Animali

Faresti amicizia con un robot? I ratti, sì (se è simpatico)

L'interazione tra roditori in carne ed ossa e meccanici è stata testata in una serie di esperimenti. Gli animali arrivano persino a salvare le macchine, quando le vedono in difficoltà.

Alcuni interessanti indizi sulla socialità animale potrebbero arrivare da una delle entità meno socievoli che esistano: un robot autonomo vagamente simile a un ratto (o piuttosto a un mouse da pc) ha rivelato un lato altruista del carattere di una specie animale spesso coinvolta negli studi sulle neuroscienze. Per decidere con chi cooperare e chi è meglio ignorare, i ratti, come gli altri animali, si affidano ai segnali sociali. Ma fino a che punto questi indizi sono riconoscibili? Quanto conta la somiglianza con l'animale con cui si interagisce? Questa sensibilità si estende anche agli esseri non viventi?

Prove di convivenza. Laleh Quinn e i colleghi del Dipartimento di Scienze Cognitive dell'Università della California a San Diego hanno fatto interagire otto ratti adulti veri con due ratti robotici per quattro giorni. I roditori meccanici erano muniti di una telecamera infrarossa per monitorare i movimenti dei compagni di gabbia e rispondere in base ad alcune "linee guida" prestabilite. Un robot era stato programmato per agire in modo cordiale, seguire i ratti nelle loro scorribande, condividere i loro giochi e persino liberarli dal recinto. L'altro doveva fare la parte dell'asociale, spostandosi semplicemente avanti e indietro senza interagire con nessuno.

Tieni duro. Ti salvo io! © Laleh Quinn

Amico mio: scappa! A questo punto, i ricercatori hanno intrappolato i ratti robotici e dato a quelli in carne ed ossa la possibilità di liberarli premendo una leva. Nei 18 tentativi osservati, i ratti hanno preferito liberare il robot socievole nel 30% dei casi, e quello asociale soltanto nel 19%.

Quello con il "giocattolo" meccanico era stato dunque percepito come un legame reale, forse perché il robot aveva mostrato di seguire i comportamenti tipici dei topi, nonostante la scarsa somiglianza fisica con l'animale. I ratti hanno conoscono quindi la reciprocità diretta ("ti aiuto perché prima mi hai aiutato tu") che vale, sorprendentemente, anche con una scatola su ruote priva di orecchie e di coda.

Oltre al dato etologico in sé, la ricerca potrebbe fornire elementi utili per chi con i ratti studia comportamenti più complessi. Si potrebbe per esempio studiare come i ratti interessati da una condizione analoga all'autismo interagiscano con i ratti robotici.

8 dicembre 2018 Elisabetta Intini
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