farà una bella fine.
I lunghi denti aguzzi del coccodrillo infatti non gli consentono di masticare ma solo di mordere: per questo motivo il coccodrillo del Nilo per cibarsi strappa grandi brandelli di carne dalle sue prede e li inghiotte interi.
 In zone molto ricche di caccia, il coccodrillo del Nilo può raggiungere i 6 metri di lunghezza e i 1200 kg di peso.

.... figuriamoci mangiarla o farci nascere dentro la prole.
Uno scarabeo stercorario (Geotrupes stercorarius) spinge la sua pallina di cacca attrverso la savana. Sarà la sua riserva di cibo e l'incubatrice all'interno della quale deporrà le uova.
Il compito dello scarabeo stercorario è reso difficile dalle asperità del terreno: questo animaletto infatti, quando si trova di fronte a un ostacolo, non è in grado di aggirarlo ma solo di scavalcarlo spingendo con il suo prezioso carico con tutte le sue forze.

Lontani parenti delle balene e non dei maiali come erroneamente ritenuto fino a qualche tempo fa, gli ippopotami (Hippopotamus amphibius) possono arrivare a 4 metri di lunghezza per 3 tonnellate di peso.
 Nonostante le dimensioni sanno essere molto agili e veloci e in caso di attacco o fuga possono raggiungere la ragguardevole velocità di 30 km/h. Suscettibili e aggressivi, gli ippopotami non temono la lotta: la loro arma sono i canini lunghi fino a mezzo metro e pesanti anche 3 kg.
Quando spalanca la bocca non sempre sbadiglia: il ripiegare la testa all’indietro mostrando gola e denti è un gesto di minaccia nei confronti dei rivali.
Tra i comportamenti più curiosi di questo animale vi è la defecazione di sottomissione: gli esemplari di rango più basso spruzzano ben bene il muso del dominante con i loro escrementi spandendoli tutt'intorno con vigorosi colpi di coda laterali. E il dominante sembra apprezzare...

Un gruppo di leonesse attacca e atterra un ippopotamo nella riserva di Masai Mara, in Africa.  Questi pachidermi non fanno parte della dieta abituale del leone, ma la fame li può spingere ad aggredirli.
Un branco di leonesse ben affiatato può comunque attaccare e abbattere qualunque animale, indipendentemente dalla mole: nemmeno gli elefanti sono al sicuro in caso di incontro con un gruppo di grandi felini affamati.
Un leone, se il risultato della caccia lo consente, può mangiare fino a 30 kg di carne in un solo pasto. E poi domire pesantemente anche per 24 di fila per completare la digestione.

Un gruppo di zebre di Burchell (Equus quagga burchellii), nella riserva di Masai Mara, in Kenya. È la più rara tra le tutte le 6 specie di zebra esistenti e, insieme alla Zebra di Grèvy, è l’unica che assomiglia più a un cavallo che a un asino.
Secondo gli zoologi le strisce della zebra servirebbero a confondere le idee ai predatori, che vedendo un branco in fuga non riuscirebbero più a distinguere i singoli individui nella massa bianca e nera in fuga.

Prove di combattimento tra questi due giovani maschi di elefante africano (Loxodonta africana), il più grande animale terrestre esistente.
Per mantenersi in forma mangia ogni giorno fino a 300 kg di vegetali. E di conseguenza produce fino a 250 kg di escrementi (che però possono diventare preziosi...) I maschi più grandi possono arrivare a 3 metri altezza e 7 tonnellate di peso

Un raro esemplare di avvoltoio orecchiuto (Torgos tracheliotus) o avvoltoio nubiano. Come molti avvoltoi ha la testa nuda per non imbrattarsi con il sangue e i fluidi corporei delle carcasse con cui si ciba. §
È il più grande tra gli avvoltoi africani: può arrivare a 8 kg di peso per oltre 2,5 metri di apertura alare. Le sue dimensioni gli consentono di cacciare anche grandi animali, soprattutto cuccioli o individui malati.

Guarda le spettacolari foto di uccelli di Andrew Zuckerman

Un giovane mandrillo (Mandrillus sphinx) adulto ospite del Lope National Park, in Gabon. Sono animali dalla socialità molto spiccata che vivono in comunità molto numerose, anche di oltre 1000 individui. In caso di pericolo il capo branco difende le femmine e i cuccioli con grande coraggio e aggressività.
Secondo uno studio condotto nel 2009 da un team di ricercatori del Gabon in collaborazione con le Università di Durham, Cambridge e Montpellier, le femmine del mandrillo scelgono il partner con cui accoppiarsi... a naso. L’odore di questi primati sarebbe infatti determinato dai geni: annusando i maschi, le femmine riuscirebbero ad evitare quelli appartenenti al loro stesso gruppo famigliare, dando così vita a una prole più forte e sana.

E non perderti le più curiose foto di primati.

La tartaruga leopardo (Geochelone pardalis) è una delle più grossi specie di tartaruga terrestre esistente.
Gli esemplari più grandi possono arrivare a 60 centimetri di lunghezza e 40 kg di peso. Vive nelle zone secche della savana, fino a 2500 metri di altezza.

Una iena maculata o iena ridens (Crocuta crocuta), caccia un grifone dorsobianco africano dalla carcassa con cui sta pasteggiando.
Sebbene la schiena inclinata e gli arti anteriori molto più sviluppati dei posteriori conferiscano alla iena un'andatura goffa e sgraziata, questo animale è un vero atleta della savana: può correre per ore a velocità superiori ai 10 km/h con scatti che si avvicinano ai 50, può nuotare a lungo anche in acque aperte e sa camminare sul fondo di uno stagno trattenendo il fiato.
Spazzina eccezionale, insieme alle sue compagne non esita ad affrontare leoni e altri grandi predatori per scacciarli dalla preda che hanno appena abbattuto e approfittare del loro lavoro.

La giraffa somala o giraffa reticolata (Giraffa camelopardalis reticulata) è una delle sottospecie di giraffa diffusa in Africa orientale. Deve il suo nome alla disposizione regolare delle macchie del suo mantello, che sembrano formare un reticolo.
Questo animale dall'apparenza docile e mansueta è in realtà un combattente formidabile.
I maschi della giraffa si contendono le femmine in estro affrontandosi a colpi di... collo, con una tecnica chiamata "necking". I due pretendenti avvinghiano il collo l'uno all'altro e iniziano una violenta lotta che può avere esiti fatali.

Il rinoceronte bianco o rinoceronte camuso (Ceratotherium simum) è il più grande rappresentante della famiglia dei rinocerontidi.
Può raggiugere i 3 metri di lunghezza per due di altezza e quasi tre tonnellate di peso. I maschi più possenti arrivano a 5 metri (praticamente come una grossa auto famigliare) per oltre 4 tonnellate di peso.
Alla fine dell' '800 la caccia indiscriminata al suo corno (che può raggiungere i 170 centimetri di lunghezza), ne aveva ridotto la popolazione a meno di 30 esemplari. Solo le politiche di conservazione messe in atto nei decenni successivi hanno permesso a questo pachiderma di salvarsi.

Se si volesse sintetizzare la dieta abitudinaria dei giovani guerrieri Masai, popolo di pastori dell'Africa orientale, la si potrebbe descrivere in tre parole: carne, latte e sangue. Il sangue è ricavato dall'arteria giugulare dei buoi mediante salasso provocato da una freccia: l'animale dopo l'operazione si riprende in genere senza problemi. Il sangue viene consumato caldo oppure mescolato al latte.
Nel caso di sacrifici rituali, il guerriero mangia parti dello stomaco e i reni dell'animale appena ucciso.

Nella stagione secca i Baobab (gen. Adansonia) sono privi di foglie, ma questo fotografato nel Liwonde National Park, in Malawi, ha i rami adorni di una chioma preziosa. Il fotografo francese Arnaud Germain è riuscito a fotografare le scie luminose delle stelle disegnate intorno all'albero con una foto a lunga esposizione, un progetto che aveva in mente da 4 anni. Prima di realizzare lo scatto perfetto, Germain ha dovuto aspettare una notte senza una Luna visibile, trovare un angolo al riparo dai parassiti e, soprattutto, l'albero giusto. In effetti i Baobab si distinguono per imponenza: il loro tronco può raggiungere un diametro di 7 metri e contenere fino a 120 mila litri d'acqua - una scorta per i periodi di siccità che queste piante immagazzinano nel fusto.

Ancora oggi le strisce della zebra sono uno dei più inspiegabili misteri della natura. A cosa servono? Di quale vantaggio evolutivo hanno goduto gli animali che le avevano? Le risposte degli zoologi a questi interrogativi sono molte e diverse.
Secondo alcuni le strisce sono una forma di mimetismo per difendersi dai predatori: quando un branco di zebre fugge compatto, gli assalitori non sarebbero in grado di distinguere i singoli individui ma solo una massa rigata dai contorni indefiniti.(Zebre, leoni e altre meraviglie africane: vieni a scoprirle)
Altre teorie ipotizzano che l'alternanza di bianco e nero possa regolare l'assorbimento della luce del sole e quindi la temperatura del corpo, o che le strisce servano come "carta d'identità" per i singoli individui.(Non solo Zebre: alla scoperta del Madagascar)
Ma la teoria più innovativa è stata formulata nel 2009 da Jeffry Waage, un entomologo inglese, secondo il quale le strisce delle zebre sarebbero un repellente naturale contro le mosche tse-tse, responsabili della trasmissione della malattia del sonno. Questi pericolosi insetti sono muniti di occhi sfaccettati che non permettono loro di distinguere forme e prospettive: per la mosca tse-tse la zebra e le sue strisce sarebbero quindi praticamente indistinguibili dallo sfondo dell’immagine. Questa teoria sembra confermata dal fatto che le zebre, pur essendo l’unico animale della savana a non aver sviluppato l’immunità nei confronti della malattia del sonno, sono la specie meno colpita da questa patologia.

Lo chiamano il re della foresta... ma di regale, il maschio del leone, ha molto poco. Predatore alfa del suo ambiente, è il primo anello della catena alimentare. Il suo unico nemico, a parte l’uomo, è il coccodrillo del Nilo (Crocodylus niloticus).
 Instancabile amatore, durante il calore una coppia di leoni può accoppiarsi da 20 a 40 volte al giorno trascurando anche l’alimentazione, non è certo un tipo romantico. Il pene del leone infatti, come quello di tutti i felini, è ricoperto di piccole appendici simili a spine che stimolano in modo molto doloroso la vagina della compagna.
Questa caratteristica da film horror è comune anche agli scimpanzè: secondo un recente studio dei ricercatori di Stanford queste propaggini di cheratina, la stessa sostanza di cui sono fatti i capelli e le unghie, servono a spazzare via gli spermatozoi degli altri maschi ed assicurare la discendenza.